Colombia: note sulle città globali del narcotraffico

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colombia
@vandicia

Tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013 ho trascorso alcune settimane per le strade diroccate di Rosarno, nella piana di Gioia Tauro. Ospitato dall’organizzazione Africalabria, ho lavorato per qualche tempo nella tendopoli che sorgeva accanto a uno stabilimento confiscato alla ‘Ndrangheta dove vivevano braccianti provenienti soprattutto dall’Africa del nord e occidentale.

Arrivavo a Rosarno dopo aver letto di Giuseppina Pesce e delle sue confessioni sul funzionamento delle ‘ndrine della piana, che hanno permesso di smuovere le relazioni di potere locali e spaventato molti ‘ndranghetisti. Trovavo però un paese e una pianura in uno stato di malattia avanzata, come mangiati poco a poco da un virus invisibile. I braccianti stagionali e le loro pessime condizioni di vita e lavoro sembravano l’immagine di un degrado molto più profondo, risultato di un processo complesso, con radici storiche che l’emergenza immigrazione da sola non poteva spiegare.

Da Gioia Tauro a Buenaventura: note sulle città globali del narcotraffico

Gli effetti perversi e distruttivi di un’economia predatoria basata sul traffico di droga e ramificata in molti altri settori produttivi sono infatti evidenti in Calabria, come lo sono in Colombia e in Messico. Tuttavia a sorprendermi maggiormente erano certe dinamiche economiche e sociali che conoscevo già per averle vissute in una città portuaria, che si trova però dall’altro lato del mondo: Buenaventura, sulla costa pacifica colombiana.

Quello che mi stupiva, come se avessi fatto una scoperta eccezionale, era che contesti culturali profondamente diversi dipendono da economie basate su logiche commerciali simili: quelle dell’economia della distribuzione e della sua sub-categoria, il contrabbando. Le storie sul micro-traffico di cocaina nella zona di Rosarno, di famiglie che vivono anche grazie allo spaccio al dettaglio per mancanza di alternative economiche soddisfacenti, mi sembravano molto simili a quelle che avevo analizzato in Colombia. Luoghi del mondo così lontani geograficamente appaiono invece intimamente legati dal progressivo diffondersi di un capitalismo violento e ultra liberale che ha trovato nella cocaina la chiave economica per sovvertire ordini ed egemonie.

Da pochi giorni è iniziata a La Havana una nuova fase di negoziati tra le FARC, Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, e il governo colombiano, che tratteranno un tema cruciale per la pacificazione del paese: il narcotraffico e il controllo della produzione di cocaina, appunto. Secondo un recente rapporto dell’agenzia ONU per le Droghe e il Crimine, la Colombia attualmente è stata superata dal Perù nella produzione di foglie di coca ma rimane un nodo nevralgico per la lavorazione e la distribuzione dell’oro bianco a livello mondiale. L’importanza di questi negoziati ha quindi valore oltre i confini del paese andino.

@jpazkual
@jpazkual

Dalla Colombia al Messico, le vie della cocaina nel mondo

Negli ultimi dieci anni, la geopolitica del narcotraffico è profondamente mutata.  Se negli anni ’90 i cartelli di Medellin e di Cali la facevano da padrone, oggi i guadagni più ingenti sono concentrati in Messico, dove il cartello di Sinaloa e il suo boss Joaquín El Chapo Guzman sembra siano usciti vincitori da una guerra che ha lasciato sul campo parecchie migliaia di morti.

In poco più di una decade, il mercato della coca ha subito così un cambiamento epocale. La distribuzione di primo livello, quella colombiana, si e’ frammentata in diverse bande di dimensioni minori e dai diversi nomi: Paisas, Rastrojos, Urabeños, Empresa, Aguiilas Negras e altri. Il cartello di Sinaloa, invece, e’ diventato l’unico di fatto compratore di cocaina nella costa pacifica [forse] di tutto il sud America.

Questa importante variazione si è mossa di pari passo con una progressiva specializzazione dell’industria del contrabbando. Non e’ piu’ un mistero oggi che il traffico di stupefacenti nel sudest asiatico e in America Latina abbia finanziato eserciti irregolari e paramilitari fin dagli anni settanta. In principio il narcotraffico era stato utilizzato sia per contenere il pericolo di un’avanzata comunista, sia dalle guerriglie comuniste che cercavano di rafforzare la loro capacita’ di controllo territoriale. Oggi è, a tutti gli effetti, un’industria globale post-ideologica.

colombia narcos
@jpazkual

Plata o plomo

Il business delle organizzazioni criminali è gestito ovunque secondo logiche aziendali, all’interno di imprese che operano su mercati dominati da una concorrenza basata sulla capacità di esercitare violenza in maniera credibile. In luoghi di frontiera come porti o città di confine, siano essi in Messico, in Colombia o in Italia, vige la regola del Plata o plomo (soldi o piombo), seppur con diverse sfumature. Ad un estremo dello spettro, seguendo il cammino della plata, si accettano le regole di fondo del “Sistema”. In situazioni intermedie, reti di famiglie dipendono da capitali di provenienza illecita o si dedicano saltuariamente al contrabbando. Il rifiuto di certe logiche, invece, implica l’accettazione di uno stato di rischio e di paura e, in alcuni casi, anche la perdita di prestigio sociale o la morte.

In aree specializzate nella distribuzione trans-frontaliera di beni, gli ingenti profitti del mercato della droga hanno permesso a diversi gruppi, più o meno organizzati militarmente, di possedere risorse economiche con le quali instaurare forme di controllo politico e sociale, che hanno sostituito nel tempo lo Stato centrale o ne hanno modificato radicalmente la sociologia. Per circa 40 anni, il traffico di cocaina ha obbligato diversi segmenti della popolazione a riadattare le proprie economie di sussistenza, sviluppando relazioni simbiotiche con imprese criminali che, nel tempo, hanno aumentato efficienza e capacità di penetrazione dei mercati mondiali.

Siffatto modello economico si è articolato all’interno di categorie politiche e sociali costruite dentro la cosiddetta “guerra alle droghe”, la quale ha prodotto complessi dispositivi che operano dentro le società in maniera multiforme: da interventi di carattere militare, fino alla costruzione di modelli etici e simbolici.  La combinazione di questi fattori ha costituito una peculiare globalizzazione al cui interno si sono formate citta’ globali come la piana di Gioia Tauro e Buenaventura.

FARC, Narcotraffico e lotta alle organizzazioni criminali

Sebbene le FARC siano generalmente considerate uno dei principali cartelli mondiali dediti alla produzione e circolazione di cocaina, un’analisi più accurata e non ideologica del fenomeno mostrerebbe che oggi le FARC sono capaci di esercitare un certo potere sociale soprattutto sui produttori di foglie di coca. Sulla restante parte della catena produttiva, si trova a competere con un numero crescente di gruppi rendendo la guerra sempre piu’ costosa in termini politici e sociali.

Fin dagli anni ’80, la guerriglia che fu di Manuel Marulanda e Raul Reyes applica vere e proprie imposte ai narcotrafficanti che operano nelle zone da loro controllate. La loro conoscenza delle dinamiche socio-economiche del mondo rurale colombiano permetterebbe di implementare politiche piu’ forti di sviluppo locale per la sostituzione delle coltivazioni illecite. Un accordo su questi temi potrebbe dunque rappresentare un ulteriore importante cambiamento per l’industria della cocaina, con effetti che si manifesteranno in molti paesi del mondo, a cominciare proprio dall’Italia.Il continente americano ha gia’ portato avanti importanti discussioni sul tema di droghe e narcotraffico.

L’Uruguay di Pepe Mujica, ad esempio, il prossimo 10 dicembre potrebbe diventare il primo paese al mondo a sperimentare la nazionalizzazione della produzione di marijuana, competendo con organizzazioni criminali e regolando seriamente un mercato la cui unica regola è sempre stata solo quella del Plata o plomo.

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Una laurea in economia mi ha permesso di viaggiare, un dottorato sfiorato in antropologia ha dato significato ai miei movimenti. Da 12 anni mi muovo senza fissa dimora tra Asia e America Latina, con tappe intermedie in Inghilterra. In questo momento scrivo dalla Colombia, dove sono arrivato per la prima volta nel 2009 per lavorare con comunità afro-discendenti nella costa pacifica e a Bogotá. Mi interessano i conflitti, le discontinuità, le eccezioni perché raccontano come siamo. In questo spazio scriverò di resistenze e sovversioni quotidiane, di sciamani per un giorno e di eroi improbabili.

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