Coppa d’Asia 2015: calcio ma non solo

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Oltre quattro miliardi di persone coinvolte, quasi 60 anni di storia, 44 nazionali a giocarsi l’accesso alle fase finali: la Coppa d’Asia è ormai uno tra i più grandi torneo di calcio internazionale, e raggiunge il primo posto (dopo il Mondiale) se si considera l’incredibile moltitudine di popoli che coinvolge.

Dalla Corea del Sud alle nazioni del Medio Oriente, dall’Indonesia alle regioni ex sovietiche, fino all’Australia, che quest’anno ospita la manifestazione per la prima volta nella sua storia, dopo l’esordio avvenuto nel 2007 e la finale persa nel 2011. La Coppa d’Asia è un trionfo di regioni, popoli e tradizioni diverse, alla quale di recente si sono uniti anche i “socceroos”. Dopo il mancato accesso ai mondiali del 2002, infatti, la federazione australiana ha voluto entrare a far parte della AFC (Asian Football Confederation), lasciando la nativa OFC (Oceania Football Confedereation). Il motivo è presto detto: i socceroos erano cresciuti calcisticamente a un livello troppo elevato per competere con le vicine Samoa, Tonga, Tahiti. Il passaggio alla federazione asiatica fu ufficializzato nel marzo del 2005, e da allora l’Australia è a tutti gli effetti una regione calcisticamente asiatica, tanto che anche i suoi club giocano nella AFC Champions League, dove l’anno scorso ha trionfato per la prima volta il Western Sydney Wanderers.

Coppa d’Asia 2015: 16esima edizione di una competizione che ha attraversa la storia

La Coppa d’Asia nasce nel 1956 a Hong Kong. All’epoca si giocava un semplice girone all’italiana con 4 squadre a sfidarsi tra loro. Una fu la nazionale dei padroni di casa, le altre tre erano Corea del Sud, Vietnam del Sud e Israele, che raggiunsero le fasi finale dopo un breve torneo di qualificazione. Vinsero i coreani, che poi fecero doppietta nel torneo del 1960, organizzato in casa, tuttora l’ultimo trionfo per la Corea del Sud. Nel ’64 fu la volta di Israele, anche’esso vincitore in casa, nell’unico titolo prima dell’uscita dalla confederazione asiatica: durante i giochi asiatici del ‘74, infatti, sia la Corea del Nord sia il Kuwait, si rifiutarono di giocare contro la nazionale dello stato ebraico, che venne poi escluso dalla Afc su proposta della nazionale araba (17 voti favorevoli contro 13, con 6 astensioni). Israele passò addirittura per la federazione oceanica (con cui tentò la qualificazioni ai mondiali ’86 e ’90) prima di entrare a far parte ufficialmente della Uefa dal 1991.

A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 la Coppa d’Asia fu dominata dell’Iran, che vinse tre edizioni consecutive, due delle quali giocate in casa. Il torneo intanto iniziava a crescere sia di livello sia di fascino, e le squadre a partecipare alla fase finale divennero prima 10, poi 12, fino alle attuali 16. Dopo il successo del Kuwait nel 1980, è stato il binomio formato da Giappone a Arabia Saudita a farla da padrone. Sommate infatti, le due nazionali hanno vinto 7 delle ultime 8 edizioni, con l’unica eccezione della splendida vittoria dell’Iraq nel 2007.

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Quella di quest’anno passerà alla storia anche per essere la prima edizione in cui gioca la Palestina, qualificatasi grazie alla vittoria della AFC Challenge Cup, un torneo riservato alle nazionali minori e che assegna un posto alle fasi finali. All’esordio i palestinesi hanno subito un netto 4-0 dal Giappone, ma il risultato è passato, naturalmente, in secondo piano.

L’orgoglio che ho provato è indescrivibile. La cosa più importante è che sia stata innalzata la bandiera della Palestina e che sia risuonato il nostro inno in Australia. Vogliamo dimostrare al mondo che, con tutti i problemi che abbiamo, possiamo anche giocare a calcio

È il commosso commento del ct Ahmed Al Hassan al termine della gara d’esordio contro i campioni in carica. Oggi si è giocata la seconda partita e la squadra palestinese è stata sconfitta 1-5 dalla Giordania. Possiamo solo immaginare però la gioia di Ihbeisheh, autore del primo gol della storia della Palestina in Coppa d’Asia all’85’.

Il torneo, che da domani vedrà in scena il terzo e ultimo turno dei gironi eliminatori, si concluderà il 31 gennaio a Sidney. Già certe dei quarti di finale Australia e Corea del Sud, Cina, Emirati Arabi e Iran.

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Statistico atipico, ha curato la sezione Sport e amministrato i profili social di Le Nius. Formatore nei corsi di scrittura per il web e comunicazione social, ha fondato e conduce il podcast sul calcio Vox2Box e fa SEO a Storeis. Una volta ha intervistato Ruud Gullit, ma forse lui non si ricorda.

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