Due passi per Christiania: Copenaghen e la sua Città Libera

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Esperimento sociale di fama internazionale, Christiania è un appuntamento imperdibile per chi va a Copenaghen. Dopo aver visitato questo quartiere alternativo, però, la domanda mi è sorta spontanea: Christiania è la Città Libera dei sognatori o degli spacciatori?

Quando tutta felice ho prenotato il volo per Copenaghen, le prime immagini che mi sono venute in mente sono state quella della Sirenetta, la famosa statua che da oltre un secolo accoglie i viaggiatori all’ingresso del porto cittadino, e il canale su cui si affacciano i caratteristici palazzi colorati, il Nyhavn.

christiania copenaghen
@claudia dagrada

A Christiania non avevo praticamente pensato fino a pochi giorni prima di partire, eppure avrei dovuto metterla sullo stesso piano degli altri due simboli incontrastati di Copenaghen. Parliamo infatti di uno degli esperimenti sociali più famosi al mondo, nonché la quarta attrazione in assoluto della Danimarca.

E in effetti, più mi informavo su Christiania, Copenaghen e quello che aveva da offrire e più questo quartiere alternativo mi attirava. Così, dopo aver percorso in lungo e in largo il Nyhavn per almeno una decina di volte (e ogni volta mi sembrava ancora più bello) ho passato un piacevole pomeriggio nella Città Libera di Christiania.

È proprio questo il nome che le hanno dato i suoi fondatori ed è proprio qui che risiede il suo fascino, nelle ragioni della sua nascita.

christiania copenaghen
@claudia dagrada

Christiania, Copenaghen e la sua storia

Un gruppo di hippie nel lontano 1971 occupò una base militare ormai in disuso nel distretto di Christianshavn, nella zona Sud orientale di Copenaghen. E non parliamo di qualche centinaio di metri quadrati, ma di 41 ettari. Questi figli dei fiori volevano creare un paradiso anarchico-pacifista in cui vivere.

Una vera e propria Utopia con la “U” maiuscola, di quelle che hanno ancora il potere di farci sognare. Il tutto nella massima ribellione verso le leggi del paese, con cui esistono ancora oggi numerosi conflitti.

Il Governo ha infatti tentato più volte di smantellare la zona, ma il richiamo che esercitava a livello internazionale e la forza dell’opinione pubblica lo fecero desistere. Così, Christiania venne riconosciuta come suolo autogestito e posta in una sorta di limbo che dura tutt’ora. E devo dire che i suoi abitanti, quasi un migliaio, hanno fatto le cose in grande, con tanto di scuole per i più piccoli, teatri, cinema e altre attività culturali di vario tipo.

christiania copenaghen
@claudia dagrada

A oltre quarant’anni dalla sua nascita, 45 per l’esattezza, Christiania continua a sopravvivere come quartiere parzialmente autogovernato. Una piccola città nella città che si basa sul principio dell’autodeterminazione e della proprietà collettiva. Questo va a toccare anche il tasto più dolente in termini di screzi con il governo: le forze dell’ordine sono bandite e lo spaccio delle droghe leggere avviene tranquillamente sotto gli occhi di tutti, mentre è illegale nel resto del paese.

Christiania: a spasso per la Città Libera

Dopo tutta questa presentazione storico-sociologica, vogliamo fare due passi nella Città Libera più famosa del mondo?

L’ingresso principale si trova in Princessegade, una via a circa venti minuti a piedi dal centro storico di Copenaghen. Vi avviso subito: le foto che vedete sono state scattate dalla sottoscritta nella massima ignoranza. All’ingresso pare ci sia una lista di regole da seguire (che io ovviamente non ho visto), come ad esempio evitare di fare fotografie: nelle vie si vende droga e “gli addetti ai lavori” non amano essere immortalati o ripresi da nessun tipo di obiettivo, analogico o digitale che sia. A volte, per sicurezza, indossano delle maschere.

Nella mia ingenuità devo dire che nessuno mi ha detto nulla, ma ho letto che ci sono stati (rari) casi in cui ad altri visitatori non è andata così bene.

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@claudia dagrada

Christiania: tutti a piedi tra murales e sculture

Appena si entra a Christiania devo dire che l’atmosfera è effettivamente diversa e non solo per l’odore di hashish. La circolazione delle auto è vietata, ci sono solo strade pedonali su cui si affacciano le varie attività, dai ristoranti ai negozi, e giardini in cui spesso sono esposte opere d’arte e installazioni di vario genere.

Ai piccoli palazzi che un tempo facevano parte della base militare si alternano case costruite dagli stessi abitanti, che danno quel tocco di centro sociale a cielo aperto che un visitatore, in effetti, si aspetta di trovare.

È stato molto piacevole passeggiare per le strade di questo quartiere alternativo, grazie soprattutto ai bellissimi murales, ai laboratori artigianali e alle caffetterie in cui è doveroso sedersi e guardarsi intorno con calma e tranquillità.

christiania copenaghen
@claudia dagrada

Droghe leggere: tolleranza sì o tolleranza no?

christiania copenaghen
@claudia dagrada

Molti sono i turisti che, come me, vogliono vedere la concreta realizzazione di ideali di pace e anarchia. Ma cosa è rimasto in effetti del sogno dei fondatori di Christiania? Volete la mia spassionata opinione? Ben poco.

Primo, per la quantità di turisti e le visite guidate che cozzano tremendamente con il fascino sovversivo del quartiere.

Secondo, quella che doveva essere una “semplice tolleranza” verso le droghe leggere (i cittadini hanno vietato la vendita di quelle pesanti molto tempo fa) si è trasformata in un business in mano alle organizzazioni criminali. Devo ammettere che in certe vie non mi sono sentita molto a mio agio. Avrei preferito un hippie con collane di fiori a vendere mariujana, piuttosto che le solite facce che popolano anche il parco Sempione di Milano. Perfino lo spaccio ormai è globalizzato.

Questo ha portato a numerose incursioni da parte della polizia negli ultimi tempi, tanto che ad agosto c’è stata una sparatoria con una vittima (il presunto spacciatore). Ma a farmi pensare è stato il fatto che per la prima volta gli stessi abitanti abbiano voluto smantellare le bancarelle dell’hashish nella famigerata Pusher Street (la traduzione penso sia superflua). È stato il loro modo di ribellarsi alla malavita che vuole controllare il mercato nel quartiere.

Christiania, Copenaghen ti lascerà sopravvivere?

christiania copenaghen
@claudia dagrada

L’idea che mi sono fatta è che, per farla breve, i cittadini di Christiania debbano lottare duramente per far sopravvivere i genuini sogni utopistici di un tempo. Rischiano infatti di essere risucchiati dal commercio più becero.
Quello che faccio a questi sognatori metropolitani è un appello: voi che ancora credete negli ideali che hanno portato alla fondazione della Città Libera, difendeteli. Avrete vita dura in un’epoca così consumistica, ma potete ancora essere una splendida pecora nera sognatrice.

A tale scopo, nel 2011 è stato creato un fondo: facendo una donazione su questo sito si aiutano gli abitanti ad “acquistare” Christiania dal Governo, con cui è stato raggiunto un accordo, evitando così qualsiasi forma di speculazione o profitto che non sia a favore della sua comunità.

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Giornalista per scelta, viaggiatrice zaino in spalla per dipendenza, cinefila e cinofila per passione, tento continuamente di cogliere l'attimo con la macchina fotografica. Milanese quasi purosangue, appena posso scappo dalla mia città per raggiungere paesi con un fuso orario di almeno 6 ore. Occupazione preferita? Riversare nel mio blog di vagabonda solitaria (www.prontechesiviaggia.com) tutte, ma proprio tutte, le mie passioni.

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