Cosa accade nell’India di Modi: università, nazionalismo e condanne per sedizione

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Da diversi anni l’India sta affrontando forti cambiamenti, radicalizzando le sue posizioni sul fronte nazionalista e identitario hindu. Il governo del Primo Ministro indiano Narendra Modi, eletto nel 2014, si muove in modo deciso, supportando i movimenti patriottici e condannando penalmente e con carcere immediato coloro che mostrano qualsiasi forma di “anti-India”. Facciamo una piccola ricostruzione, per poi vedere cosa sta accadendo in questi giorni.

La svolta nazionalista di Modi che reprime gli studenti universitari
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Bharatiya Janata Party: il partito del popolo

Bharat (o Bhaarata), oltre ad essere molto piacevole da pronunciare, è il termine hindi con cui ci si riferisce all’India nel paese indiano. Il nome ‘India’ infatti non è hindi ma è una storpiatura del termine Shindu, che i colonialisti inglesi diedero al sub-continente in questione non sapendo pronunciare il primo. Non molte nazioni hanno due nomi, uno per gli gli stranieri del loro Paese e uno che usano tra coabitanti e famigliari. Questa questione linguistica ha nel tempo scalfito in qualche modo la personalità della nazione dall’invasione inglese, e forse qualche storico e antropologo potrebbe aiutarci a rintracciarne l’evidenza. Di certo è che in termini di rappresentanza politica il termine India e il termine Bharat compaiono nei due partiti politici più grandi: l’Indian National Congress Party (il partito democratico rappresentato oggi da Sonia Gandhi, che nasce all’indipendenza dagli inglesi) e il Bharatiya Janata Party (Partito del Popolo Indiano, è oggi rappresentato dal leader e presidente Narendra D.D. Modi), suggerendo già nel nome un’opposizione in termini storici e ideologici. Fin dall’Indipendenza dagli inglesi nel 1947, il termine Bharat è affiancato ai movimenti dei separatisti, partiti nazionalisti e di estrema destra e che spingono verso una affermazione della identità hindu.

Sonia Gandhi, presidente del Partito Nazionale del Congresso, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non ha legami familiari con il più famoso Mohandas Karamchand Gandhi, guida spirituale per il paese, vissuto durante il periodo dell’indipendenza tra gli anni ’30 fino al suo assassinio nel 1948.  Sonia Gandhi è legata politicamente a Indira Gandhi, primo ministro donna indiano, assassinata nel 1984 mentre era in carica. Una curiosità che non molti sanno: Sonia Gandhi ha origine italiana, è nata a Lusiana, in provincia di Vicenza e si chiamava Edvige Antonia Albina Maino.

Il partito di Modi, chiamato anche BJP, è l’attuale partito al governo dal 2014, quando ha vinto le elezioni in coalizione con l’Alleanza Nazionale Democratica con 281 seggi su 545 alla Camera Bassa.

(Attualmente in India vige un sistema bicamerale con una Camera Bassa, Lok Sabha, che ha più poteri, e la Camera Alta, Rajya Sabha, con rappresentanti eletti dai rispettivi parlamenti degli Stati federati e territori dell’India, in proporzione al numero degli abitanti).

Modi non ha mai fatto a meno di sottolineare la fierezza nazionalista hindu del suo partito. Considerato un leader dal piglio radicale, formato nel movimento paramilitare di destra hindu Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), l’attuale presidente rappresenta l’ideale nazionalista giunto al potere politico pur provenendo da una delle caste più basse, la Teli-Ghanchi, riconosciuta nella lista delle Other Backward Cast del Gujarat.

In termini di politica estera Modi ha recentemente affermato il ruolo centrale dell’India nelle discussioni sul clima tenute a Parigi. In politica interna, sta lavorando per ridare forza a tutti i sistemi di cultura tradizionale, per esempio con la medicina Ayurvedica, lo studio del Sanscrito e delle tradizioni religiose hindu. Il suo governo si sta però attirando delle forti critiche dell’opposizione e dai settori più progressisti della società proprio per l’atteggiamento aggressivo e repressivo verso tutto ciò che considera “anti-India”.

Cosa succede nell'India di Modi: nazionalismo, repressione, violenza
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Cosa accade nell’India di Modi: gli ultimi eventi

Gli scontri tra le posizioni del governo e quelle degli studenti indiani sono esplosi in un crescendo di eventi nelle ultime due settimane. Una parte dei giovani universitari della Jawaharlal Nehru University (JNU) di Delhi è al centro di una serie di polemiche e accuse di “anti-nazionalismo” e “anti costituzionalità” da parte del governo e delle forze dell’ordine.

A seguito di alcuni interventi pacifici (discorsi, cartelli, slogan etc..) tenuti durante un evento di commemorazione dell’anniversario dell’impiccagione di Afzal Guru (impiccato con l’accusa dell’attacco terrorista al Parlamento nel 2001, ma da molti considerato condannato senza processo e solo capro espiatorio) la polizia ha sporto varie denunce verso ignoti e qualche giorno dopo ha arrestato lo studente universitario Kanhaiya Kumar. Kumar è presidente dell’unione sindacale studentesca della JNU e membro del collettivo studentesco di sinistra ed è stato accusato di cospirazione criminale e sedizione, secondo una legge del 1947 che prevede fino a dieci anni di detenzione. La sua colpa? Aver pronunciato un discorso considerato “anti-India”.

Le sue parole, che potete leggere qui tradotte da Marco Miavaldi per Eastonline, non possono in nessun modo essere considerate fulcro di “anti-nazionalismo” o legate a slogan di natura terroristica.

La Jawaharlal Nehru University di Delhi, che prende il nome dall’omonimo leader Nehru (anni ’30) figura carismatica, moderna e portatrice di influenze occidentali, è da sempre riconosciuta come luogo libero e democratico. Considerata l’università indiana per eccellenza, formatrice di profili di alto livello, garantisce l’accesso attraverso il finanziamento pubblico a tutti e ha un forte riconoscimento storico come luogo di sviluppo di pensiero libero.

Per tutta risposta il governo, in attesa di portare i giovani davanti alla corte, ha richiesto secondo quanto riporta il quotidiano indiano Express che le 39 università nazionali presenti nel paese (compresa la JNU) mettano ben in vista e sfoggiare con fierezza la bandiera nazionale proprio per instillare nei giovani maggior orgoglio nazionalista.

L’autoritarismo del governo sta infuocando una situazione già tesa, e le minacce nei confronti di tutti coloro che vengono considerati anti-nazionalisti sono all’ordine del giorno: lo stesso Kumar, mentre veniva portato in tribunale, ha rischiato il linciaggio. Martedì sono stati arrestati altri due studenti della JNU Umar Khalid and Anirban Bhattacharya, ritenuti più “al sicuro” in carcere che fuori.

Tutto questo sta sollevando i timori di coloro che leggono le azioni del governo non come interessate a prevenire un eventuale futuro terrorismo ma come la soppressione della libertà di espressione e di dissenso. In migliaia sono stati gli studenti e i sostenitori che hanno marciato per chiedere la scarcerazione di Kumar mentre il governo ha stabilito che verrà giudicato dalla corte il prossimo venerdì.

L’opinione pubblica indiana è spaccata con forti manifestazioni contro e pro l’arresto di Kumar, e la protesta coinvolge più livelli della società indiana. Gli studenti e intellettuali nell’università continuano con sit-in. I media nazionali scrivono articoli contro la stretta del governo e intellettuali come Chomsky e Pamuk esprimono solidarietà all’università e condannano l’arresto. Un articolo apparso ieri sul The Hindu di Zoya Hasan definisce l’atto di arresto una forma di intimidazione contro il dissenso che potrebbe nascere in una università come la JNU:

Constructing JNU as a space for anti-national thinking is crucial for it gives this project a famous address and a justification to step in to show its constituency that it can eradicate such anti-national people. They are also trying to use it as a springboard for the campaign to redefine nationalism. The rhetoric of ultranationalism, they believe, resonates strongly with its core base even though there is little evidence to suggest that it has a wider appeal.

La posizione della Hasan è rappresentativa di coloro che credono che il BJP stia usando eventi come questi accaduti alla JNU per dividere la società e polarizzare l’opinione pubblica, portandola verso una visione nazionalista estrema e violenta. A leggere dal numero di commenti pro arresto Kumar che ha ottenuto il suo pezzo, hanno più di una buona ragione per pensarlo.

cosa succede nell'India di Modi: l'arresto di giovani studenti e la repressione del dissenso
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Antropologa e progettista, a Le Nius è coordinatrice, formatrice e social media manager. Studia il ruolo dei patrimoni culturali per lo sviluppo sostenibile, si interessa di antropologia dei media, è consulente per il terzo settore. info@lenius.it

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