Come funziona l’asilo politico negli altri paesi europei

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Una bambina richiedente asilo in Europa
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Mai come in questi anni tutti noi abbiamo preso familiarità con parole come rifugiati, richiedenti asilo, profughi, migranti. Ma chi sono esattamente i rifugiati politici? Come lo diventano? E come funziona l’asilo politico in paesi come Francia, Germania e Spagna?

Diritto di asilo: una definizione

Il “diritto di asilo” è la protezione che una persona può richiedere presso una nazione quando viene perseguitata nel proprio Paese d’origine. Secondo l’articolo 14 della Dichiarazione dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

La “Convenzione relativa allo status dei rifugiati”, adottata dagli Stati delle Nazioni Unite nel 1951, attribuisce lo status di “rifugiato” a coloro che hanno diritto ed esercitano il diritto di asilo. La stessa Convenzione pone paletti molto chiari per gli Stati contraenti in cui i perseguitati riescono a fuggire. In particolare, l’articolo 31 recita: “Gli Stati Contraenti non prenderanno sanzioni penali, a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegali, contro i rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate nel senso dell’articolo 1, per quanto si presentino senza indugio alle autorità e giustifichino con motivi validi la loro entrata o il loro soggiorno irregolari”

Inoltre, secondo l’articolo 33: “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.”

Per tutelare la corretta attuazione della Convenzione, è stato istituito l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), organismo internazionale con cui i Paesi devono confrontarsi nella definizione delle proprie politiche di accoglienza.

La normativa comunitaria sul diritto d’asilo

Per rispondere al grande afflusso migratorio che l’Europa sta attraversando nell’ultimo decennio, i membri dell’UE hanno rivisto le norme di accoglienza comunitaria con il Regolamento di Dublino del 2013. Lo scopo principale del Regolamento è quello di impedire ai richiedenti asilo di presentare domande in più Stati membri. Questo approccio ha però messo in forte difficoltà gli Stati di confine dell’Unione, Italia inclusa: il primo Paese di arrivo è infatti incaricato di trattare la domanda, ma spesso questi sono meno in grado di offrire sostegno e protezione adeguate ai richiedenti asilo. Proprio per questo motivo, molti di coloro che subiscono i trasferimenti non sono poi in grado di accedere alla procedura per la richiesta dell’asilo. Inoltre, lo Stato individuato dal Regolamento Dublino come competente a esaminare la domanda sarà poi anche lo Stato in cui la persona dovrà restare una volta ottenuta la protezione: perciò un migrante riconosciuto come rifugiato dall’Italia non ha la libertà di stabilirsi entro i confini europei.

Ormai da tempo si discute di una revisione degli accordi di Dublino e dell’attuazione concreta delle tanto discusse quote di accoglienza, ma la resistenza di alcuni membri dell’Unione ha frenato tali iniziative. Ogni Stato membro mantiene comunque la piena autonomia sulle procedure di accoglienza per le domande di asilo. Vediamo assieme come funziona nei principali Paesi europei.

L’asilo politico in Francia

La Francia è il secondo stato europeo con più domande di asilo in Europa (la prima è la Germania). Le fasi per ottenere l’asilo sono molte e prevedono un lungo tempo di attesa: prima di tutto, bisogna comunicare la propria residenza e l’attesa per ottenerla può arrivare anche a 5 mesi; subito dopo, viene rilasciata un’autorizzazione provvisoria al soggiorno (Aps) di un mese che il richiedente deve inviare entro 21 giorni all’Ofpra (Office français de protection des réfugiés et apatrides), l’istituzione che concede al migrante lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria (il tempo medio necessario per prendere una decisione va dai 3 ai 7 mesi).

Nell’attesa di entrare in uno dei centri di accoglienza Cada (Centre d’accueil pour demandeurs d’asile), il richiedente ha diritto a ricevere l’Ata (Allocation temporaire d’attente) e un contributo economico di 11,01 euro al giorno. L’accoglienza nel Cada è garantita per l’intera durata della procedura di asilo, compreso l’eventuale ricorso. I Cada sono finanziati dallo Stato e dati in gestione ad associazioni specializzate.

Il migrante in attesa di risposta ha la possibilità di cercare lavoro se la domanda di asilo non è ancora stata esaminata da più di nove mesi o se ha fatto ricorso. Se il tasso di disoccupazione nella regione francese in cui è stata presentata è troppo alto o il settore in cui si vuole lavorare secondo le autorità è saturo, la prefettura può negare il permesso. A chi ha ottenuto lo status di rifugiato è garantito un permesso di soggiorno valido per 10 anni. A questo punto, il rifugiato deve recarsi presso l’Ufficio francese dell’immigrazione per sottoscrivere il “contratto di accoglienza e integrazione”. Questo prevede: una giornata di formazione civica sui valori della Repubblica francese, una sessione informativa sulla vita in Francia, un corso di lingua francese di 400 ore. I rifugiati possono inoltre chiedere immediatamente la nazionalità francese.

Il diritto di asilo in Germania

In Germania il sistema che gestisce le richieste di asilo è organizzato su base regionale: ogni stato federale organizza i suoi centri di accoglienza, ma c’è un meccanismo di quote per la redistribuzione in tutto il territorio nazionale. Nella suddivisione si tiene conto anche della nazionalità dei richiedenti asilo in quanto ogni regione ha una sede regionali del Ministero dell’Immigrazione che si occupa di specifiche nazionalità.

Dopo aver fatto domanda di asilo, si rimane per circa tre mesi in un centro di accoglienza, durante i quali si svolge anche l’intervista obbligatoria prevista dalla procedura. Per i primi tre mesi di soggiorno ci sono delle restrizioni alla mobilità dal centro. Per esempio non si può abbandonare la regione in cui si è fatta richiesta di asilo senza aver ottenuto un permesso dall’ufficio competente. Tali restrizioni vengono sospese dopo questo primo periodo.

In questo primo periodo nei centri di accoglienza i richiedenti asilo ricevono cibo, soldi e la possibilità di frequentare corsi di lingua, anche se non tutti.i centri di accoglienza si sono attrezzati. Scaduti i tre mesi, il richiedente asilo viene spostato in un altro centro di accoglienza nella stessa regione dove gode di maggiori libertà, tra cui quella di lavorare. Rispetto ad altre nazioni, il richiedente ha più opportunità. Deve provvedere da solo al proprio cibo, ma può lavorare e anche cercarsi un alloggio diverso da quello assegnato dallo Stato.

Il tempo di risposta alla domanda di asilo in Germania è di circa un anno. Ci sono però categorie nazionali di richiedenti asilo – come i siriani e gli eritrei – che posso accedere a una procedura veloce se accettano l’intervista scritta invece che orale. Nonostante la condizione di richiedente asilo sia da valutare individualmente caso per caso, molte volte si procede ad una sorta di riconoscimento per nazionalità di provenienza, come abbiamo spiegato qui.

Fare richiesta di asilo politico in Spagna

In Spagna la domanda di asilo deve essere presentata personalmente o, in caso d’impossibilità fisica o legale, da chi rappresenta l’interessato entro un mese dall’arrivo sul territorio spagnolo. La richiesta consiste in un colloquio personale uno a uno con un funzionario addetto, col supporto di un eventuale interprete e alla presenza di avvocato. Il colloquio di formalizzazione della richiesta prevede una serie di domande circa i dati personali, i motivi che hanno spinto a chiedere protezione internazionale, eventuali informazioni sui famigliari accompagnatori e come è si arrivati in Spagna. Al termine di questa prima procedura, ad ogni richiedente viene assegnato un funzionario pubblico della Oficina de Asilo y Refugio, incaricato di fornire le informazioni e il supporto necessario per la compilazione della richiesta.

Al richiedente viene a questo punto rilasciata la “tessera bianca”, con valore temporaneo fino alla decisione del Ministero dell’Interno sull’ammissibilità della richiesta. La “tessera bianca” autorizza al soggiorno ma non al lavoro. Se l’esito della valutazione è positivo, il richiedente ottiene la “tessera rossa” che da la possibilità di lavorare dopo sei mesi dalla richiesta d’asilo.

I centri di accoglienza in Spagna sono denominati CAR (Centros de Acogida a Refugiados) e sono gestiti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dalle ONG fornendo, oltre a vitto e alloggio, servizi di assistenza sociale, psicologica e legale.

La procedura per la richiesta di asilo si conclude o con il riconoscimento dello status di rifugiato, o della protezione sussidiaria oppure con il rigetto della domanda.

L’asilo politico in Italia

Il richiedente asilo presenta una domanda di protezione internazionale alla questura o alla polizia di frontiera che viene poi esaminata dal Dipartimento delle libertà civili e immigrazione. Le domande di protezione internazionale vengono analizzate dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale composte da un funzionario della prefettura, uno della questura, un rappresentante dell’ente locale e un membro dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr).

Le Commissioni decidono in base a interviste individuali, in presenza di interpreti, se alla persona deve essere riconosciuta una forma di protezione: lo status di rifugiato protegge chi è costretto a lasciare il proprio paese perché perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche; la protezione sussidiaria viene riconosciuta a chi rischia di subire un danno grave, come una condanna a morte, atti di tortura o trattamenti inumani o degradanti, minaccia alla vita nel caso di ritorno nel paese di origine.

Fino a novembre 2018 l’ordinamento italiano prevedeva una terza forma di protezione, la protezione umanitaria, che veniva concessa in seguito a una valutazione su base individuale rispetto alla presenza di gravi motivi di carattere umanitario per i quali il rimpatrio forzato avrebbe potuto comportare serie conseguenze per la persona.

Tale forma di protezione è stata abolita dal Decreto su immigrazione e sicurezza (noto anche come Decreto Salvini) entrato in vigore a dicembre 2018. Al suo posto vi è la possibilità di rilasciare permessi per casi speciali ma per una casistica molto più ristretta e con limitazioni più marcate in termini di durata del permesso e possibilità di rinnovo. Qui abbiamo spiegato le differenze tra status di rifugiato e protezione sussidiaria e le novità introdotto con i permessi per casi speciali.

Ogni Commissione territoriale ha un carico di lavoro e tempi di analisi diversi. Nonostante l’aumento del numero delle Commissioni previsto per far fronte alla massiccia ondata migratoria, si possono stimare tempi di attesa di circa un anno.

Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è diviso in tre “anelli”: la prima accoglienza (hotspot e centri di prima accoglienza) garantisce prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione e all’accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia; la seconda accoglienza (sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati, ex Sprar) non accoglie più richiedenti asilo dal Decreto Salvini di dicembre 2018. I richiedenti asilo dopo la prima accoglienza vengono così dirottati nel terzo anello: i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).

Al termine della richiesta d’asilo, se la domanda dovesse essere respinta, il migrante ha la possibilità di fare ricorso entro trenta giorni dalla notifica del rifiuto. Con l’adozione del decreto Minniti-Orlando, da agosto 2017 non è più possibile presentare appello nel caso il ricorso venisse respinto.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

9 Comments

  1. Mi scusi la domanda, ma è possibile fare una richiesta di asilo in Germania da un centro di accoglienza italiano? Come arrivano gli immigrati sbarcati in Italia fino in Germania se non hanno mezzi?

    • Ciao Roberta, non è possibile per il semplice fatto che a causa del regolamento di Dublino, sottoscritto dall’Italia quando governavano Forza Italia e Lega, il richiedente asilo è obbligato a richiedere asilo nel primo territorio dove arriva in Europa. Per cui se arriva in Italia il richiedente è obbligato a fare richiesta di asilo in Italia.

      • Grazie 🙂 mi scusi l’ingenuità ma proprio per quello che dice lei come è possibile che le richieste di asilo siano maggiori in Germania che in Italia? riguardano gli sbarchi nella costa Nord?
        Grazie per la serietà delle sue info, molto utili queste pagine

        • Ciao Roberta, il fenomeno è variegato ma spiegabile. Prima di tutto con il fatto che solo una parte delle migrazioni avviene via Mediterraneo, il resto – per esempio dall’Europa orientale – arriva soprattutto nel nord Europa. In secondo luogo, negli anni recenti, l’Italia ha gestito Dublino e gli arrivi “a modo suo”: molti dei migranti in arrivo non venivano registrati ed erano quindi “liberi” di andare a chiedere asilo in Germania (pratica che ha fatto arrabbiare non poco gli stati a nord); terzo non dimentichiamo che la Germania ha aperto le porte a un milione di siriani negli ultimi anni. Spero di aver risposto anche a Tiziano 🙂

          • Grazie mille! Molto chiaro. Anche se i migranti dall’Est Europa in teoria dovrebbero essere migranti economici visto che non ci sono guerre mi sembra… o no? Riguardo il milione di Siriani sono d’accordo ma comunque non riesco a capire come si arriva a ben 700 mila richieste di asilo solo nell’ultimo anno! Sui “transfughi” in Germania dovuti a Dublino interessante visto che la Destra si ostina a dire che sono tutti qua…
            Vorrei anche capire come funziona il sistema di accoglienza in Germania, ho letto qui che lavorano per 330 euro al mese circa. Mi sembra assurdo, è una forma di sfruttamento comunque.
            La cosa che continua a lasciarmi allibita e che in ogni caso un’idea precisa delle persone arrivate con gli sbarchi e i loro movimenti in Europa non c’è chiarezza, si tratta di persone non di fantasmi. In epoca di tracciature, mappe, wi-fi dappertutto è allucinante… non per gli Stati ma per le persone stesse che non hanno un’identità non hanno nemmeno un numero, non esistono. Non capisco francamente. E’ come se un cittadino non avesse la carta d’identità, semplicemente non esiste per lo Stato.

        • Ciao Roberta, il dato delle 700 mila domande di asilo in Germania fa riferimento al 2016, conseguenza della politica delle porte aperte al milione di profughi siriani, afghani e iracheni in arrivo dalla rotta balcanica. Questo dato eclatante non riguarda quindi i migranti sbarcati in Italia, che vengono soprattutto dall’Africa subsahariana.Nel 2017 la Germania rimane il paese europeo con più richieste di asilo, ma il dato è già significativamente sceso a 200 mila domande. La maggior parte continua ad arrivare da quei tre paesi e non transita dall’Italia ma dall’est Europa. Certo, c’è anche chi riesce a non farsi registrare in Italia e arrivare in Germania, ma è un numero in costante cale. Considera anche che non tutti entrano in Europa via mare, c’è anche chi entra via terra e via aerea.

  2. In effetti risulta strano che Germania e Francia siano i paesi con maggiori domande di asilo in Europa considerando che con gli accordi di Dublino le domande vanno presentate nel primo paese europeo di arrivo. Francia e Germania hanno avuto massicce immigrazioni in questi ultimi anni a nostra insaputa? Mi viene il sospetto che i dati sulle domande d’asilo comprendano anche quelle presentate fino al 2013. Sarebbe interessante sapere se anche dopo l’introduzione degli accordi di Dublino (nel 2013) si mantengono le stesse proporzioni.

  3. Guardi, la ringrazio perché è un piacere dialogare in modo costruttivo senza negare la logica per arrivare a conclusioni più attendibili. Una boccata d’ossigeno. Se c’è modo approfondire i dati vi sono più che grata. Qualcosa non quadra…

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