Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo: chi ha scoperto l’America?

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Una persona desiderosa di catturare con gli occhi immagini e sguardi, con le orecchie parole e suoni, con il naso odori e profumi, con le mani sensazioni e abbracci, lasciandosi contagiare dal gusto della scoperta e della sfida. Il viaggiatore non è schiavo del tempo delle lancette e dei cinque sensi, ma si fa accompagnare da loro, come fossero compagni fidati e strumenti indispensabili, per cogliere tutta l’essenza del viaggio che, come scriveva Marcel Proust, “non consiste nel cercare nuovi orizzonti, ma nell’avere nuovi occhi”. E’ in questo spirito che nasce la rubrica Viaggiatori nel Tempo: questa è la seconda puntata, dedicata ad un altro grande viaggiatore italiano: Amerigo Vespucci. Cercheremo di rispondere alla domanda: “chi ha scoperto l’America?”.

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@rayni_pembl822

“America!”. Amerigo Vespucci, una scoperta divisa a metà

“Navigammo fino ad incontrare che il Polo meridionale si elevava cinquantadue gradi sopra l’orizzonte, in termini che già non potevamo vedere la Orsa maggiore né la minore. Il 3 di aprile ci fu una tormenta così forte che ci fece ammainare le vele, il vento era di levante con onde grandissime e aria tempestosa. Così forte era la tempesta che tutta la ciurma stava in gran temore. Le notti erano molto lunghe, quella del 7 di aprile fu di quindici ore, perché il sole stava alla fine di Ariete e in questa regione era inverno. Nel bel mezzo della tempesta avvistammo il 7 di aprile una nuova terra, che percorremmo per circa venti leghe, incontrando delle coste selvagge, e non vedemmo in essa nessun porto, ne gente, credo perché il freddo era così intenso che nessuno della flotta poteva sopportarlo”.

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@Douglas

Sembra di poterle toccare tutte con un dito quelle stelle, avvolte nella meraviglia del cielo australe. A scriverne nelle sue “Lettere” è Amerigo Vespucci, durante la spedizione che tra il 1501 e il 1504 lo portò in Patagonia, fino a Rio Cananor, prima fare ritorno in Portogallo. Difficile non provare stupore immaginando quell’uomo, sdraiato sulla plancia della nave, indicare con la punta delle dita le costellazioni. D’altronde, fin dagli inizi della sua esistenza, ogni essere vivente ha rivolto gli occhi al cielo per scrutarne l’immensità e coglierne la magia – anche quella violenta dei lampi che squarciano la notte – orientarsi o semplicemente sognare.

Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo: chi ha scoperto l’America?

Fiorentino, nato attorno al 1452, Amerigo Vespucci è ricordato come uno dei più grandi navigatori ed esploratori del Nuovo Mondo, così importante da “battezzare” con il proprio nome il continente scoperto alla fine del XV secolo (il nome “America” venne dato al continente dal cartografo Martin Waldseemüller che nel 1507 disegnò una carta del globo allora conosciuto) e dividendo la scoperta con Cristoforo Colombo che per primo in maniera inconsapevole ci arrivò. Grazie alle conoscenze cosmografiche e geografiche apprese nella città del Giglio, Amerigo è in grado di intuire che la frontiera raggiunta non può essere parte del continente asiatico, ma deve appartenere a una terra ancora sconosciuta.

“Arrivai alla terra degli Antipodi e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell’Asia o della stessa Africa”.

L’idea di “mettersi in cammino” lo incuriosisce dal 1489 quando, arrivato in Spagna, Amerigo Vespucci conosce Cristoforo Colombo. Nel 1497 decide così di partire alla volta del Nuovo Mondo su incarico di Ferdinando II di Aragona. A muoverlo non è solo il desiderio di scoprire nuove terre, ma anche la curiosità scientifica di dare seguito ai suoi studi. Scrive di aver incontrato uomini antropofaghi…

” Trovamo ch’eran d’una generazione che si dicono canibali, è quali la maggior parte di questa generazione vivono di carne umana… ma done alcune non mangiano”…

…e una natura meravigliosa, come Amerigo Vespucci racconta all’amico e protettore Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici:

“Quello che vidi fu… Tanti pappagalli e di tante diverse specie che era una meraviglia; alcuni colorati di verde, altri di uno splendido giallo limone e altri neri e ben in carne… Gli alberi che vidi sono di tale e tanta bellezza e leggerezza che pensammo di trovarci nel paradiso terrestre”.

È proprio questa descrizione a tratti favolistica che, come avvenne per Marco Polo, fece dubitare molti contemporanei della veridicità delle esplorazioni compiute e delle realtà incontrate da Amerigo Vespucci, spesso ritenute “romanzate”. Non bastarono le perle e le pietre preziose donate al re, o gli schiavi catturati e poi venduti al mercato di Cadice, a convincere gli uomini del suo tempo.

Anche la sua morte resta avvolta dal mistero: la tradizione che lo vuole morto a Siviglia a causa della malaria nel 1512 al ritorno da un viaggio non è infatti universalmente riconosciuta. Tra le accuse che ingiustamente gli sono mosse. quella di essersi appropriato della gloria della scoperta di un nuovo continente. Amerigo, invece, riconobbe sempre la gloria dell’amico Colombo da lui definito hombre de bien, uomo d’animo nobile.

Chi ha scoperto l’America? A noi non resta che immaginare come sarebbe stato vedere questi due naviganti veleggiare insieme, osservare insieme le stelle, imparare l’uno dall’altro come due vecchi amici, sognare insieme nuovi viaggi e avventure da vivere insieme…

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Viaggiatrice, sognatrice, lettrice. Una tesi in storia contemporanea e un corso in Gestione dell'Immigrazione sintetizzano la sua vita universitaria. Girasoli e asini le sue passioni. Nello zaino non mancano mai i libri, la macchina fotografica, la passione per i viaggi e un paio di scarpe da ginnastica con cui segnare la strada.

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