Cosa sta succedendo in Senegal?6 min read

9 Marzo 2021 Mondo -

Cosa sta succedendo in Senegal?6 min read

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A inizio febbraio 2021 il principale esponente dell’opposizione Ousmane Sonko – deputato e presidente del partito politico Pastef-Les Patriotes – è stato oggetto di una denuncia per “ripetuti stupri” e “minacce di morte” presentate da una dipendente di un salone di massaggi dove era solito recarsi. Sonko ha negato tutte le accuse e l’8 febbraio si sono registrati i primi scontri tra sostenitori del Pastef e forze dell’ordine a Dakar.

Il 26 febbraio, con una riunione ad hoc, l’Assemblea Nazionale ha poi votato per togliere l’immunità parlamentare a Sonko il quale è stato quindi convocato a presentarsi in tribunale per l’accusa di stupro il successivo mercoledì 3 marzo.

La mattina del 3 marzo, mentre si recava al tribunale di Dakar, il presidente del Pastef è stato arrestato per “disturbo dell’ordine pubblico” e “partecipazione a una manifestazione non autorizzata”, visto che alcuni suoi sostenitori lo hanno accompagnato con una marcia pacifica in tribunale.

Dalla mattina del 3 marzo gli scontri si sono moltiplicati in maniera esponenziale per raggiungere il livello massimo venerdì 5 febbraio, data in cui era stata convocata una manifestazione nazionale (non autorizzata) da parte del movimento cittadino senegalese Y’en a marre (Siamo stufi).

Scene di guerriglia urbana si sono verificate in molti quartieri di Dakar, ma anche in altre città del Senegal, come Ziguinchor e Bignona (Casamance) ma anche Kaolack (centro) e Saint Louis (nord). Molto rapidamente e nonostante il divieto di raduni a causa del Covid-19, le forze dell’ordine sono state sopraffatte dalla folla di migliaia di manifestanti che hanno risposto all’appello dei partiti di opposizione e del movimento della società civile per una grande marcia in difesa della democrazia. Anche l’esercito è stato chiamato per ripristinare l’ordine.

Il bilancio ufficiale delle vittime è, ad oggi 8 marzo 2021, di almeno 10 (ufficiali), mentre molte persone sono rimaste ferite da entrambe le parti, manifestanti e forze dell’ordine. 14 supermercati Auchaun (sui 32 sul territorio nazionale) sono stati attaccati e saccheggiati, anche le imprese francesi Total (stazioni di benzina) e Eiffage (autostrade) hanno subito attacchi in quanto la Francia rappresenta, per i senegalesi, il principale sostegno alla politica del presidente Macky Sall.

Anche se l’affaire Sonko ha inizialmente mobilitato solo gli elettori del Pastef, la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro una frustrazione che è ormai indice di una grave crisi economica accentuata dalla pandemia di Covid-19, che ha aumentato la povertà della popolazione e accelerato l’emigrazione dei più giovani, con conseguenze anche tragiche, come il naufragio del 30 ottobre 2020 in cui hanno perso la vita 140 giovani appena partiti da Mbour per raggiungere le coste spagnole.

La frustrazione e la perdita di fiducia nel governo, soprattutto tra i giovani, riflette un profondo malessere. La bomba a orologeria è esplosa e le manifestazioni sono diventate anche simbolo di una messa in discussione del sistema politico e della classe dirigente del paese.

Amnesty International ha denunciato le violenze del weekend incitando le autorità senegalesi a fermare gli arresti arbitrari di oppositori e attivisti, rispettare la libertà di riunione pacifica e la libertà di espressione, e fare luce sulla presenza di uomini armati di bastoni accanto alle forze di sicurezza.

Da giovedì 4 marzo si è incorsi in una riduzione dell’accesso a internet e la sospensione di due stazioni televisive con copertura nazionale accusate di aver incoraggiato l’insurrezione trasmettendo le manifestazioni. Anche diversi media senegalesi, compresi quelli filogovernativi, sono stati attaccati dai manifestanti.

Venerdì 5 marzo il ministro dell’Interno Antoine Felix Abdoulaye Diome, in un discorso alla nazione, ha giurato di utilizzare “tutti i mezzi necessari per un ritorno all’ordine” e ha descritto le manifestazioni come “atti terroristici” e “cospirazione contro lo stato”, assicurando la persecuzione dei partecipanti.

Domenica sera, 7 marzo, l’accusa di disturbo all’ordine pubblico è stata revocata e lunedì 8 marzo Sonko si è presentato davanti al giudice per l’accusa di stupro. Dopo essere apparso davanti al giudice in presenza del suo avvocato, Ousmane Sonko ha nuovamente respinto le accuse contro di lui affermando che si tratta di un complotto politico.

Il giudice ha rilasciato Sonko sottoponendolo a custodia cautelare (obbligo di firma, deposito passaporto e altre misure restrittive per permettere al giudice di istruzione di pronunciarsi entro un dato termine). Al momento il presidente del Pastef è ancora in corsa per le elezioni del 2024, servirebbe una condanna definitiva in ultimo grado perché non lo sia.

Dopo il temporaneo rilascio, Sonko ha fatto una dichiarazione pubblica in cui ha esortato la popolazione a manifestare in modo pacifico e nella quale accusato il presidente Macky Sall – e la sua politica “avida e assetata di potere” – delle 10 morti confermate a causa dei disordini scoppiati in questi giorni che hanno causato anche molti feriti tra popolazione e forze dell’ordine.

La battaglia, secondo Sonko, è per la democrazia e lui, se fosse stato colpevole delle accuse che gli si rivolgono, non avrebbe permesso spargimenti di sangue. Il complotto è voluto dal presidente che sta cercando di eliminare tutti i suoi oppositori politici e sta mettendo il popolo contro le forze dell’ordine, “la politica è l’opposizione politica e dei programmi, non l’odio né le opposizioni personali”, ha concluso.

Circa 30 minuti dopo il discorso di Sonko, e dopo 5 giorni di manifestazioni, anche il presidente Macky Sall ha fatto un discorso alla nazione.

Anche lui ha esortato la popolazione alla non-violenza, ricordando quali sono i valori democratici che hanno sempre caratterizzato il Senegal. Il Presidente ha ricordato che con i danni agli edifici e ai commerci si sono danneggiati anni di investimenti e di lavoro e si sono aggravate le condizioni di povertà e disoccupazione. Nonostante le divergenze politiche il Senegal è un paese unito che deve sistemare i conflitti con il dialogo e la tolleranza.

Sull’aspetto giuridico della crisi Macky Sall ha detto di lasciare che la giustizia faccia il suo corso mentre lui, in quanto presidente, rimane aperto al dialogo per rafforzare la democrazia e l’unione del Paese. Sall ha anche ritardato l’avvio del coprifuoco da mezzanotte (non più dalle 21) alle 5 di mattina al fine di permettere alla popolazione di ampliare il campo delle attività produttive e aiutare il ritorno graduale alla vita normale (ndr il coprifuoco riguarda solo le due regioni di Thiès e Dakar).

La situazione è in continua evoluzione: la società civile e il movimento Y’en a marre’ hanno chiamato a tre giorni di manifestazioni nazionali, da lunedì 8 marzo a mercoledì 10. I prossimi giorni saranno quindi importanti per capire quale strada prenderà la democrazia in Senegal.

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