Chi riesce a scappare dalla guerra in Siria?

di

guerra in siria

Marzo 2014

I bimbi, o per meglio dire le bimbe, al Punto Giochi del Centro di Accoglienza dove sono ospitati i profughi siriani a Milano sono tornati ad essere non più di sei o sette. Non fosse per Matteo, l’unico ragazzo volontario al centro, ci sarebbero solo bambine e volontarie. La mascotte del gruppo è diventata Ritaj, una dolce batuffolina di età inferiore ad un anno, che proprio qui al Punto Giochi ha mosso i suoi primissimi passi da sola. Che emozione!

Spesso, sulla strada del ritorno, mi trovo a chiacchierare con Matteo. Discutiamo del fatto che i bambini, esclusi casi particolari, sembrano piuttosto sereni. Sono entusiasti di giocare, allegri, collaborativi. Mi domando come sia possibile considerando la situazione da cui provengono. Matteo mi ricorda che a scappare dalla guerra in Siria e raggiungere l’Italia sono soprattutto famiglie mediamente benestanti. Per questo, secondo lui, sono riuscite a vivere la guerra in Siria in maniera più protetta, “anche solo con un tetto sulle loro teste”.

Sì, forse è vero, forse ha ragione Matteo. Eppure non sono del tutto convinta, e continuo a rimuginare, pensando a quale orrore deve essere stato anche solo il viaggio per mare che ha condotto questi bambini e le loro famiglie fin qui. Il loro essere benestanti non è bastato a risparmiargli questa disperata agonia. Continuo a chiedermi fino a che punto sia possibile restare ovattati in una situazione come quella che stanno vivendo le persone in Siria. Più ci penso più mi rendo conto che mi mancano termini di paragone per figurarmela, non posseggo gli strumenti. La guerra è qualcosa di così lontano da me che è praticamente impossibile immaginare cosa significhi in termini concreti.

Come passano le giornate? C’è davvero qualcuno che grazie alla sua estrazione sociale riesce a tutelarsi più di altri? O forse in simili condizioni le persone si ritrovano tutte sullo stesso piano? Non lo so. Di sicuro il fattore economico è discriminante nel determinare la possibilità di fuggire dalla guerra in Siria. Eppure la fuga non è che un tuffo nel buio. Un tuffo che ha portato una piccola parte di queste famiglie ad approdare al Centro Accoglienza in Via Fratelli Zoia, e i loro bimbi a tornare a ridere nel Punto Giochi. Ma non si tratta che di una breve sosta di ristoro, prima di riprendere il cammino verso la speranza.

Immagine | Freedom House

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Migrante tra i migranti. “Ex-per il momento-arabista”, laureata in studi linguistici e culturali sul Mediterraneo, studia scienze sociali per la mediazione interculturale. Irrefrenabilmente attratta dal mutevole e dall’intangibile – vale a dire dalla natura del mondo e delle relazioni – cerca se stessa nell’incontro con l’Altro.

4 Comments

    • Ciao Davide! si, le famiglie siriane puntano soprattutto alla Svezia, all’Inghilterra e alla Germania. Per due motivi: 1. in questi paesi riescono ad ottenere maggiore sostegno dallo stato, specialmente in Svezia (welfare state di tipo universalistico). Naturalmente, le problematiche legate all’accesso ai servizi di assistenza sociale esistono anche in questi paesi, ma comparate al contesto italiano, potremmo dire che sono minime. 2. molti dei cittadini siriani tentano di ricongiungersi con altri membri della famiglia che sono riusciti precedentemente a raggiungere questi paesi.

  1. da qualche anno sono in contatto via skype con un amico siriano di 38 anni,ingegnere, che abita a Latakia : ora sta cercando di lasciare il Paese con una madre anziana al seguito una sorella e un bambino di 6 anni. Mi piange il cuore non sapere come fare per aiutarlo. Qualcuno è a conoscenza di come si può lasciare la Siria e attraverso quali vie? Desidero fortemente aiutarlo.

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