Cosa succede in Venezuela | Guaidó e Maduro si contendono il potere

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Cosa succede in Venezeula: Aggiornamento 6 giugno 2016

Supermercati vuoti, inflazione galoppante e manifestanti in piazza: questa è ormai la normalità in Venezuela da qualche tempo a questa parte. La sconfitta alle elezioni parlamentari del dicembre 2015 ha messo in grave crisi la leadership di Nicolas Maduro, che non sembra più in grado di tenere le redini del Paese. Ma come si è arrivati ad una situazione tanto tragica?

Una crisi fondata sul petrolio. Le principali cause della crisi sono dovute al graduale abbassamento di prezzo che da qualche anno il petrolio sta subendo: fino a poco prima della morte di Chavez, il Venezuela riusciva ad esportare il proprio petrolio vendendolo a 100 dollari a barile, contro i 40 dollari registrati nell’ultimo anno. L’economia venezuelana si è finora interamente basata sull’esportazione di petrolio e i forti scossoni che il mercato del greggio ha subito hanno fortemente limitato le entrate in dollari che tenevano a galla il Paese. Per riuscire ad uscire dalla crisi con l’attuale assetto economico, secondo alcune stime degli economisti del Wall Street Journal, il petrolio venezuelano dovrebbe essere venduto a 121 dollari al barile. Un prezzo a dir poco fuori dal mercato. Ad aggravare ancor di più la situazione è stato il prolungato periodo di siccità che ha colpito il paese negli scorsi mesi. Riservando il petrolio esclusivamente per le esportazioni, il Venezuela ha basato la propria fornitura energetica sulle risorse idroelettriche. La mancanza d’acqua ha però comportato un grosso problema di fornitura e i cittadini si sono visti addirittura razionare l’elettricità.

Contromisure inverosimili. Per rispondere alla profonda crisi, il Governo ha adottato una serie di misure drastiche alle volte ricorrendo a espedienti al limite dell’assurdo. Ad esempio, per risparmiare energia elettrica i dipendenti pubblici lavorano attualmente solo due giorni alla settimana. Sempre per il problema legato alla scarsità di energia elettrica, gli orologi nel Paese sono stati spostati mezz’ora avanti per guadagnare luce naturale. O ancora, sono stati imposti prezzi fissi ai generi di prima necessità talmente bassi che i negozianti hanno incentivato la creazione di un vero e proprio di mercato nero dove poter vendere i prodotti ad un più alto prezzo di mercato, lasciando completamente vuoti gli scaffali propri negozi. Addirittura, in certi casi, si arriva a negare l’esistenza dei problemi.

La situazione negli ospedali. Come hanno dimostrato diverse inchieste giornalistiche di quotidiani venezuelani, la situazione di molti ospedali pubblici è al limite: non ci sono più antibiotici, guanti sterili e gli strumenti per intubare; in alcune strutture i medici devono usare i loro smartphone per guardare le lastre, data la mancanza di pc con schermi ad alta definizione o degli appositi pannelli luminosi; i chirurghi spesso devono lavarsi le mani con l’acqua gasata o, i più fortunati, addirittura l’acqua tonica dei cocktail. In questa situazione, l’ovvia mancanza di posti letto rappresenta quasi un problema secondario. Maduro cerca di rassicurare (infelicemente) i cittadini:

Dubito che in qualsiasi altro paese del mondo, a eccezione di Cuba, esista un sistema sanitario migliore del nostro

Vende oro. Per cercare di risollevare le sorti dell’economia, Governo ha provveduto a vendere in questo 2016 già 1,7 miliardi di dollari in oro, dopo averne smobilizzato un altro miliardo nel corso del 2015. L’accumulo di così tanta moneta straniera, al cambio attuale, ha dato un’importante boccata di ossigeno ma è tutt’altro che sufficiente a sanare i debiti e far ripartire l’economia. Per questo l’esecutivo ha cercato di mettere una forte stretta sulle importazioni: bloccare l’arrivo di prodotti esteri per rilanciare la produzione locale. Peccato che buona parte delle industrie venezuelane siano dedicate al petrolio, il più grande settore di guadagno nel Paese, e che le poche imprese dedicate alla produzione di beni primari siano troppo poche per soddisfare il fabbisogno dell’intera nazione. Questo ha contribuito alla scarsità di forniture dei supermercati e alla formazione del già citato mercato nero parallelo per sfuggire al controllo dei prezzi del Governo.

Il debito pubblico e l’inflazione. Nel frattempo, i titoli di Stato venezuelani stanno diventando merce succulenta per gli speculatori finanziari: i tassi di interesse sono arrivati a toccare il 40% e la rigida etica venezuelana sul ripagare i debiti contratti rappresenta una garanzia sufficiente ad allontanare lo spettro dell’insolvenza negli investitori. Proprio per scongiurare un disastro simile a quello argentino del 2005 e garantire la risoluzione dei debiti, la banca centrale venezuelana sta continuando a svalutare la moneta fino al punto tale da non avere più i soldi neanche per stampare nuove banconote. Per il 2016 con le stime attuali si prevede un tasso di inflazione vicino al 500% e un deficit pubblico al 17% del Pil. Ormai i cittadini venezuelani girano per le strade con zaini pieni di cartamoneta che vale quasi meno della carta su cui è stata stampata.

Le responsabilità di Maduro. Che il successore designato di Chavez non sia più in grado di tenere le redini del Paese appare chiaro ormai anche agli uomini a lui più vicini. In effetti la sua leadership non è mai stata all’altezza del predecessore e alla fine del 2015 si è confermata la sua disfatta politica. Lo scorso dicembre in Venezuela si sono svolte le elezioni per rinnovare il Parlamento e le opposizioni si sono tutte schierate compatte contro l’attuale Presidente. Nel conteggio finale, la formazione di Maduro è uscita malamente sconfitta con le opposizioni che hanno conquistato ben 122 seggi su 167. Per la prima volta dopo 17 anni di controllo incontrastato dei socialisti, la maggioranza del Parlamento è in mano all’opposizione. Maduro è finora riuscito a rimanere alla guida del Paese grazie alla situazione di stato di emergenza proclamata nel corso del 2015, ma le forze parlamentari stanno facendo quanto in loro potere per destituirlo del suo incarico di Presidente: oltre all’ostruzionismo ad oltranza, gli oppositori stanno anche raccogliendo le firme per un referendum che dovrebbe decidere se interrompere il mandato presidenziale prima della sua fine naturale, all’inizio del 2019. Per indire il referendum è necessario raccogliere le firme del’1% dell’elettorato in ciascuno dei 23 stati venezuelani. Le firme dovranno poi essere verificate dal Consiglio elettorale venezuelano, un organo indipendente sulla carta ma che di fatto è controllato dal governo.

Stallo e incertezza. La politica venezuelana sta affrontando un momento di stallo ed è del tutto ferma a causa degli scontri fra Parlamento e Presidente. A Maggio Maduro ha dichiarato un nuovo stato di emergenza senza l’approvazione del Parlamento, accollando le colpe della crisi alle potenze straniere e al capitalismo. Nella situazione attuale di emergenza, l’erede di Chavez può intervenire nell’economia pubblica e privata senza dover passare per l’aula parlamentare, oltre a poter usare l’esercito per la distribuzione del cibo e per garantire la sicurezza dello Stato.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

3 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

  3. La mia famiglia vive in Venezuela e da quando Chávez era presidente la situazione era andata a peggiorare. Maduro poi ha finito l’opera. Ma quando Papa Francesco è stato eletto si è affacciata una speranza……forse qualcosa stava per cambiare. Niente: Fame e morte oltre che una svalutazione senza misura. Poi la speranza con Guaido’ e ancora lotta e sofferenze er il popolo venezuelano, perché non tutti capiscono ciò che succede in questa nazione. Lottiamo per la libertà del Venezuela

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