Cosa sono i corridoi umanitari e come funzionano

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Lo scorso 29 febbraio, 93 profughi siriani, tra cui 41 bambini, sono atterrati a Fiumicino passando per il corridoio umanitario che ora unisce Beirut e Roma. Qui sono stati accolti dai volontari degli enti organizzatori e smistati in diversi alloggi in attesa della risposta di asilo. Ma cos’è nello specifico un corridoio umanitario?

Cosa sono i corridoi umanitari

Come nascono. Le iniziative legate ad un corridoio umanitario possono comprendere diversi interventi in aiuto delle popolazione colpite dalla devastazione legata ai conflitti o disastri naturali: la distribuzione di alimenti, generi di prima necessità o medicinali, il trasferimento dei civili o dei soggetti più a rischio in zone sicure o addirittura l’espatrio dei profughi con metodologie convenzionali e legali. I corridoi umanitari nascono spesso su iniziativa di enti privati che, in accordo con le istituzioni internazionali e locali, organizzano e gestiscono il traffico di personale, beni e risorse che vengono resi disponibili ai civili bisognosi.

Kobane e i suoi fratelli. Un recente esempio di questo tipo di iniziative è stata la mobilitazione internazionale in favore dei combattenti curdi di Kobane: sotto l’iniziativa di alcune associazioni vicine alla causa curda, nell’estate 2015 si è creato un vero e proprio corridoio di solidarietà verso la cittadina al confine turco con la Siria che qui in Italia ha preso il nome di “Carovana a Kobane”. L’iniziativa ha permesso l’arrivo di risorse ed aiuti non solo per le forze armate che combattevano in prima linea, ma anche sopratutto per tutti quei civili in fuga dall’Isis che, oltrepassato il confine siriano, finivano per rifugiarsi nella roccaforte curda isolata dal resto della nazione.

La richiesta di canali umanitari. Negli ultimi tempi, data la situazione instabile sia in Siria che in Libia, si è tornati a parlare in maniera insistente sulla possibilità di aprire nuovi corridoi umanitari verso le zone in conflitto. Lo stesso mediatore Onu Martin Kobler, inviato in Libia per negoziare la pace fra i governi di Tobruk e Tripoli, ha evidenziato la necessità di trovare l’accordo fra le parti per stabilire dei “cessate il fuoco” umanitari ad intervalli regolari per consentire l’ingresso di aiuti per la popolazione civile fortemente provata dalla guerra civile. Anche una parte consistente della società civile europea spinge per la creazione di un canale umanitario con le zone colpite dalla guerra: in tutti i Paesi europei sono nate sul web molteplici petizioni spontanee che richiedono ai rispettivi Governi di coordinare dei corridoi umanitari per garantire il diritto d’asilo ai profughi in fuga dalle guerre in Medio-Oriente e dal Nord-Africa.

Corridoi umanitari: cosa sono e perché funzionano
@agensir

L’iniziativa italiana per i profughi siriani

Libano e Marocco. Sotto l’iniziativa congiunta della Comunità di Sant’Egidio, della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, il nostro Paese ha creato un corridoio umanitario con il Libano ed il Marocco per accogliere i profughi siriani e quelli provenienti dall’Africa sub-sahariana in fuga dall’Isis. Gli obiettivi principale, come evidenziato da Daniela Pompei, responsabile dei servizi ai migranti della Comunità di Sant’Egidio sono quelli di

evitare il traffico di esseri umani, di evitare le morti in mare e far vedere che è possibile utilizzare altri canali di ingresso che non siano le vie dei barconi della morte.

Progetto pilota. Si tratta a tutti gli effetti di un progetto-pilota che gli organizzatori sperano di poter esportare anche nel resto d’Europa. Per finanziare l’iniziativa le comunità cristiane coinvolte hanno fatto ricorso ai proventi derivanti dall’otto per mille donato alla Chiesa Valdese e da altre campagne di raccolta fondi. È stato possibile creare così un sistema di accoglienza che non grava in alcun modo sulle casse dello Stato. Questo ha permesso in maniera veloce di ottenere il sostegno necessario da parte del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell’Interno, attori indispensabili per l’emissione dei documenti necessari all’espatrio e alla ricezione delle richieste di asilo.

Come funziona. Per poter entrare in Italia attraverso il corridoio, deve essere infatti inoltrata la richiesta di visto per motivi umanitari all’ambasciata italiana presente sul territorio del Paese di partenza. Da questo vengono predisposti dei voli regolari che portano i rifugiati nel nostro Paese in maniera sicura, evitando così vie più pericolose come i viaggi sulle carrette del Mediterraneo nelle mani degli scafisti. La selezione delle richieste di accesso viene effettuata dagli operatori degli enti organizzatori presenti nei Paesi di transito affiancati dalle istituzioni di garanzia internazionale quali l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, le ambasciate e le altre agenzie predisposte. Le persone vengono scelte in base al loro “grado di vulnerabilità”.

Le prime 93 persone. I primi profughi sono arrivati proprio il 29 febbraio scorso: 93 persone sono sbarcate a Fiumicino e fra loro si contano 24 famiglie con 41 minori a seguito. Molti arrivano da Homs, la città siriana rasa al suolo da Assad, alleati e ribelli, altri dall’Iraq. Presentano tutti fragilità molto evidenti e situazioni molto serie. Come quella di Dia, un bambino siriano di 8 anni a cui una bomba ha maciullato una gamba: si prenderà cura di lui la Fondazione Zanardi di Bologna (con l’aiuto dell’Associazione Bimbi in Gamba) che metterà a disposizione del bimbo una protesi. Molti degli arrivati sono musulmani ma ci sono anche alcuni cristiani, vissuti per diverso tempo in campi profughi libanesi in attesa di ottenere il via libera per l’espatrio legale. Adesso verranno accolti e smistati in appositi alloggi messe a disposizione dalle comunità cristiane ad Aprilia, Torino, Reggio Emilia, Firenze e Roma stessa. Le stesse si occuperanno anche del loro inserimento nella nuova realtà locale. Nel documento di presentazione della campagna di solidarietà, la comunità di Sant’Egidio specifica proprio:

Una volta arrivati in Italia i profughi non solo sono accolti, ma viene loro offerta un’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori ed altre iniziative. In questa prospettiva viene loro consegnata una copia della Costituzione italiana tradotta nella loro lingua

Cosa sono i corridoi umanitari e come funzionano: l'esperienza italiana grazie alla Comunità di Sant'Egidio, alla Federazione delle Chiese Evangeliche e alla Tavola Valdese
@the conversation

Corridoi umanitari: reazioni e prospettive

I commenti. Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale Gentiloni, riferimento importante nella creazione del corridoio umanitario, ha commentato l’arrivo dei primi profughi lanciando un appello a tutta l’Europa:

per far fronte alla crisi migratoria non servono nuovi muri o steccati, ma operazioni diverse: più cooperazione con l’Africa, l’impegno per il cessate in fuoco in Siria, più decisioni comuni e meno unilaterali.

L’iniziativa ha ricevuto anche gli elogi e i dovuti incentivi anche da Papa Francesco durante all’Angelus dello scorso 6 Marzo:

Come segno concreto di impegno per la pace e la vita vorrei citare l’iniziativa dei corridoi umanitari per i profughi, avviata ultimamente in Italia. Questo progetto-pilota, che unisce la solidarietà e la sicurezza, consente di aiutare persone che fuggono dalla guerra e dalla violenza, come i cento profughi già trasferiti in Italia, tra cui bambini malati, persone disabili, vedove di guerra con figli e anziani.

1000 vite salvate. Il programma prevede che nei prossimi due anni i profughi ad arrivare tramite il canale del corridoio umanitario saranno in tutto 1000: 600 persone dal Libano, 150 dal Marocco e 250 dall’Etiopia. L’iniziativa italiana vuole essere la prima di tante altre esperienze da la replicare anche negli altri Paesi europei: attraverso gli strumenti legislativi dell’UE è possibile creare le basi diplomatiche e burocratiche per rendere possibile l’ingresso e la ricezione delle richieste d’asilo in maniera sicura, mentre i finanziamenti provenienti dalle realtà caritatevoli e l’impegno della società civile si può garantire l’adeguata accoglienza e l’inserimento dei profughi nel tessuto sociale del Paese di arrivo. Con l’apertura di queste vie di ingresso regolari si vuole contrastare in maniera netta il fenomeno degli sbarchi irregolari ed evitare nuove tragedie marittime come quelle che nell’ultimo anno sono costate la vita a centinaia di persone in fuga dalla guerra.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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