Conseguenze elettorali sul governo Renzi: Pd più forte, riforme ancora difficili4 min read

30 Maggio 2014 Politica Politica interna -

Conseguenze elettorali sul governo Renzi: Pd più forte, riforme ancora difficili4 min read

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Conseguenze elettorali sul governo RenziIl risultato delle ultime elezioni europee parla chiaro: il Governo Renzi ha la fiducia degli elettori italiani. La legittimazione popolare che mancava al giovane premier è arrivata. Lo stesso Renzi prima del voto aveva detto che “questo voto non sarà un test sul Governo”, ma verosimilmente neanche lui ha creduto troppo alle sue stesse parole. L’attuale esecutivo ha adesso il dovere di attuare le tanto sbandierate riforme. Ma ci riuscirà? I rapporti di forza nella sua composizione sono forse cambiati? E che ne è delle opposizioni?

Con la fiducia data dai numeri, il Governo continuerà a perseguire i propri obiettivi. Ma le cose non saranno più facili, visti che i numeri restano molto esigui in Senato e per fare le riforme saranno necessari da una parte la fedeltà del Nuovo Centro Destra, salvatosi appena nelle urne, e soprattutto di Silvio Berlusconi, che da oggi sa che Renzi è il nemico. Con una maggioranza così sfilacciata, basterà l’egemonia del Partito Democratico nei numeri elettorali per portare avanti un vero processo riformatore?

È molto difficile dirlo ma l’impresa è tutt’altro che semplice.

Il Nuovo Centro Destra di Alfano ha subito un brutto ridimensionamento rispetto alle aspettative: questo potrebbe, di fatto, causare instabilità nel governo. Lo strapotere del PD potrebbe spostare verso quest’ultimo i rapporti di forza all’interno della composizione del governo, lasciando al Ncd un ruolo puramente marginale.

Bisogna però tenere conto che i numeri nel Parlamento Italiano e la composizione dei gruppi non è, per il momento, cambiata. I parlamentari vicini ad Alfano, garantendo la maggioranza per il Governo al Senato, hanno ancora un forte di potere di controllo sull’operato dell’esecutivo. Questo mantiene alto l’influenza della componente del Ncd nel Consiglio dei Ministri. Visto il risultato deludente, al partito può quindi convenire di continuare a sostenere il Governo portando avanti le riforme e cercando di ottenere risultati positivi che possano portare in seguito nuovi consensi.

Le ambizioni del Ncd saranno senza dubbio definite anche dal futuro di Forza Italia. Il partito di Berlusconi è, come previsto, uscito malconcio dalla tornata elettorale europea e i propri dirigenti si stanno interrogando sul loro futuro. Nella campagna elettorale è venuta a mancare l’incisività mediatica che aveva sempre contraddistinto il partito e le vicende giudiziarie del leader lo hanno pesantemente condizionato.

Se Berlusconi, o chi per lui, non troverà il modo di rinnovare l’immagine e la proposta politica di FI, il rischio che si corre è un esodo di massa verso i cugini di Ncd.

Per il momento, Forza Italia mantiene il suo ruolo nell’opposizione, ma non è escluso che si apra a possibili trattative col Governo per concertare riforme future, come già successo per l’Italicum. Quello che è certo è che il partito ha bisogno di una svolta: che sia una nuova alleanza strategica con la Lega od un riavvicinamento agli esuli del Ncd, il partito di Berlusconi deve uscire dal proprio immobilismo e tornare a proporre alternative concrete per il centro-destra italiano.

Una nuova possibile alleanza con la Lega Nord di Salvini sembra comunque rimanere uno scenario più che plausibile. Dopo il sostegno del Pdl al Governo Monti e il passaggio in quella occasione della Lega all’opposizione, i rapporti fra le due forze politiche a livello nazionale non si sono mai riallacciati del tutto. La crescita dei leghisti nelle ultime elezioni e la debacle di FI potrebbero però spingere i rispettivi leader a riformare la vecchia coalizione: Forza Italia rimane comunque il terzo partito italiano e una coalizione con l’attuale Lega di Salvini, quarta forza politica a livello nazionale, potrebbe risollevare le sorti di entrambi i partiti. A livello parlamentare non ci sarebbero grandi differenze, visto che i rispettivi gruppi si trovano all’opposizione, ma il portare avanti un’opposizione unita con obiettivi comuni potrebbe rafforzare l’influenza che questi eserciterebbero nell’iter legislativo. Un’opposizione compatta è comunque più influente di tante opposizioni frammentate.

In questa opposizione non entrerà sicuramente il Movimento 5 Stelle: dopo un silenzio durato per le prime 24 ore nel post-risultati, Grillo tramite un video messaggio sul proprio blog ha ammesso la sconfitta e punzecchiato gli elettori “pensionati”; ma ha fatto sapere che il MoVimento continuerà per la sua strada solitaria di primo partito d’opposizione.

Di parere diverso sembrano però essere deputati eletti del movimento: nella riunione post-elettorale è stato evidenziato quanto la linea dura tenuta dai parlamentari 5 stelle sia stata controproducente per il movimento stesso e come il ruolo e le iniziative di Grillo in campagna elettorale abbiano avuto un effetto ambiguo sull’elettorato. Il dialogo interno sembra essere iniziato ma solo nelle prossime settimane vedremo a cosa realmente porterà la sconfitta elettorale all’interno del Movimento.

Immagine| Europa

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Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it
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