Coalizione sociale Landini: preludio di una sinistra a venire?

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coalizione sociale landiniCoalizione sociale. Così il leader della Fiom-Cgil Maurizio Landini ha chiamato la sua proposta alternativa al nuovo corso del governo diretto dal Partito Democratico di Renzi. Ma di cosa si tratta? Da dove arriva l’idea? Che futuro può avere?

La formula è coraggiosa, avvincente, difficile. La coalizione sociale di Landini dovrebbe superare le tradizionali piattaforme parziali e settoriali così come i perimetri organizzativi che le sostengono: sindacali, associativi, partitici.

Coalizione sociale Landini: da dove sbuca

Sette anni di crisi finanziaria hanno accelerato una crisi che già era insita nelle istituzioni dell’Unione Europea. Sette anni che hanno portato ad un cambiamento delle forze politiche come poche altre congiunture storiche hanno fatto. È questo il quadro in cui si colloca l’iniziativa di Landini.

Le forze sociali alla base dell’idea della coalizione sociale si stavano in realtà già muovendo da tempo all’interno della crisi della politica democratica italiana. Attraversano Tangentopoli, passano per le esperienze della società che hanno costituito l’opposizione culturale al berlusconismo, sino alle mobilitazioni per l’acqua bene comune.

Un mondo sociale e politico in movimento, escluso dai bollettini televisivi e mediatici maggioritari, là dove i discorsi e le attenzioni si rivolgono ai meccanismi parlamentari e alle dinamiche della politica istituzionale.

La coalizione sociale rappresenta un’altra politica che si muove in parallelo ed in intersezione con forze istituzionali più sensibili ai mutamenti, alle crisi reali del Paese. È un tipo di politica che emerge quando quella istituzionale perde la sovranità sostanziale sui processi decisionali. Quando sembra arrendersi ai vincoli della burocrazia europea, alle impellenti necessità tecnocratiche dell’economia finanziaria, e al potere di ricatto delle élite che le compongono.

Quando la democrazia perde la rappresentanza e diventa pura rappresentazione. Da reale diventa formale.

Coalizione sociale Landini: oltre la forma partito?

La tendenza esiste a livello europeo. La crescita dell’astensionismo va di pari passo con l’imporsi di partiti euroscettici e alla sensazione di un loro ineluttabile arrendersi di fronte alle necessità istituzionali. Perché è quel tipo di costruzione istituzionale che pare essersi svuotato del contenuto democratico.

In questo senso va inteso il veto che Landini, come Rodotà, ha messo anche verso i partiti della sinistra radicale tradizionale.

Si guarda più ad un mondo di “pratiche dell’obiettivo”, al volontariato, alle associazioni sul territorio, a comitati di cittadini, reti ambientaliste o a realtà non governative come Emergency e Libera. Storie e modi di stare assieme che coinvolgono direttamente le persone e il loro fare comunità, fondandone l’aspetto “politico”.

L’ipotesi del leader Fiom è radicale. Di fronte alla politica della decisione che poggia su questo crollo democratico sostanziale bisogna ripartire dalla politica più diretta. Quella che sente il concreto effetto delle politiche neo-liberiste: chi è rimasto senza lavoro, chi è rimasto senza pensione, chi ha il presentimento che tutto ciò non l’avrà mai.

Libera ed Emergency sono due presenze tutt’altro che casuali. Il ragionamento è più semplice di quanto lo abbia malinteso Lucia Annunziata nella sua intervista a Landini.

Lo Stato italiano e i suoi funzionari sono gli artefici di un sistema tra i più corrotti dell’Occidente democratico? Le mafie sembrano aver infiltrato le amministrazioni da Sud a Nord, così come i grandi progetti ed appalti? La società civile prova a ricostruirsi dalle pratiche innovative di Libera.

L’eccellente sanità pubblica è vittima di un attacco che ne mina le fondamenta? L’esperienza di Emergency può riconvertirsi, espandendosi direttamente su territorio italiano.

La scuola e i luoghi di cultura vengono sbeffeggiati da politiche che ne incentivano mercificazione e managerialismo senza progettualità? Allargare la coalizione sociale a professionisti, precari della ricerca e a lavoratori della conoscenza.

Coalizione sociale Landini: una sfida tra identità ed efficacia

La coalizione sociale di Landini si pone grandi obiettivi. Riuscirà a fondere esperienze anche molto diverse, superare le strutture organizzative, le loro leadership? Come, oltre a darne un’identità comune, farne anche uno strumento di rappresentanza efficiente? In che maniera questo darà risultati anche a livello di un cambio istituzionale?

I dubbi sono molti e grandi, almeno quanto gli ostacoli. Tuttavia, di fronte all’assenza di una vera alternativa all’opportunismo renziano, di fronte al suo spadroneggiare in primis dentro quel che resta – ceneri – del suo partito, e in seconda su quel che resta della rappresentanza parlamentare – un variopinto scenario delegittimato informalmente da sé e formalmente dalla Corte Costituzionale – di fronte a tutto questo, in un momento di profonda crisi economica, culturale e civile del Paese, la coalizione sociale sembra l’unica impresa auspicabile per restituire dignità e ruolo alla vita politica.

Immagine | marco monetti

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Sociologo, cresciuto nella campagna veneta, dopo vari pellegrinaggi europei sembrerebbe ormai fiorentino d'adozione. Turbato dalla relazione diretta tra irretimento dello specialismo accademico ed esondazioni dell'opinionismo qualunque. Indignato dalla banalità culturale dello snobismo e dallo snobismo culturale della banalità. Attualmente conduce vita ascetico-monastica che compensa con forme di nomadismo abitativo, forme di trascendenza ereticale e intrusioni nelle sperimentazioni artistiche più eterodosse.

3 Comments

  1. A questo proposito era interessante anche l’intervista di Sappino a Ferragina ieri sull’Espresso dove si metteva un punto chiaro: per funzionare ed avere futuro, una coalizione sociale deve rompere nettamente con minoranza Pd e Camusso, rappresentanti di una politica fatta di interessi corporativi, lobby e idea del lavoro ferma al 900.

  2. Escludi che il Movimento 5 Stelle possa essere un’altra forza in grado di “restituire dignità e ruolo alla vita politica”?

  3. Per Davide: Sì, è vero che per nascere una “nuova identità” sociale e politica ha bisogno di operare distinguo e rotture, anche dure. Altrimenti rischia di assimilarsi al tutto e non essere poi null’altro di nuovo, ma le stesse cose di prima sotto altri nomi. Tuttavia, credo che la sfida di Landini sia anche quella di raccogliere da quanto di buono possa esserci in: 1) sinistra PD più attenta alla base (Barchiani, Civatiani, settori della sinistra tradizionale disillusa, giovani di Occupy PD); 2) anche con settori professionali che potrebbero inserirsi criticamente nelle rappresentanze della CGIL (lavoratori conoscenza).
    Quest’ultimo punto risponde anche all’importante quesito posto da Fabio: i settori della società civile che hanno alimentato i 5Stelle vanno ben oltre la gestione complessa (o meglio, complicata) del fattone Partito. Paradossalmente, ho molta più speranza e simpatia per i 5Stelle ora che vivono una crisi interna che non quando ancora sull’onda dell’entusiasmo elettorale si sono dimostrati poco capaci di gestire il successo e di portare a casa qualche risultato (ma la leadership qui ha la grossa parte di colpe). Ora, con “La Costituente”, i primi gruppi dissidenti che riescono a costituirsi autonomamente – e ad emanciparsi dalle gabbie dello stalinismo interno – c’è un potenziale che si può ben integrare con settori più vivaci (e magari con più “esperienza politica” (FIOM, le già citate Libera, Emergency)) della società.

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