Cronaca Maratona di Roma: la bellezza della sofferenza

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16.000 iscritti, 115 paesi rappresentati, 13.800 atleti arrivo, il 20% in più rispetto all’edizione 2015. Sono questi i numeri della 22esima Maratona di Roma del 10 aprile 2016, la più partecipata d’Italia e tra le prime dieci in Europa.

Ho avuto il privilegio di essere tra quei 16mila, e provo a condividere le mie emozioni, alcune informazioni tecniche e, perché no, qualche critica.

Cronaca Maratona di Roma: il percorso

Il percorso è il punto forte della Maratona di Roma. Tocca quasi tutti i punti più importanti e famosi della capitale: Colosseo, Fori Imperiali, Campidoglio, Teatro Marcello, Circo Massimo, Lungotevere, Piazza San Pietro, Piazza Navona, Piazza del Popolo, Piazza di Spagna. Un vero e proprio lusso per atleti e spettatori, con cui ben poche maratone al mondo possono competere.

La partenza è davvero emozionante. Gli atleti si ritrovano al Colosseo e, come fossero dei gladiatori romani, vengono guidati al campo di battaglia in un percorso che passa tra il Colosseo e l’Arco di Costantino, per arrivare al luogo della partenza: via dei Fori Imperiali. Sfido a trovare una location più suggestiva per attendere il via.

L’attesa è un momento difficile da descrivere, nell’aria vibrano le emozioni, le paure, le speranze di sedicimila persone. È come prima di partire per un lungo viaggio, da tempo preparato, solo che con te ci sono altre migliaia di persone, volti, storie, respiri.

Finalmente, sono le 8 e 56 di domenica 10 aprile 2016, i cancelli si aprono e migliaia di gambe si mettono in movimento con l’unico obiettivo di ritornare al punto di partenza.

Il primo tratto è spettacolare, con passaggio in piazza Venezia, davanti al Campidoglio e poi al Teatro Marcello, e la musica di diverse bande che salutano il passaggio degli atleti. I primi chilometri sono piuttosto caotici, molti atleti con ritmi di corsa diversi sono raggruppati e devono passare più di cinque chilometri per sgranare il gruppo e trovare ognuno il proprio ritmo di gara.

Dopo queste prime fasi si corre verso sud. Si attraversa il quartiere Ostiense e oltre, si attraversa il Tevere la prima volta, si passa dal Testaccio e poi nuovo attraversamento del Tevere per passare nuovamente vicino alla zona di partenza, al tredicesimo chilometro.

Al km 13, dove ho ancora la forza di salutare i lettori di Le Nius
Km 13, dove ho ancora la forza di salutare i lettori di Le Nius

Si continua lungo il fiume, sull’altra riva ecco Castel Sant’Angelo, quindi nuovo ponte sul Tevere per avviarci verso il Vaticano, dopo una curva, come ce ne sono tante nelle maratone di tutto il mondo, ecco la Basilica di San Pietro in fondo al viale, si soffre, ma è davvero un privilegio correre in questo scenario.

Siamo a metà maratona. Una delle numerose postazioni musicali suona We Are The Champions dei Queen e tutto il gruppo canta e alza le braccia al cielo in una iniezione di motivazione. La maratona è un evento sportivo, ma è sempre soprattutto una festa, anche se una festa molto faticosa.

Superato il Vaticano, si prosegue verso nord. È la parte più anonima del percorso, dove torni ad essere solo con la tua sofferenza. La bellezza sembra abbandonarti per un momento. Non c’è più lo scenario travolgente di prima, c’è poca gente e il caldo comincia a farsi sentire.

Sono più di dieci chilometri, davvero difficili, prima di rientrare nel centro storico. Per diversi motivi oggi il mio stato di forma non è ottimo, così il momento che ogni maratoneta vorrebbe allontanare il più possibile arriva prima del previsto. Il momento in cui ti accorgi che non ne hai più. Che devi andare oltre il tuo corpo, se vuoi tagliare quel benedetto traguardo.

Oggi quel momento, che di solito mi coglie dopo il trentesimo chilometro, arriva al chilometro 25. In mezzo a quei dieci chilometri bui, solitari, dove anche la bellezza di Roma sembra averti abbandonato.

Ci sono ancora 17 chilometri. So che non potrò mantenere lo stesso ritmo fino alla fine, devo ridurre la mia velocità di una marcia (anche due), sono obbligato anche a camminare, per alcuni tratti.

La stanchezza me la porterò fino alla fine, ma dal chilometro 35 qualcosa cambia, in meglio. La bellezza di Roma torna a dare conforto agli atleti. È chiaro che se hai i crampi non ti passano semplicemente ammirando piazza di Spagna, eppure anche il contesto ha un ruolo importante. Il contesto urbano, e il calore umano.

cronaca maratona di roma
Al km 37, il saluto si fa molto più flebile

Dal chilometro 35 si torna a correre in centro storico, e gli ultimi sette chilometri sono da sballo. Piazza Navona, via del Corso, piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Venezia, e poi di nuovo Fori Imperiali e Colosseo. Un incanto, anche se stai soffrendo come un cane.

Le strade tornano a riempirsi di gente, anche se molti sono turisti a cui poco importa il passaggio degli atleti e che anzi ne saranno infastiditi. Bravi i vigili a gestire il passaggio dei turisti in modo che non intralcino gli atleti.

L’ultimo passaggio davanti al Campidoglio è rovinato da un’orribile musica techno, ma dico io, non ci starebbe bene un po’ di Venditti? A New York si suona Frank Sinatra con New York New York, a Barcellona Freddie Mercury e Montserrat Caballè con Barcelona, a Roma?

Techno a parte, il finale è spettacolare, anche se il terreno è insidioso per via dei tradizionali sampietrini romani. In tutto il percorso della Maratona di Roma sono otto i chilometri da correre sui sampietrini, una difficoltà aggiuntiva per i già provati muscoli degli atleti.

Ecco, il finale è un altro momento indescrivibile: gli atleti si incitano a vicenda e tra un

Daje!

e l’altro si arriva al traguardo, si alzano le braccia al cielo, si crolla al suolo, si piange e si ride. E poco importa se il mio tempo finale è modesto (circa 4 ore e 30 minuti), tanta è la soddisfazione per aver completato 42 chilometri di storia, emozione, allegria e sofferenza.

cronaca maratona di roma

Cronaca Maratona di Roma: note (un po’) stonate

Come detto, la Maratona di Roma è una delle principali corse in Europa. Gli scenari che offre ad atleti e spettatori sono tra i più spettacolari al mondo. Va detto che, inevitabilmente, nei 42 chilometri ci sono anche tratti poco interessanti e noiosi.

Ciò che mi ha colpito, in negativo, è la scarsa partecipazione dei romani. Nel centro storico c’è molta gente nelle strade ma quasi tutti turisti poco interessati alla maratona.

Ad incitare gli atleti sono principalmente i loro amici o familiari. Ci vorrebbe più partecipazione della città, soprattutto nel passaggio dai quartieri a nord e a sud, dove a parte qualche sporadico tifoso la maggioranza degli abitanti sembra essere piuttosto indifferente.

Dal punto di vista organizzativo, alcuni aspetti possono e devono essere migliorati. Il ritiro del pettorale e zaino situato nella zona EUR, decisamente scomoda a troppo lontana dal centro. Ho sentito di lunghe code per ritirare il pettorale il giorno precedente la maratona (io sono stato due giorni prima), anche a causa di alcuni problemi nell’iscrizione online, che ha generato lunghe attese al banco “Sospesi”, a corto di personale.

I ristori lungo il percorso sono insufficienti e male organizzati. I tavoli dovrebbero essere disposti sui due lati della strada, per evitare l’inevitabile affollamento di atleti che si è verificato. Distribuire l’acqua in bicchieri invece che in bottigliette è stata un’idea discutibile. In una giornata calda, come ne capitano spesso a Roma in primavera, è molto importante l’idratazione, e bere mezzo bicchiere d’acqua ogni mezzora mi sembra davvero poco e anche rischioso per gli atleti.

A questo aggiungiamo l’assenza di cassonetti dopo i ristori, cosa che ha costretto gli atleti a buttare per terra i bicchieri, con il rischio di far cadere altri corridori (e con la certezza di triplicare il lavoro degli addetti alle pulizie).

Forse questa maratona non è altro che il riflesso della città, una gara in uno scenario bellissimo e ricco di storia, in grado di richiamare migliaia di partecipanti da tutto il mondo, ma con un pizzico del carattere caotico senza cui Roma non sarebbe Roma.

Le maratone in Italia sono più di 60: qui tutto il calendario

Immagini | Fabio Colombo

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Comasco da anni residente a Barcellona, nel secolo scorso si laureò in Economia e Commercio. Dopo una modesta carriera come calciatore, alla soglia dei 35 anni ha iniziato a correre e non si è più fermato. Finora ha concluso più di 70 gare podistiche tra cui 6 maratone.

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