Cos’è il New European Bauhaus, la nuova visione di un’Europa bella, sostenibile e inclusiva9 min read

6 Dicembre 2021 Europa -

Cos’è il New European Bauhaus, la nuova visione di un’Europa bella, sostenibile e inclusiva9 min read

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A ottobre 2020, la Commissione Europea ha lanciato il New European Bauhaus, un movimento creativo e interdisciplinare per ripensare le nostre città e i nostri spazi di vita, rendendoli più belli, sostenibili e inclusivi. Si tratta di un programma che ben riassume la nuova visione dell’Europa: ma cos’è il New European Bauhaus? Come funziona? Che obiettivi ha?

Il New European Bauhaus nasce dall’esigenza di rendere più sostenibile l’edilizia, tra i settori più inquinanti ed energivori. Non solo l’edilizia però: più in generale il movimento considera il modo in cui tutti gli spazi sono progettati e realizzati, promuovendo la collaborazione tra diverse discipline e ambiti: architettura, ingegneria, scienze, tecnologia, arte, design, scienze sociali. Rivediamo quindi il percorso che ha portato alla nascita del New European Bauhaus e scopriamo come funziona.

Dal Green Deal al New European Bauhaus

Nel gennaio 2020 la Commissione Europea lanciava l’ambizioso Green Deal Europeo, una serie di misure volte a sostenere la transizione ecologia e rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Il mandato che si è voluta dare la Commissione Europea, e in prima linea la sua presidente Ursula von der Leyen, è chiaro: agire ora per costruire un futuro più giusto, sano e sostenibile per le generazioni future.

Eppure, nonostante le emissioni europee di gas serra si siano ridotte del 24% tra il 1990 e il 2019, con una riduzione del 3,7% solo tra il 2018 e 2019, siamo ancora a metà strada rispetto all’obiettivo di riduzione del 55% al 2030, e alla neutralità carbonica al 2050.

Nello scenario dei consumi mondiali ma anche europei, il campo dell’edilizia ha un ruolo fondamentale. Gli edifici sono infatti responsabili del 40% del totale dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra, dovute a tutte le fasi della vita di un edificio: dalla costruzione, all’utilizzo, alla ristrutturazione e alla demolizione. In alcune metropoli, incluse Londra e Parigi, il settore edilizio rappresenta oltre il 70% delle emissioni complessive delle città.

rotterdam station
Rotterdam Centraal Station | Photo by Jurriaan on Unsplash

Un rapporto elaborato a fine 2020 dalla Global Alliance for Buildings and Construction rivela che nel 2019 le emissioni primarie e secondarie derivanti dall’edilizia e dall’utilizzo degli edifici hanno raggiunto il livello più alto dell’ultimo decennio. L’ultimo anno, segnato però dagli impatti sulle attività della pandemia da Covid-19, vede un deciso cambio di rotta per quanto riguarda il settore delle costruzioni, che segna una diminuzione del 10-15% rispetto al 2019.

Il report segnala inoltre come, dal 2016 al 2019, il tasso annuale del progresso di decarbonizzazione degli edifici sia progressivamente rallentato fino quasi a dimezzare, allontanandosi sempre più dagli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi nel 2015.

Rigenerare e riqualificare il parco edilizio, spesso vecchio e inefficiente, è pertanto una delle strategie climatiche più rilevanti che l’Europa e gli stati possano mettere in campo per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di lungo termine.

È a partire da questa esigenza che la Commissione Europea ha avviato un processo partecipato per costruire un’iniziativa che non fosse però limitata solo al campo dell’edilizia e che tenesse insieme sostenibilità, bellezza e inclusione: il New European Bauhaus, appunto.

Cos’è il New European Bauhaus

Lanciato a ottobre 2020 dalla Commissione Europea, il New European Bauhaus è un programma che mira a favorire spazi di confronto e sperimentazione attorno al tema degli spazi fisici delle nostre vite, un movimento creativo ed interdisciplinare per ripensare le nostre città, rendendole più vivibili, funzionali e accessibili a tutti.

Il New European Bauhaus, o Bauhaus europeo, rappresenta il collegamento tra il Green Deal e le nostre case, gli spazi che abitiamo e viviamo, arricchendoli di una dimensione culturale e creativa.

Con lo scopo di mobilitare architetti, ingegneri, scienziate, studenti e creative per progettare nuovi modi di vivere insieme, l’iniziativa si traduce in una piattaforma di connessione tra scienza e tecnologia, arte e collettività per rendere gli spazi di vita di domani più sostenibili, economici e accessibili.

L’Europa ha fissato così i nuovi canoni di progettazione e della qualità in architettura: la sostenibilità e l’economia circolare, la qualità dei materiali, l’estetica e l’inclusione socio-economica dei cittadini rispetto al progetto. Canoni che saranno alla base di un nuovo modello di sviluppo urbano e sociale che dovrà accompagnare l’Europa nei prossimi decenni di transizione, dimostrando come l’innovazione sostenibile possa offrire esperienze concrete e positive anche nella nostra vita quotidiana.

Come funziona il New European Bauhaus

Per raggiungere i suoi obiettivi il nuovo Bauhaus europeo si articola in tre fasi: progettazione collettiva, realizzazione e divulgazione.

Con il lancio della fase di co-design è entrata nel vivo la prima parte del percorso, terminata a fine giugno 2021, e che ha visto il coinvolgimento attivo di progettisti e progettiste nel dar forma a discussioni e progetti emblematici in grado di rappresentare le principali chiavi di lettura del programma per i prossimi sette anni.

Delle più di duemila candidature raccolte da tutta Europa, sono stati 60 i progetti finalisti selezionati come i più rispondenti ai criteri del nuovo Bauhaus, 6 per ognuna delle 10 categorie identificate, e di cui la metà riservati a giovani progettisti/e under 30. Fra questi, vi sono progetti che indagano l’architettura modulare, la rigenerazione del patrimonio urbano e rurale, la mobilitazione culturale e l’arricchimento degli spazi dedicati alla comunità, la ricerca di tecniche di costruzione innovative e di circolarità di prodotti e processi.

Il Premio New European Bauhaus consegnato a settembre 2021 rappresenta il culmine di questa prima esperienza, una raccolta di esempi di eccellenza, che possano fungere al tempo stesso da ispirazione per le giovani generazioni contribuire a definire meglio cos’è il New European Bauhaus.

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Cerimonia di premiazione dei premi New European Bauhaus | Foto: European Union, 2021

L’obiettivo della prima fase di progettazione è individuare i primi cinque siti dove applicare il nuovo concetto di Bauhaus, che rappresentano l’inizio della seconda fase della realizzazione. Il sostegno finanziario ai primi progetti pilota arriva dalla prima call aperta nell’ambito del programma Horizon Europe della Commissione Europea che, grazie allo stanziamento di 25 milioni di euro, ha lo scopo di dare attuazione alle proposte più rappresentative ed efficaci per l’attuazione della visione del New European Bauhaus.

Questi primi cinque progetti saranno seguiti da vicino e monitorati da una “comunità” formata da tutti i e le progettisti/e che hanno partecipato alla prima fase di co-design, al fine di raccogliere le esperienze e condividerne gli insegnamenti. In questo modo si vuole mettere a disposizione di progettisti/e e collettività metodi e soluzioni che possano essere condivisi e replicati su vasta scala.

Da gennaio 2023 avrà inizio la terza ed ultima fase del Bauhaus, in cui verrà lasciato spazio alla diffusione e condivisione delle buone pratiche ad un pubblico il più ampio possibile, anche al di fuori dei confini europei, con l’obiettivo di formare e ispirare una nuova generazione di architetti e designer.

Fondamentale in quest’ultima fase è la creazione di reti e dialogo tra progettisti, operatori del settore e produttori, al fine di stimolare la crescita di nuovi mercati e modelli economici in grado di supportare lo stimolo dato dal Bauhaus in tutta Europa, e che sappiano cogliere le opportunità di finanziamento esistenti e future alla scala nazionale e comunitaria.

La Commissione Europea non si è infatti limitata a lanciare l’iniziativa, ma sta provando a darle gambe attraverso il sostegno finanziario che arriva da diversi programmi di finanziamento europei. Oltre al già citato Horizon Europe, il programma per la ricerca e l’innovazione dell’Unione Europea, bandi legati al New European Bauhaus sono presenti nel programma per il Mercato Unico, nel programma LIFE per l’ambiente e il clima, nel Fondo europeo di sviluppo regionale, per un totale di circa 85 milioni stanziati nel periodo 2021-2022.

A questi si aggiunge l’opportunità data dagli investimenti stimolati dai fondi stanziati per gli strumenti del Next Generation EU, primi fra tutti i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza, che nelle loro ricadute locali si fanno precursori di massicci interventi di riqualificazione e rigenerazione dei contesti urbani.

Perché un nuovo Bauhaus?

Se ci chiediamo cos’è il New European Bauhaus non possiamo non domandarci anche il perché del riferimento alla corrente Bauhaus, nata in Germania nei primi anni venti del novecento. La Staatliches Bauhaus, più comunemente conosciuta come Bauhaus, è appunto una scuola di design fondata dall’architetto Walter Gropius a Weimar che ha visto passare dalle sue cattedre i più grandi intellettuali della disciplina del XX secolo, divenuta così rilevante da essere poi riconosciuta come vera e propria corrente nella storia dell’architettura.

Ingrediente fondamentale della scuola era appunto l’interdisciplinarietà. La scuola nasceva infatti dall’unione di due altri istituti: la Scuola di Arti e Mestieri di Weimar e l’Accademia delle Belle Arti. Arte e creatività, artigianato e tecnologia venivano per la prima volta insegnati e vissuti senza le distinzioni o i confini tipici delle discipline, nella convinzione che l’artista dovesse essere pensatore e al tempo stesso artefice delle proprie opere.

L’obiettivo della scuola, altamente innovativa per i tempi, era quello di trasmettere un approccio che si traduce in linee semplici, sobrie ed eleganti, lontane dalle decorazioni dello stile liberty di inizio secolo, e dove scelta dei materiali, adattabilità e funzionalità guidano la forma. Al centro dell’operato di questi artisti-artigiani vi è la ricerca della Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale, tale solo quando funzione, forma ed estetica si fondono in un unico prodotto, un unico valore.

Una sede del Bauhaus a Dessau, Germania | Photo by Hisashi Oshite on Unsplash

Il Bauhaus di Gropius nasce nelle trame storiche e sociali della Germania dei primi anni venti, la cui instabilità politica ed economica caratterizzante gli anni successivi alla Grande Guerra non ha impedito il fermentare di una continua ricerca e sperimentazione in particolar modo nei campi artistici e culturali, quasi come a manifestare nella produzione artistica ed architettonica la necessità di riscatto della società.

Nei suoi soli 14 anni di attività la scuola, costretta infine alla chiusura dalla pressione Nazionalsocialista contraria a questo approccio definito “comunista” alla progettazione, ha prodotto un’eredità che viviamo e ritroviamo ancora oggi nel mondo del design e dell’architettura nella ricerca di un’arte funzionale, confortevole e democratica, economicamente accessibile a tutti.

Non è perciò un caso che, a circa cento anni da quell’innovazione, la presidente della Commissione Europea abbia scelto proprio di riproporre il movimento del Bauhaus in una veste rinnovata e rafforzata del concetto di sostenibilità, accanto a quelli di estetica e accessibilità. Von Der Leyen ha infatti dichiarato:

Voglio che Next Generation EU faccia partire un’ondata di ristrutturazioni in tutta Europa e renda l’Unione capofila dell’economia circolare. Ma non è solo un progetto ambientale o economico: dev’essere un nuovo progetto culturale europeo.

L’auspicio è dunque che il nuovo Bauhaus faccia da precursore ad una nuova stagione in grado di trasformare il paradigma della progettazione per i decenni a venire, come aveva fatto il suo predecessore un secolo fa. Ecco cos’è il New European Bauhaus, una nuova visione per un futuro capace di coniugare bellezza, sostenibilità e inclusione.

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Emiliana d’origine, torinese per studio e milanese per scelta, ama conoscere storie e mondi. Laureata in Architettura Sostenibile parla e ascolta di resilienza, e ama scoprire cosa rende vivibili le città. Nella sua vita la sostenibilità è un’ossessione, i tortelli un’istituzione.
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