Cosa c’è sulle etichette degli alimenti?

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cosa c'è sulle etichette degli alimenti
@Bazar del Bizzarro

Dal 12 dicembre 2014 sono entrate in vigore le nuove norme del Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea per le etichette alimentari. Ma capiamo un pochino meglio di cosa si tratta e cosa ci interessa veramente.

L’Unione Europea (TFUE) stabilisce che l’Unione deve contribuire ad assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori mediante diversi strumenti legislativi. Al punto 2 di questa normativa si dichiara infatti che è opportuno garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. Per cui gli Stati Membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza. E questo accade per nostra fortuna e sfortuna ancora in pochi casi.

Con questa normativa N. 1169/2011 si revocano i precedenti interventi e in parole semplici le vecchie etichette alimentari (relative alla 79/11/CEE) saranno lentamente eliminate per cui:

  • gli alimenti immessi sul mercato o etichettati prima del 13 dicembre 2014 che non soddisfano i requisiti del presente regolamento possono essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte.

Quindi, non siate frettolosi e non aspettatevi che domani nel supermercato le etichette dei vostri cereali preferiti, decisamente sibilline, spariscano per dare spazio a quelle nuove.

Tutti vogliamo sapere sempre di più cosa consumiamo anche perché dopo che è stato permesso l’uso di alcuni ingredienti nella preparazione di alimenti industriali, ci hanno anche avvertito che alcuni di essi possono essere poco salutari per noi (alla lunga), ma anche per l’ambiente. Un esempio su tutti è l’Olio di Palma, al centro di dibattito accanito, per cui l’Unione Europea nutre odio e amore. Ma chissà perché.

Come consumatori consapevoli ma confusi allora abbiamo pensato di andarci a leggere cosa comporta questa nuova etichettatura. Le scelte del consumatore, le nostre, possono essere influenzate da considerazioni di origine etica e sociale, ecologica e ambientale o sanitaria. Ma anche economica. E in un’etichetta si concretizza tutto ciò. Imparare a leggerle significa aumentare la consapevolezza delle nostre scelte.

Ed ecco cosa abbiamo capito noi che in redazione di cucina Le Nius ci interroghiamo quotidianamente sulla preparazione delle ricette e che ci chiediamo cosa sia giusto dire al lettore.

Cosa c’è sulle etichette degli alimenti secondo le nuove norme?

Vediamo cosa prevede l’art.9, dove sono indicati gli obblighi per gli Stati Membri; sulle etichette dovranno esserci:

  • la denominazione dell’alimento e l’elenco degli ingredienti;
  • qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico, derivato da una sostanza o che provochi allergie o intolleranze, usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata;
  • la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;
  • il peso netto dell’alimento, la conservazione o la data di scadenza su più punti e le condizioni di conservazione e/o le condizioni d’impiego;
  • il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1;
  • il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto per prodotti extra UE;
  • le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;
  • per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;
  • una dichiarazione nutrizionale (proteico, grasso, calorico, etc.).

Siamo tutti in brodo di giuggiole per i risultati raggiunti da questa nuova etichettatura che, in parte, ci piace molto. Un numero crescente di persone che seguono un alimentazione vegetariana e vegana, per esempio ne beneficerà. Ma anche coloro che ci tengono ad escludere dalla loro dieta alimenti pieni di esaltatori, correttori, grassi veg e non, steroli, zuccheri e altro. Coloro che vorrebbero consumare un “cibo pronto in scatola puro e naturale”. Che secondo me è un ossimoro, ma rilevo come tendenza crescente nel consumatore contemporaneo.

Ma chi è l’operatore del settore alimentare?

Per “operatore del settore alimentare”, il cui nome deve essere indicato chiaramente sulle nuove etichette, si intende colui che è responsabile legalmente della diffusione del prodotto. La sede legale dell’operatore alimentare però potrebbe non corrispondere alla sede dello stabilimento di produzione del prodotto, che invece diventa solo facoltativo esplicitare (a patto inoltre che non generi confusione nel consumatore).

Cosa comporta questo ultimo cambio?

Ecco, sicuramente per noi sarà più difficile risalire allo stabilimento di produzione (per capirci: nessuno saprà in quale fabbrica siano prodotti i pomodori della vostra amata salsa). Il prodotto potrebbe quindi essere soggetto a delocalizzazione (estera) e non essere soggetto a norme di sicurezza condivise. Cosa che sarebbe sotto controllo se fosse ancora in vigore la disposizione nazionale ma che questa nuova normativa UE annulla (come spiegato nelle prime righe di questo articolo). Il blog Io leggo l’etichetta se ne è occupato ampiamente e se volete c’è una petizione del M5S che chiede proprio che questa informazione sul luogo e fabbrica di produzione non venga omessa dalla nuove etichette.

Un ultimo aspetto molto interessante è che anche i prodotti “artigianali” sono soggetti a questa etichettatura, l’unica cosa che non sono obbligati ad indicare è il valore nutrizionale. Un incentivo sicuramente per una maggiore chiarezza anche su quegli alimenti prodotti talmente localmente e che troppo spesso sfuggono a degli indotti di controllo proprio per via della loro piccola scala di produzione.

Vi invitiamo ad una lettura più approfondita delle nuove norme qui.

Foto in copertina | Bazar del Bizzarro

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Antropologa e progettista, a Le Nius è coordinatrice, formatrice e social media manager. Studia il ruolo dei patrimoni culturali per lo sviluppo sostenibile, si interessa di antropologia dei media, è consulente per il terzo settore. info@lenius.it

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