Civati Vendola Landini: cantiere a sinistra

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civati vendola landiniCi siamo, o forse ci risiamo. Il dilemma sta tutto nella distanza fra l’auspicio di un nuovo inizio per la sinistra italiana e il timore dell’ennesima costituente pronta a sfasciarsi alla prima competizione elettorale utile, o al primo congresso.

Già i nomi che si è scelto di affibbiare alla coalizione Civati Vendola Landini portano con se tutti i limiti e i timori lasciati in eredità da una serie infinita di aprili, arcobaleni, girotondi, sinistre democratiche, liste Tsipras.

Il Patto degli Apostoli, dal nome della storica piazza ulivista dove si è tenuta l’iniziativa “Fate il lavoro, non fate la crisi”, nasce, è ovvio, per contrapporsi al Patto del Nazareno, accordo che in questo momento ha in mano il governo del Paese e (stando ai dati delle ultime europee) circa il 60% dell’elettorato. Ergersi a competitor di questo moloch dal basso delle percentuali di Sel unite al difficilmente misurabile peso elettorale di Pippo Civati sembra quantomeno donchisciottesco.

L’altro nome uscito fuori dalla penna dei commentatori (forse imbeccati da qualcuno in area Civati) è quello di Leopoldo, il presunto laboratorio politico che dovrebbe nascere entro dicembre per contrapporsi al dilagante renzismo. Ed è forse proprio qui il principale vulnus di tutta l’operazione, fare di Renzi la misura di tutte le cose, nascere già come alternativa a qualcos’altro fossilizzandosi nel ruolo di chi sa solo dire strenuamente no, invece che come promotori di un’idea altrettanto nuova ed efficace di modernità, con soluzioni vere alla crisi che siano basate non solo sulla difesa (dei diritti, del lavoro, delle persone) ma sull’attacco ai alla povertà, alla precarietà ai facili populismi.

Il concetto di “Leopoldo” porta con se anche un altro retaggio del marxismo gramsciano, quello della retorica delle occasioni mancate. Bisogna avere il coraggio (soprattutto in zona Civati) di dire che quello di Renzi non è stato un tradimento della Leopolda, ma che già lì c’erano tutte le premesse del renzismo e che l’urgenza di rottamare i vecchi del partito ha forse portato qualcuno a sottovalutarne la portata e i possibili esiti a lunga scadenza.

Ma si deve, a nostro avviso, evitare anche l’errore opposto, quello cioè di sottovalutare il Premier e il nuovo corso da lui imposto al dibattito politico italiano. Non basta denunciarne il meccanismo come fa Vendola in un intervista al Manifesto:

Attraverso la retorica della rottamazione e le altre operazioni di tipo pubblicitario è riuscito a sostituire alla dialettica destra-sinistra quella vecchio-nuovo, veloce-lento. Sono categorie da letteratura marinettiana, tutte dentro un meccanismo di comunicazione veloce, superficiale e ferocemente giovanilista. Ma il giovanilismo non è una cultura di sinistra. E ’Giovinezza’ non è nel nostro repertorio musicale.

Serve invece parlare anche alla pancia e non solo alla testa del Paese, ovvero recuperare l’unica eredità utile della sinistra italiana, oggi nelle mani dei Renzi, dei Grillo, dei Salvini. È vero, citando sempre il leader di Sel, che:

Renzi dice tutto e il contrario di tutto, è un caleidoscopio di slogan. Sta con Hollande ma anche con Cameron. Dice a Merkel “Non trattarci come scolaretti”, ma poi come uno scolaretto dice “Rispetteremo il 3 per cento”.

Ma è pur vero che non meno contraddittorie sono le posizioni e le istanze della galassia che sta alla sinistra del PD. Servirà allora ancora una volta un difficile sforzo di mediazione e composizione delle differenze, con la difficoltà ulteriore di dover comunicare gli esiti di questo lavoro non con programmi di centinaia di pagine come quelli di prodiana memoria o con la retorica del maanchismo veltroniano ma nei 140 caratteri di un tweet.

Non ci si può infatti limitare a stigmatizzare la riduzione del dibattito politico ad una rissa telematica, lasciando facebook, twitter, i blog ad appannaggio del rottamatore. Occorre al contrario restituire loro un ruolo mediale e non finale nell’agone delle idee, rendersi capaci di veicolare contenuti anche complessi in forme semplici per non restare esclusi dal confronto e dal rapporto con le generazioni che con questi canali hanno più dimestichezza. Una strada impervia ma non impossibile se pensiamo alle campagne elettorali obamiane, ai movimenti americani e mediterranei e nel nostro piccolo al miracolo della Lista Tsipras in Italia.

Un ulteriore rischio potrebbe essere rappresentato dal configurarsi come porto sicuro per i transfuga democratici, soprattutto ora che la cosiddetta sinistra interna al partito è messa in crisi dall’attacco diretto della maggioranza renziana e che sia i giovani turchi che la vecchia guardia dei D’Alema, dei Bersani, dei Fassino si sono riscoperti operaisti e paladini del lavoro. Un rischio da scongiurare, ça va sans dire, il prima possibile schierando quelle e quei giovani, postideologici, freschi, spesso provenienti dalle migliori esperienze associative e di movimento, che sono forse uno dei pochi punti di forza di Sel e dell’area Civati nei territori, che hanno contribuito in maniera decisiva all’affermazione elettorale della lista lista Tsipras e al risultato abbastanza lusinghiero del Pippo democratico alle ultime primarie di segreteria. Opporre, insomma, al giovanilismo i giovani veri, i precari, le partite iva sempre oggetto e mai soggetto nella retorica renziana.

Il progetto, in ultima analisi, si presenta già in partenza come un’operazione problematica, irta di quegli ostacoli che già tante volte hanno azzoppato il cammino delle costituenti di sinistra. Banco di prova sarà l’imminente autunno, la cui temperatura si misurerà a partire dalle mobilitazioni studentesche in programma a brevissimo e dalla mobilitazione cigiellina del 25 ottobre (ancora più decisiva dopo la defezione di Cisl e Uil) più che dai sondaggi sul consenso rilevati dai sondaggisti.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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