Come voteranno gli sportivi al referendum del 4 dicembre

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come votano gli sportivi al referendum
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Basta un sì. Basta anche che qualcuno, nella fattispecie Olimpia Troili del «Comitato Giovani Giuristi per il Sì», fermi in una palestra di Montemario Diego Armando Maradona perché quest’ultimo, di passaggio a Roma per la Partita della Pace, si lasci convincere a fare un sorriso a trentadue denti e a ripetere lo slogan del Comitato per il Sì. L’ex nazionale di scherma ha assicurato di non voler abusare dell’immagine di nessuno, ma di trovare simpatica l’idea di «coinvolgere il più grande calciatore di tutti i tempi».

Probabilmente il Pibe de Oro, che ha sconfitto avversari ben più potenti del CNEL, non ha una posizione sulla riforma costituzionale; di questi tempi, però, se non ti esprimi, qualcuno lo farà per te, come ben sa Francesco Totti, la cui immagine con le quattro dita rivolte alla Juventus è finita sui manifesti dei sostenitori del no, spingendo il numero 10 a intervenire pubblicamente per chiedere di evitare strumentalizzazioni e ricordare che il «dibattito elettorale dovrebbe essere circoscritto al civile confronto sul merito del referendum».

Renzi? Mi piace il suo vigore, il suo dinamismo, trasmette entusiasmo.
(Gianluigi Buffon)

Chi si è schierato, ormai da tempo, è Gianluigi Buffon: il portiere, in passato sospettato di simpatie fasciste e protagonista poi di meno tenebrose passioni per Monti (per «il suo stile austero e la sua immagine di uomo di cultura»), ora si è invaghito di Renzi («mi piace il suo vigore, il suo dinamismo, trasmette entusiasmo») e apprezza particolarmente «la fine del bicameralismo perfetto, una particolarità che abbiamo solo noi in Italia e che allunga enormemente i tempi delle decisioni»: un sì convintissimo, quindi, nemmeno lambito da timori riguardanti la legge elettorale, che allo juventino piace perché darà «stabilità ai futuri governi», ma oggetto di polemiche estive scatenate dal famigerato Roberto Calderoli.

Il senatore leghista ha infatti notato, a luglio, che «il nome di Gigi Buffon è stato cancellato dal sito con i personaggi illustri che si sono schierati tra i sostenitori del “sì” al prossimo referendum sulle riforme e a questo punto i quesiti sono due: o Buffon ha cambiato idea, ed ha chiesto lui di essere cancellato, o peggio ancora il comitato del “sì” ha usato il nome di Buffon fino a quando la Nazionale era in corsa all’Europeo e adesso che è stata eliminata lo ha letteralmente scaricato cancellandolo dall’elenco dei sostenitori».

Non mi spiacerebbe che ci fossero meno politici.
(Vincenzo Montella)

Aperto al cambiamento, ma con posizioni più sfumate, il tecnico del Milan Vincenzo Montella, il quale, forse dopo lunghi dibattiti con Kucka e Bonaventura, punta soprattutto a indebolire la casta, senza avere però le idee chiare sul nuovo Senato: «Non mi spiacerebbe che ci fossero meno politici, poi sul criterio di elezione non saprei». Non si dilunga troppo Marcello Lippi, il cui appoggio al Sì assume i toni di una scelta di campo netta, che non ha bisogno di troppe spiegazioni: «Innovare o conservare? In questo caso finalmente… innovare! Io voterò Sì».

In che ruolo giocherebbe Renzi? In attacco!
(Arrigo Sacchi)

Tra gli entusiasti è da annoverare anche Arrigo Sacchi, al quale il No fa lo stesso effetto del catenaccio, tanto da portarlo a dissentire con Berlusconi: «Il pessimismo ingessa, costringe a giocare in difesa, e quando giochi in difesa non puoi creare qualcosa, si perdono creatività, autostima, idee. Mi auguro che Renzi riesca a cambiare la Costituzione e che gli italiani non abbiano paura. Rischiamo di mettere in difficoltà tutte le generazioni future. In che ruolo giocherebbe Renzi? In attacco!”

Non so se Renzi si debba dimettere in caso di sconfitta, perché Renzi cambia opinione spesso.
(Renzo Ulivieri)

Cercando bene, tra gli allenatori si trova anche un sostenitore del No come Renzo Ulivieri: «Questa riforma è un abbassamento della democrazia, ecco perché siamo contrari. Chi è contrario al nostro pensiero dice che siamo retrogradi e non vogliamo cambiare, ma noi siamo convinti che una Costituzione deve stare ai tempi, sappiamo quando è nata e ne conosciamo la bellezza: sappiamo anche che deve essere corretta in certi aspetti, ma non nella direzione dove la vogliono correggere Renzi e Boschi, ovvero il depauperamento del Parlamento e il rafforzamento del governo».

Il presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, che secondo Buffon sarebbe possessore di un busto di Stalin, non si azzarda però a tracciare scenari su quanto accadrà a partire dal 5 dicembre: «Non so se Renzi si debba dimettere in caso di sconfitta, perché Renzi cambia opinione spesso. Questo è un governo che a me non piace e non piacerà mai, con tutte le modifiche e miglioramenti che può fare».

Rifarei il mio urlo per il Sì.
(Marco Tardelli)

In generale, però, nel mondo dello sport sembrano prevalere sostenitori della riforma ed, eventualmente, scettici e indecisi. Sono dalla parte del Sì Alex Zanardi, che in un tweet ha ricordato che «rispettare chi la pensa diversamente sarebbe un dovere»; Bruno Pizzul, che non vede alcun rischio autoritario e considera anzi la riforma «l’ultima occasione per rinnovarsi davvero»; il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, intervenuto nel dibattito con una lettera aperta all’Ansa, nella quale, da «italiano che ama profondamente il nostro paese» e «italiano orgoglioso», invita a uscire da «anni di immobilismo, che ci hanno condotto in una palude che soffoca le migliori energie imprenditoriali», ricordando al tempo stesso che «chi governa oggi dovrebbe capire che il voto non sarà un’investitura popolare o la consacrazione di un modello politico».

Tagliano solo duecento poltrone? Pensavo di più.
(Fulvio Collovati)

Grazie a un articolo di Repubblica conosciamo anche gli schieramenti all’interno dell’Italia campione del mondo nel 1982. Nessun dubbio per Marco Tardelli, disposto a tutto per far sentire il suo appoggio alla riforma («Rifarei il mio urlo per il Sì. Farà bene all’Italia e sicuramente consentirà di cambiare qualcosa nel nostro Paese»), Giancarlo Antognoni («Sono tifoso di Renzi. Un suo amico. E io ero il suo idolo in campo. La conoscenza aiuta. Voto Sì per il futuro dei figlioli e speriamo sia la volta buona») e un Fulvio Collovati che non ha alcun bisogno di essere convinto («Voterò assolutamente Sì, mi basta la motivazione del taglio dei costi. Le spese vanno ridotte davvero, ormai è una misura di buon senso») e avrebbe osato anche di più («Tagliano solo duecento poltrone? Pensavo di più»); indecisi Beppe Bergomi («Mi informerò con la tv e con il web, ma non baserò la mia scelta sul premier») e Bruno Conti; sospettoso Paolo Rossi, che vede di buon occhio «l’innovazione, il miglioramento, un’Italia più snella», ma considera Renzi «troppo accentratore». E poi c’è Dino Zoff, uomo di poche parole:

Non sono affatto indeciso, ma non le dico come voterò. Le carrellate di traino mi disgustano.
(Dino Zoff)

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