Corea del Nord: storia del regime e scenari odierni

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Negli ultimi mesi la situazione in Corea del Nord è precipitata e la tensione con gli USA non è mai stata tanto alta. La nuova “Guerra Fredda” fra le due potenze nucleari mette in gioco la stabilità del Pacifico e apre gli orizzonti a una possibile guerra nucleare. Quali sono le radici storiche di questo conflitto e quali sono gli scenari odierni?

Corea del Nord: prima dei Kim

La storia “moderna” della Corea inizia nel 1897 con la nascita dell’Impero Coreano sotto l’Imperatore Gojong: in quegli anni l’impero comprendeva tutto il territorio della penisola. Nel 1910 il Giappone pose la Corea sotto il proprio dominio con un trattato di annessione unilaterale. Il controllo nipponico sulla regione rimase intatto fino alla fine della II Guerra Mondiale con la resa incondizionata del Giappone agli Alleati. Gli americani avevano già invaso e occupato la Corea da sud, mentre i sovietici erano penetrati dal nord. Dopo i tentativi fallimentari di creare un governo provvisorio unico, a causa delle distanze ideologiche degli occupanti, nel 1948 vennero costituite due nazioni separate in corrispondenza del 38° parallelo: la Corea del Sud, sotto l’egemonia degli USA, e la Corea del Nord, sotto l’influenza russa. Al Sud si tennero le prime elezioni democratiche del Paese che portarono l’elezione di Syngman Rhee come primo Presidente della Repubblica Coreana. A Nord, invece, i russi crearono la nuova Repubblica Democratica Popolare di Corea scegliendo come primo ministro il militare Kim Il-Sung.

La storia della Corea del Nord è la storia della famiglia Kim, a cui l'Unione Sovietica ha assegnato il governo del paese dopo la seconda guerra mondiale
@John Pavelka

La dinastia Kim

Kim Il-Sung era un comandante dell’Armata Rossa di origine coreana. Fuggito dalla Corea dopo l’occupazione nipponica, aveva prestato servizio nell’Armata Rossa assieme ai guerriglieri comunisti coreani. Nel 1946 viene fondato il Partito dei Lavoratori della Corea e Kim ne viene messo a capo. Nel ’48 venne nominato primo ministro. Assunto il potere, approfittò della propria posizione per eliminare tutti gli avversari politici, impegnandosi comunque per risollevare la nazione dopo la guerra e l’occupazione. In linea con le politiche sovietiche, lanciò un piano quinquennale con la nazionalizzazione dell’industria e la collettivizzazione dell’agricoltura.

Nel 1950, a seguito della risoluzione ONU che riconosceva il governo della Corea del Sud il solo legittimo per la penisola e dopo i continui scontri sul confine meridionale, le truppe della Nord violarono la linea del 38° parallelo invadendo il Sud. La Guerra di Corea vide contrapporsi non solo gli eserciti del Nord e del Sud, ma anche le altre potenze egemoni della regione: a sostegno della Repubblica Coreana vi erano gli Alleati, con gli USA in prima linea, mentre la Repubblica popolare era appoggiata militarmente da URSS e Cina.

Il conflitto si concluse solo nel 1953 con un armistizio. Malgrado l’altissimo costo in termini di vite umane e risorse, in Corea del Nord la fine della guerra venne festeggiata come una vittoria contro l’imperialismo statunitense e contribuì a rilanciare la figura del leader Kim Il-Sung. Negli anni ’60, all’interno del blocco sovietico la Corea del Nord riuscì a ritagliarsi uno spazio importante rivelandosi un prezioso alleato diplomatico sia per la Russia che per la Cina. Nel 1972 venne proclamata una nuova Costituzione: Kim Il-Sung assunse la carica di Presidente della Corea del Nord e indicò il figlio Kim Jong-il come suo erede designato. Jong-il venne nominato primo ministro e divenne col tempo una figura sempre più influente nel governo del Paese.

Nel corso degli anni ’70 e ’80 il culto della persona attorno al leader nord-coreano si fece sempre più intenso, tanto che la propaganda arrivò a nascondere le deformità che Kim Il-Sung stava sviluppando sul collo a causa di una calcinosi. Ma la popolarità del leader non evitò al Nord diversi momenti di crisi: le difficoltà nate nel commercio con la Cina, le alte spese militari sostenute per il mantenimento dell’esercito, i sempre più frequenti disastri naturali e una gestione poco accurata delle finanze statali portarono povertà dilagante nel Pease, in netto contrasto con lo stile di vita agevole del Sud. Tuttavia, il pieno controllo dei mezzi d’informazione e la chiusura quasi totale delle frontiere hanno sempre garantito a Kim Il-Sung il totale controllo sul proprio popolo, completamente assuefatto dalla personalità e dalla figura del proprio leader.

La dinastia Kim, che governa la Corea del Nord con il pugno di ferro dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi
@Clay Gilliland

Dagli anni ’90 a oggi

Nel 1994 Kim Il-Sung muore lasciando al figlio Kim Jong-Il la leadership incontrastata. Lo strapotere della famiglia Kim viene mantenuto soprattutto grazie all’appoggio dei generali vicini alla dinastia che hanno sempre goduto di grande prestigio e rilievo all’ombra del dittatore. Kim Jong-Il non si è discostato dalla linea politica assunta dal padre, proseguendo anche il programma nucleare che aveva cominciato a destare forti preoccupazioni nella comunità internazionale. Mentre l’industria bellica prosperava, le condizioni nel Paese diventavano sempre più critiche: nel 1996 a causa di una serie di disastri naturali senza precedenti, ebbe inizio un lungo periodo di carestia che costò la vita a più di 3 milioni di nordcoreani.

Malgrado la crisi umanitaria evidente, la leadership di Kim Jong-Il non venne apparentemente messa in discussione e, dopo il lutto nazionale durato tre anni, la figura del padre cominciò a essere venerata dalla popolazione. Addirittura, nel 1998 venne emanata una nuova Costituzione la quale sanciva che la carica di Presidente della Corea del Nord non potesse essere più ricoperta da nessuno: questo ruolo appartiene “eternamente” a Kim Il-Sung. In politica estera, nello stesso anno i rapporti del Nord con il Sud cominciarono a distendersi, soprattutto grazie alla politica distensiva portata avanti dal presidente sudcoreano Kim Dae-jung, premio Nobel per la Pace nel 2000.

Nel corso del 2008 cominciano a girare le prime voci riguardo la salute precaria del dittatore e alcuni arrivano a ipotizzarne anche la sua morte con insabbiamento da parte dei generali. Le uscite pubbliche di Kim Jong-Il erano effettivamente poco frequenti e la distanza che lo separava dal pubblico nelle poche occasioni in cui si mostrava era tale da poter far pensare l’utilizzo di un sosia. Furono in molti a ipotizzare un complotto dei generali per destituire il deludente figlio del “Padre della Nazione” dopo diversi contrasti relativi alla posizione della Corea del Nord rispetto alle altre potenze asiatiche. Nonostante il clima incerto e i forti dubbi sul suo stato di salute, nel 2009 Kim Jong-Il viene rieletto tramite le ordinarie elezioni di facciata come Presidente della Commissione Nazionale del Partito del Lavoro di Corea comparendo in pubblico per la prima volta dopo un anno e tenendo un discorso programmatico osannato dalla folla in festa. Nel 2011 la televisione di Stato nordcoreana annuncia la morte del leader a causa di un infarto.

L’erede designato a prendere le redini del Paese è il giovanissimo Kim Jong-un, di soli 27 anni. Circondato dagli stessi generali che avevano assistito il padre, il giovane leader punta tutto sul settore bellico per il rilancio dell’economia del Paese mettendo in secondo piano, come i predecessori, il settore agricolo. Per imporsi come guida autorevole e capace agli occhi del popolo cavalca in maniera decisa il sentimento anti-americano. Nel dicembre del 2013 arriva a minacciare apertamente un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, provocando grande preoccupazione fra le diplomazie occidentali.

Celebrazioni a Pyongyang, capitale della Repubblica Popolare della Corea del Nord
@Jordi Bernabeu Farrús

Situazione odierna e alleanze della Corea del Nord

Se l’amministrazione Obama in politica estera era sempre stata cauta nei confronti della Corea del Nord attuando la così detta “strategia della pazienza”, con Trump gli scenari sono cambiati. Il Segretario di Stato, Rex Tillerson, durante una visita in Giappone a metà marzo non ha escluso la possibilità di un attacco preventivo su suolo nordcoreano in risposta a una minaccia concreta. A seguito delle parole di Tillerson, alcune navi militari statunitensi si sono spostate da Singapore verso il Pacifico Occidentale vicino alla Corea del Nord. Dal Paese asiatico continuano le provocazioni, non ultima quella lanciata da Kim Jong-un durante la parata militare per il 105° anniversario dalla nascita del nonno:

Risponderemo a una guerra totale con una guerra totale, e a una guerra nucleare con il nostro stile di un attacco nucleare

Fonti internazionali hanno confermato come la Corea del Nord stia continuando i suoi test missilistici e nucleari ma non è chiaro quale sia stato il loro esito. Il Paese si sta preparando a una guerra, ma non è detto che le forze armate nordcoreane siano effettivamente in grado di poterla sostenere. Al di là delle forti dichiarazioni e lo spostamento di missili verso la Corea del Sud, il governo di Pyongyang non ha fatto niente di concreto per aprire un vero e proprio fronte di guerra.

Nel caso peggiore, rischierebbe comunque di trovarsi da sola a fronteggiare le forze straniere apertamente in contrasto con il regime: gli storici alleati della Cina, che hanno contribuito economicamente anche alla creazione dell’arsenale nucleare nordcoreano, da molto tempo si stanno lamentando della crescente aggressività nordcoreana che potrebbe deteriorare in maniera irreparabile i rapporti economici con Giappone e USA.

Anche l’altro possibile alleato, la Russia sta cercando di trovare una via diplomatica per risolvere il conflitto prima dell’irreparabile. Pur essendo contraria alle sanzioni imposte dall’ONU alla Corea del Nord, il governo russo sta apparentemente lavorando per distendere la tensione. Approfittando dei buoni rapporti con Pyongyang, è probabile che la Russia voglia spingere per una soluzione pacifica per poi far valere le proprie ragioni in altri contesti internazionali delicati come la Siria.

Dall’altra parte, chi si sente più in pericolo dall’atteggiamento del regime sono Corea del Sud e Giappone. Quest’ultimo da sempre preoccupato degli stretti rapporti fra Cina e Nord Corea, si sta da diversi mesi riarmando in vista dello scoppio di un potenziale conflitto che lo vedrebbe coinvolto in prima persona data la vicinanza geografica. Anche il governo sudcoreano sta rivedendo le proprie posizioni riguardo la demilitarizzazione del confine settentrionale e la propria passività nei confronti delle iniziative militari di Pyongyang. Data l’aggressività del regime e l’inefficacia delle sanzioni Onu che non hanno fermato i piani di Kim Jong-un, anche per i sudcoreani i tabù sembrano essere caduti e una nuova guerra di Corea non è più uno scenario così lontano agli occhi della popolazione.

La Corea del Nord vista oggi: Pyongyang
@Marcelo Druck

Corea del Nord: possibili sviluppi

Secondo molti osservatori, è probabile che l’atteggiamento aggressivo del governo nordcoreano sia solo una strategia del regime per poter mantenere saldo il controllo del Paese. Come abbiamo visto, l’incapacità di portare avanti politiche agricole efficienti e la forte dipendenza dal commercio con la Cina hanno portato molti cittadini nordcoreani a uno stile di vita di pura sussistenza. Organi di stampa internazionali parlano di malnutrizione e scarsità di cibo, sopratutto nelle campagne. L’economia nordcoreana basata quasi interamente con l’industria bellica non è in grado di risollevarsi da sola e di questo i vertici del regime sembrano essere consapevoli. Spostare l’attenzione sul nemico straniero, focalizzare l’interesse mediatico sulla forte figura del leader della nazione e censurare le situazioni più disagiate sarebbero solo alcuni esempi di come Kim Jong-un e i suoi generali stiano cercando di manipolare la popolazione per rimanere alla guida del Paese.

La “strategia della pazienza” adottata da Obama prevedeva che il regime sarebbe prima o poi imploso a causa delle sue stesse debolezze strutturali per volontà del popolo. Ma, nonostante la situazione di povertà assoluta in molte zone del Paese, il governo di Pyongyang rimane a galla minacciando una guerra nucleare col resto del mondo. La paura della Corea del Nord ha spinto gli USA a prendere in considerazione un intervento diretto, ma secondo Nina Hachigian, esperta di Corea del Nord ed ex ambasciatrice degli Stati Uniti all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, un attacco preventivo porterebbe più problemi di quanti ne risolverebbe. Su Foreign policy la diplomatica affronta l’argomento allontanando lo scenario di un attacco sul suolo nordcoreano:

Se anche le informazioni ottenute dall’intelligence fossero perfette, il problema principale rimane che Seul è nel raggio di un attacco della Corea del Nord, anche convenzionale. Il numero di persone colpite da un eventuale contrattacco della Corea del Nord sarebbe troppo alto. E una grossa campagna militare nella penisola coreana coinvolgerebbe la Cina e farebbe vacillare l’economia globale. Così come nel caso dell’Iraq, non abbiamo ancora la risposta a una domanda centrale: cosa succede dopo i bombardamenti? Quali sono le migliaia di tappe che portano da un attacco militare a una Corea unita e pacificata?

Proprio la Cina rimane una delle più grande incognite di un eventuale conflitto e al momento probabilmente l’unico vero freno per l’intervento diretto degli USA. Nel caso i rapporti Nord Corea-USA non dovessero distendersi e si arrivasse a un evitabile conflitto, è improbabile che la Cina si schieri apertamente dalla parte del regime, ma non vi sono neanche certezze sulle conseguenze di un suo totale “non intervento” e della reazione di Pyongyang a tale atteggiamento. E non è detto che neanche la Russia sia disposta a scendere in campo su un nuovo fronte oltre a quello siriano. Per quanto lo scoppio di una guerra vera e propria non sia lo scenario più probabile all’orizzonte, la situazione rimane delicata e l’imprevedibilità del regime nordcoreano rimane un fattore di rischio che i Paesi coinvolti non possono fare a meno di considerare nella loro strategia diplomatica.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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