Dal cemento alla natura: ripensare le città nell’era del cambiamento climatico5 min read
Reading Time: 4 minutesLa vita nelle città sta diventando sempre più più instabile e rischiosa a causa degli effetti sempre più violenti del cambiamento climatico. Ormai abbiamo familiarità con ondate di calore, notti tropicali e alluvioni. Le immagini delle città sott’acqua, delle strade trasformate in torrenti melmosi e delle automobili distrutte e accatastate, insieme alle tragiche conte delle persone disperse, dovrebbero metterci di fronte all’inevitabilità del problema.
E se tutto questo non fosse sufficiente, gruppi di ricerca internazionali che studiano gli effetti del cambiamento climatico stimano che le ondate di calore abbiano triplicato le morti dovute al caldo.
Abbiamo costruito le città come se fossero svincolate dal clima. Così facendo, le abbiamo rese organismi rigidi e, in parte, la causa stessa dei problemi che oggi subiamo: le ampie superfici impermeabili aumentano le temperature estive creando il cosiddetto effetto isola di calore e impediscono l’assorbimento dell’acqua piovana.
Ma è tutto perduto? Abbiamo ancora margini di miglioramento? In realtà, stiamo già andando nella direzione di abbandonare l’ottica emergenziale della risposta post-disastro, agendo in modo preventivo e ripensando gli spazi urbani per renderli resilienti, adattivi e reattivi. Questo vale sia per contrastare il caldo estremo estivo, sia per gestire le enormi quantità di acqua che si riversano sui terreni impermeabili durante le bombe d’acqua.
Le città di tutto il mondo stanno adottando una grande varietà di misure che possono essere riassunte nell’acronimo NBS – Nature Based Solutions. La soluzione alla sfida climatica è aumentare le alberature e le infrastrutture verdi, realizzando spazi che pensano e agiscono come la natura. Ciò significa creare sistemi capaci di autoregolarsi, filtrare l’acqua, assorbire il calore e adattarsi ai cambiamenti, invece di opporvi resistenza con materiali rigidi.
Soluzioni spugna: la gestione sostenibile dell’acqua
Uno dei concetti più applicati nell’ambito delle NBS è l’aumento della capacità di assorbimento delle piogge attraverso la creazione di piccole casse di espansione in ambito urbano. Questo sistema è già largamente diffuso anche in Italia: dopo l’alluvione del 1966, il fiume Arno è stato dotato di un sistema di regimentazione delle acque composto da uno scolmatore e da una serie di aree verdi allagabili in caso di necessità.
Alcune di queste aree, come il Parco dei Renai nel comune di Signa, sono attrezzate e utilizzate anche come spazi pubblici. Tuttavia, si tratta di interventi collocati prevalentemente al di fuori dell’ambito urbano.
Nel quartiere ecosostenibile di Rieselfeld a Friburgo, progettato negli anni ’90, sono invece presenti aree di verde pubblico concave, chiamate rain gardens, in cui l’acqua può confluire e raccogliersi durante le piogge intense. La principale differenza rispetto alle casse di espansione tradizionali risiede proprio nella loro collocazione all’interno del tessuto urbano.
A Copenhagen, nel 2019, è stato riqualificato l’Enghaveparken, un parco storico situato in un quartiere densamente popolato. In condizioni ordinarie offre ristoro e svago agli abitanti; durante eventi climatici estremi diventa una vera e propria cassa di espansione. Il bacino idrico creato ha una capacità di oltre 22.000 metri cubi, mentre un manufatto cilindrico convoglia nel parco l’acqua proveniente dai tetti del quartiere di Carlsberg Byen. L’intervento rientra in una strategia urbana più ampia volta ad aumentare la resilienza alle alluvioni.

Grazie ai miglioramenti tecnologici, è possibile intervenire anche su scala ridotta, partendo dai tetti. Un esempio è il progetto “Amsterdam Rainproof”, avviato nel 2018, che ha trasformato i tetti della capitale olandese in vere e proprie spugne urbane. Sono stati realizzati oltre 12.600 metri quadrati di blue-green roofs, tetti verde-blu dotati di sistemi intelligenti capaci di trattenere e rilasciare l’acqua in base alle condizioni meteorologiche, grazie a sensori e valvole controllate da remoto.
Aumentare le superfici permeabili significa intervenire anche negli spazi di risulta. Il progetto “Città Metropolitana Spugna” prevede 90 interventi in 32 comuni dell’area metropolitana di Milano, con l’obiettivo di migliorare la gestione sostenibile delle acque meteoriche. Parcheggi, piazze, strade e aree verdi vengono riqualificati mediante soluzioni naturali capaci di drenare e immagazzinare localmente l’acqua piovana, riducendo il carico sulla rete fognaria.
NBS dall’alto al basso
Le Nature Based Solutions possono migliorare la qualità urbana sia delle periferie sia dei centri storici consolidati. A Salamanca, in Spagna, il progetto “Green Heritage” ha cercato un equilibrio tra adattamento climatico e tutela di un sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Attraverso un’analisi dettagliata, è stata realizzata una rete di infrastrutture verdi, tra cui un corridoio verde di 7 km lungo la storica Via de la Plata, capace di ridurre le temperature e aumentare la biodiversità urbana.
Le NBS nascono anche dal basso. A Lovanio, in Belgio, il gruppo Life Pact Leuven sta portando avanti interventi di depavimentazione, sostituendo asfalto e cemento con materiali drenanti. Con pochi finanziamenti e molta iniziativa volontaria, il progetto sta trasformando le strade di quartiere in spazi più verdi, riducendo la velocità veicolare e migliorando la sicurezza stradale.
Resilienza ed equità sociale per città a misura di persona
Le NBS rappresentano un cambio di paradigma nella lotta al cambiamento climatico: non si limitano a rispondere all’emergenza, ma integrano i processi ambientali già in fase di progetto. A differenza delle infrastrutture grigie, che con il tempo si deteriorano e richiedono manutenzione, le infrastrutture verdi sono materia viva e necessitano di cura.
Piantare un albero, ad esempio, significa introdurre un elemento che migliora le proprie prestazioni nel tempo. Un albero maturo assorbe più acqua, raffresca l’aria tramite evapotraspirazione e filtra gli inquinanti. Al contrario, un’infrastruttura in cemento può solo perdere efficienza, richiedendo interventi costosi per tornare alla funzionalità iniziale.
Le nostre città possono essere resilienti?
Nonostante la vulnerabilità del tessuto urbano attuale, le Nature Based Solutions dimostrano che le soluzioni esistono. La vera sfida è abbandonare l’approccio reattivo post-disastro e adottare una pianificazione proattiva e continua.
La resilienza non è solo una questione tecnica, ma anche di equità sociale. Oggi la capacità di affrontare il caldo estremo o le alluvioni è spesso legata alle risorse economiche individuali. È compito delle amministrazioni rendere le città vivibili per tutti, riducendo le disuguaglianze e migliorando la qualità della vita collettiva.
Una città che investe nelle NBS non solo mitiga gli eventi climatici estremi, ma diventa un luogo più giusto, sicuro e umano. Prepararsi al cambiamento climatico non è un costo: è un investimento urgente nella sicurezza e nel benessere delle persone.




