Come nasce una mappa: intervista a Giuliano Ramat

di
come-nasce-una-mappa
@gismap.it

Il nostro ciclo sulle Mappe dei Viaggiatori si chiude con un approfondimento sui cartografi contemporanei per scoprire come nasce una mappa e che cosa c’è dietro alla realizzazione di una mappa cartografica. Gli strumenti chiave della cartografia contemporanea sono i Software GIS (ndr Geographic Information System) e i più noti dispositivi GPS (Global Positioning System, in italiano Sistema di Posizionamento Globale). Ce li racconta Giuliano Ramat, cofondatore di GISMAP, dove coordina le attività didattiche in partenariato con l’Associazione gvSIG, consulente e coordinatore di progetti di cooperazione allo sviluppo per conto del governo italiano, di istituzioni internazionali e del mondo no profit.

1. Giuliano, ci racconti come è nato il tuo interesse per la cartografia e i suoi strumenti?

Dopo la laurea in Scienze Forestali, come la maggior parte dei neolaureati italiani, mi sono guardato intorno per cercare un Master qualificante ed ho trovato molto interessante un corso professionale, ora diventato Master Universitario, che si svolgeva presso l’Istituto Agronomico per l’Oltremare su “Telerilevamento e GIS per la Valutazione delle Risorse Naturali”. È un master internazionale, in inglese, con studenti provenienti dai Paesi in Via di Sviluppo (PVS), molto applicativo e non troppo teorico. La cosa mi piacque moltissimo, fui selezionato, conclusi il master e partii subito dopo per il mio primo lavoro per la FAO a Nairobi nel quadro del progetto AFRICOVER. Da quel momento in poi ho cominciato a girare in vari PVS a fare e ad insegnare cartografia applicata soprattutto al settore ambientale, ma non solo.

2. Come nasce una mappa e che lavoro comporta la sua realizzazione?

Molte persone pensano che fare una mappa sia una cosa facile e banale, uno schiocco di dita ed una carta si crea quasi magicamente da sola. Purtroppo non è così; per capire come nasce una mappa bisogna considerare che c’è tutta una fase preliminare, da fare a computer spento, in cui si decide quali dati raccogliere, come strutturarli, quali sono i dati già esistenti ed interessanti (che spesso vanno armonizzati e resi utilizzabili in ambiente GIS); tutto questo logicamente va sempre fatto in accordo con la controparte locale per far sì che il progetto abbia un senso, un interesse ed una sostenibilità e non si limiti ad un esercizio accademico inutile e fine a se stesso.
Una volta raccolti, i dati vanno presentati al cliente o partner attraverso mappa o soluzioni web; non bisogna mai dimenticare che la mappa spesso viene letta da personale non tecnico e che rappresenta il biglietto da visita più immediato e diretto del nostro lavoro; proprio per questo è veramente necessario prestarvi la massima cura ed attenzione affinché la mappa risulti un prodotto allo stesso tempo esaustivo, esteticamente valido e di facile lettura per chiunque.

3. Quali sono usi e potenzialità di software GIS open source e GPS?

Oramai risulta quasi impossibile tenere i due prodotti separati, dato che sono diventati accessibili praticamente a tutti. I GPS sono disponibili anche su smartphone estremamente economici ed i GIS open source sono disponibili a costo zero e tradotti in moltissime lingue. Risulta quindi facilmente comprensibile come chiunque abbia voglia di addentrarsi in questo mondo lo possa fare; con moltissime applicazioni gratuite su smartphone GPS è estremamente facile prendere sul campo punti, linee e poligoni, collegandoci informazioni e foto, per poi rientrare in ufficio e caricare il tutto in un GIS. A questo punto si possono fare analisi più o meno complesse in base alle informazioni raccolte, alla posizione geografica degli elementi per poi produrre mappe tematiche o file da visualizzare, spedire e condividere sui servizi online che oramai tutti usano e conoscono, come Google Earth .

4. Quali sono i loro principali ambiti di applicazione?

Se non avessi paura di essere tacciato di megalomania direi che sono infiniti. Qualsiasi elemento che abbia una componente geografica, ovvero che sia localizzabile sul territorio, può essere analizzato attraverso soluzioni GIS/GPS. Penso alle analisi ambientali, alle problematiche socio-economiche, agli studi sulle produttività agricole, al monitoraggio della biodiversità e degli eventi catastrofici naturali, ai vari tipi di catasto urbano e rurale, ma potrei continuare a lungo. Volendo essere provocatorio, potrei dire che l’unico limite nell’utilizzo dei dati è rappresentato dalla “fantasia professionale” delle persone coinvolte e dalla loro capacità di immaginare ambiti e procedure di analisi spaziale del dato. Resta inteso che, secondo me, qualsiasi attività tecnica dovrebbe essere affiancata da un’adeguata componente di formazione affinché i beneficiari si approprino non solo del prodotto finale ma anche della metodologia e degli strumenti adottati, in modo da poterla replicare in maniera indipendente in un secondo momento. L’esperienza maturata nei progetti che ho seguito nei PVS mi porta a dire che molto spesso c’è un fortissimo desiderio di apprendimento da parte dei tecnici locali di questi strumenti innovativi che poi, più frequentemente di quanto si possa credere, riescono ad applicare nel loro lavoro quotidiano con risultati veramente più che apprezzabili.

5. Ci racconti brevemente un progetto particolarmente interessante a cui hai lavorato o stai lavorando?

Oltre alle consolidate attività di formazione che regolarmente svolgiamo in partenariato con Volontari Per lo Sviluppo e con l’Associazione gvSIG, e che ci danno davvero molte soddisfazioni, mi piace parlare di due progetti che abbiamo svolto in Africa orientale per conto di due ONG italiane; in Kenya con CEFA ed in Somaliland con Terre Solidali. In Kenya la finalità del progetto era quella di monitorare e gestire una zona forestale fortemente soggetta a prelievo illegale di legname, mentre in Somaliland si trattava di porre le basi per un catasto urbano, e quindi c’era necessità di rilievi estremamente precisi. Tutto questo, considerando che la controparte locale era completamente a digiuno di GIS e GPS, è stato realizzato direi con un buon successo ed apprezzamento da parte del personale in loco. Chi volesse sapere qualcosa in più di queste due attività può vedere la presentazione fatta da Alessio Puccini (qui sotto), collaboratore di GISMAP, durante la 10ma edizione delle Giornate Internazionali di gvSIG, svoltasi a Valencia nel dicembre 2014.

 

6. Quali sono, secondo te, le possibili applicazioni di questi strumenti nel settore del turismo?

Provo a pensare secondo uno schema geometrico GIS a punti, linee e poligoni: il censimento di tutti le attività artigianali tipiche di una zona ed i siti archeologici; i sentieri storici e le strade panoramiche; le aree ricreative all’interno di un bosco e le zone umide dove effettuare bird watching. Questi sono solo pochissimi esempi ma per tutte queste, così come altri argomenti di interesse turistico, credo che la direzione principe sia costituita dalle applicazioni web o smartphone, o una combinazione delle due, in grado di rendere il turista tanto un beneficiario standard del servizio quanto, per chi ne abbia voglia e capacità, un dinamico protagonista in grado di arricchire con informazioni questa moderna versione della guida turistica cartacea, sempre affascinante ma che oramai risulta un poco segnata dagli anni. Vedo però un grosso rischio nel rendere tutti possibili nutritori di informazioni, sia turistiche che di altro tipo: la possibilità che questa nuvola di dati geografici si trasformi in una giungla informaticamente anarchica e quindi difficilmente utilizzabile. Anche lasciando la possibilità che chiunque, mosso dalle migliori intenzioni, possa alimentare questo sistema geografico, credo che si debba sempre e comunque identificare un istituto in grado di raccogliere ed armonizzare i dati ricevuti per poterli riproporre all’utente finale in modo che risultino allo stesso tempo semplici ma professionali. Mi auguro comunque che il binomio GIS Open Source/GPS risulti sempre di più facile accesso e che lo si possa vedere applicato in un numero crescente di casi studio e ricerche.

Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può contattare Giuliano Ramat all’indirizzo ramat@gismap.it o andare sul sito di GISMAP.

Segnala un errore

Il disegno e la progettazione mi hanno sempre appassionato. Dopo la laurea in architettura mi sono specializzata in pianificazione urbana nei paesi in via di sviluppo. Attualmente sono una ricercatrice in turismo responsabile. Che dire? Viaggi, scarabocchi e coinquilini – pelosi e pennuti – caratterizzano le mie avventure e ‘disavventure’…

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

turismo in usa

Trend del turismo in USA all’era di Trump: West o East Coast?

Qualche cambiamento negli Stati Uniti di Trump si avverte anche a livello turistico, con un trend di crescita del turismo internazionale debole. Come è cambiato il turismo internazionale in USA? Quanti europei hanno scelto gli USA per le loro vacanze? E per quali mete?
Torna su