Come funziona il governo italiano

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Dopo aver visto come funzionano Camera e Senato, approfondiamo l’organo esecutivo del nostro Stato: il Governo.

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Come funziona il governo italiano

Dove si riunisce. La sede del Governo è Palazzo Chigi, situato nel pieno centro di Roma tra Via del Corso e Piazza Colonna.

La nomina. L’articolo 92 della nostra Costituzione stabilisce che: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri”. A differenza di quanto viene percepito durante la campagna elettorale, il Presidente del Consiglio non viene eletto in maniera diretta dai cittadini: il partito o la coalizione vincitrice delle elezioni politiche propone al Presidente della Repubblica il nuovo Primo Ministro, che riceve proprio dal Capo dello Stato l’incarico di formare il nuovo Governo. Una volta che il nuovo Governo ha prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica, il Consiglio dei Ministri deve presentarsi entro 10 giorni in Parlamento ed ottenere la fiducia per confermare la presenza alla Camera e Senato delle maggioranze necessarie a governare.

I suoi organi. Il Governo è un organo costituzionale le cui componenti sono definite ed elencate nell’articolo 92 della Costituzione Italiana. Le sue funzioni e le modalità di nomina sono specificate negli articoli 93, 94 e 95 sempre della nostra Costituzione.

Presidente del Consiglio. In ambiente giuridico, il Presidente del Consiglio è spesso definita come figura “prima fra i pari”: il suo compito principale è infatti quello di coordinare e sovrintendere il lavoro degli altri ministri riuniti nel Consiglio dei Ministri. È comunque responsabile in prima persona della politica generale del Governo e convoca e presiede le riunioni del Consiglio stabilendone l’ordine del giorno. Per aiutarlo a svolgere la sua funzione di indirizzo politico, è presente la Presidenza del Consiglio dei ministri, degli uffici appositi creati per rafforzare la sua influenza l’influenza nei confronti sia degli ministri che degli altri soggetti politici. Nel caso di dimissioni del Presidente del Consiglio, tutto il Governo viene dichiarato “caduto” e si apre la così detta crisi di Governo. Data l’importanza del Primo Ministro all’interno dell’esecutivo, i diversi Governi che si sono succeduti nella storia italiana hanno preso il nome dal loro Primo Ministro (es. attuale Governo Conte II).

immagine di Palazzo Chigi, sede del governo italiano
@Palazzo Chigi

I ministri. I ministri vengono proposti dal Presidente del Consiglio incaricato e nominati dal Presidente della Repubblica. Possono assumere la carica di ministro anche individui che non siedono nel Parlamento. Ogni Ministro è a capo di un determinato ministero (anche detti dicasteri) il cui numero e competenze sono definite dalla legge. La legislazione attuale prevede la nomina obbligatoria di tredici ministeri: Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell’Interno, Ministero della Giustizia, Ministero della Difesa, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ministero della Salute. A questi si affiancano anche i così detti Ministri senza portafoglio: sono ministri che non hanno sotto di loro alcun ministero ma che per esercitare le proprie funzioni ed attuare le proprie iniziative si appoggia agli uffici degli altri ministeri o enti statali. Spesso dirigono dipartimenti specializzati formati all’interno dell’ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ogni Primo Ministro può nominare a sua discrezione i ministri senza-portafoglio sulla base degli obiettivi di Governo e sull’indirizzo politico che vuole seguire durante il proprio mandato. Ogni Ministro risponde in maniera individuale per gli atti compiuti in autonomia dai propri Ministeri, mentre risponde in maniera collegiale per gli atti che coinvolgono il Consiglio dei Ministri nella sua interezza.

Il Consiglio dei Ministri. È l’organo collegiale nel quale si riuniscono Presidente del Consiglio e tutti i ministri. La struttura costituzionale del nostro Stato rende Il Consiglio dei Ministri il principale detentore del potere esecutivo: sotto l’influenza del Presidente del Consiglio ed il lavoro dei ministri, la sua attività è indirizzata al rendere concreto un determinato indirizzo politico che dovrebbe essere un riflesso delle scelte elettorali dei cittadini.

I sottosegretari. Vengono designati dal Consiglio dei Ministri ed affiancano i relativi ministri nell’esercizio delle loro funzioni. Possono partecipare alle sedute del Parlamento in rappresentanza del ministro a cui fanno capo ed ottengono la nomina di vice-ministro se messi a capo di dipartimenti interni al ministero. Fanno parte del Governo in maniera “subordinata” e per questo motivo non partecipano alle riunioni del Consiglio dei Ministri. Il loro incarico decade con le dimissioni del Governo.

Le funzioni. Il Governo esercita buona parte delle sue funzioni attraverso il lavoro del Consiglio dei Ministri. Quali sono le sue prerogative?
⁃ è al vertice della struttura amministrativa dello Stato;
⁃ ha poteri di iniziativa legislativa, potendo presentare disegni di legge in Parlamento;
⁃ sotto delega del Parlamento, può emanare decreti legislativi aventi forza di legge;
⁃ può emanare decreti legge per rispondere rapidamente a particolari esigenze in caso di emergenza o bisogno, ma questi devono poi essere rettificati dal Parlamento entro 60 giorni. Questo istituto continua, tuttavia, ad essere abusato malgrado i continui richiami della Corte Costituzionale: è dai tempi della Prima Repubblica che diversi Governi hanno utilizzato lo strumento dei decreti legge per arrivare ai propri scopi senza dover passare in via preliminare per le aule parlamentari;
⁃ negli ambiti di loro competenza, i ministeri hanno la facoltà di emanare regolamenti, fonti normative di secondo grado, per attuare nel dettaglio le disposizioni delle leggi ordinarie;
⁃annualmente presenta al Parlamento il Bilancio dello Stato che deve essere approvato da Camera e Senato entro il 31 Dicembre di ogni anno;
⁃ può sollevare quesiti di legittimità per le leggi regionali;
⁃ prende le decisioni più importanti relativi agli aspetti della politica estera.

La crisi di Governo. Il Parlamento può far cadere il Governo attraverso una mozione di sfiducia: su proposta di almeno un decimo dei componenti di una delle due Camere, può essere richiesta in aula una votazione per “sfiduciare” il Governo, togliendo quindi l’appoggio del Parlamento al lavoro dell’esecutivo. Nel caso la mozione di sfiducia ottenesse la maggioranza richiesta anche in un solo ramo del Parlamento, l’esecutivo viene dichiarato “caduto” e tutto il Consiglio dei Ministri è costretto alle dimissioni. Si apre così la fase di crisi del Governo, durante la quale il Presidente della Repubblica è chiamato a fare le sue valutazioni: nel caso si trovasse in Parlamento una nuova stabile maggioranza, allora il Capo dello Stato può affidare ad un nuovo Primo Ministro l’incarico di formare un nuovo Governo; in caso contrario, la più alta carica dello Stato è costretta a sciogliere anticipatamente le Camere portando quindi a nuove elezioni. Fino all’insediamento del nuovo Governo, i ministri dimissionari continuano a svolgere le attività legate strettamente alla funzione amministrativa dello Stato.

Sfiduciare un ministro. È anche possibile per il Parlamento sfiduciare un unico ministro. In questo caso, a doversi dimettere sarebbe il singolo ministro e non tutto il Consiglio. Nella storia della Repubblica italiana non si sono mai registrati casi di dimissioni per sfiducia individuale poiché, sotto la pressione del Consiglio dei Ministri, in buona parte dei casi i ministri contestati hanno presentato le proprie dimissioni prima della votazione in aula. Vi è anche la possibilità per lo stesso Governo di porre la fiducia anche su una singola proposta di legge. Solitamente questo tipo di manovra viene effettuata per ricompattare la propria maggioranza parlamentare sugli argomenti più controversi e discussi: qualora i parlamentari della maggioranza non votassero compatti, si aprirebbe quasi sicuramente una crisi di Governo che potrebbe portare come estrema conseguenza, come abbiamo visto, lo scioglimento del Parlamento.

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Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it

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