Chi è Jeremy Corbyn, il nuovo leader del Labour inglese

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Chi è Jeremy Corbyn, il nuovo leader del Labour
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Il 12 settembre 2015 Jeremy Corbyn vince le elezioni primarie del Labour Party e diventa ufficialmente il nuovo leader della sinistra inglese. Le idee e le proposte su cui basa la campagna elettorale fanno notizia perché si pongono in netto contrasto con la famosa ”Terza Via” che ha caratterizzato la linea politica dei Labour prima con Tony Blair e poi con Gordon Brown. Ma conosciamo meglio il nuovo protagonista dei democratici inglesi.

Chi è Jeremy Corbyn:gli inizi della carriera politica

Jeremy Corbyn nasce nel 1949 a Chippenham, nel sudovest dell’Inghilterra. Comincia da giovane a lavorare nel sindacato dei lavoratori tessili, per poi essere candidato come deputato per il Labour nel 1983. Viene eletto nel collegio elettorale di Islington North e da 32 anni continua a occupare in Parlamento quello stesso seggio. Si unisce al Socialist Campaign Group, un’organizzazione che rappresenta l’area più a sinistra dei laburisti, venendo ben presto etichettato come uno degli esponenti più radicali del partito. Corbyn si è sempre definito un “socialista convinto”. È il parlamentare che ha da sempre chiesto meno rimborsi per le spese sostenute per i suoi incarichi da deputato. Sicuramente da evidenziare è anche il suo costante impegno contro la guerra: nel 2001 si oppose all’intervento militare britannico in Afghanistan al fianco degli Stati Uniti ed è uno dei fondatori del gruppo di attivisti pacifisti Stop the War; si è opposto con fermezza all’intervento delle forze militari inglesi nella guerra in Iraq nel 2003 e in Libia nel 2011; anche di recente, non ha nascosto il suo disappunto verso l’intervento inglese alla lotta all’Isis in Medio Oriente. Il nuovo leader britannico ha anche partecipato più volte ad eventi e manifestazioni a sostegno della Palestina o di altri popoli oppressi. Fortemente contrario alle politiche di austerity, Corbyn ha una visione e un progetto diverso per l’Europa ma, viste le ampie tensioni internazionali e i delicati equilibri in gioco, non si è mai esposto troppo sulle sue proposte economiche comunitarie. Per quanto riguarda invece le iniziative nazionali, il leader laburista si oppone agli armamenti nucleari (sta già portando avanti una proposta per il disarmo unilaterale completo) ed è forte in lui l’intenzione di rinazionalizzare alcuni settori (come l’energia e la rete ferroviaria) precedentemente privatizzati prima dai governi del New Labour e poi dai conservatori. Da buon “socialista vecchio stampo” nella campagna per le primarie ha più volte ribadito la necessità di aumentare le tasse per le fasce più ricche della popolazione e di promuovere una lotta all’evasione fiscale senza quartiere.

L’elezione a leader laburista

Dopo la cocente sconfitta dei laburisti nelle elezioni del 7 maggio 2015 vinte dai conservatori di David Cameron, Ed Milliband rassegna le sue dimissioni dalla guida del partito. Il 12 settembre 2015 gli iscritti del Labour Party e delle organizzazioni a esso affiliate eleggono così Jeremy Corbyn come nuovo leader. Inizialmente, Corbyn viene visto come l’outsider, visti i suoi influenti avversari: Andy Burnham (ministro ombra della Salute), Yvette Cooper (ministro ombra degli Interni) e Liz Kendall (ministro ombra per la cura degli anziani).

Chi è Jeremy Corbyn, il nuovo leader del Labour
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Quando il 66enne deputato di Londra presentò la propria candidatura il 3 giugno 2015 in pochi avrebbero scommesso sulla sua vittoria. Ma a dispetto della sua età avanzata, il candidato outsider è riuscito a portare avanti una campagna elettorale al passo coi tempi, sfruttando i giusti canali di comunicazione e approfittando della celebre popolarità che la Rete gli stava regalando. Emblematico il meme diffuso dagli utenti, poi ripreso ufficiosamente dai canali di partito, dove il leader viene raffigurato come un novello Obi-wan Kenobi, vista la sua relativa somiglianza con l’attore britannico Alec Guinness: Obi Wan Corbyn è “Una nuova speranza” per abbattere il malvagio impero dei conservatori. Il suo programma, in rottura con le iniziative del New Labour degli ultimi anni, ha attirato la curiosità di molti elettori stanchi delle ambiguità laburiste spesso troppo vicini al modo di pensare dei conservatori.

https://twitter.com/Altasapient/status/644858495427194880

Il dopo elezioni e le prospettive dei Labour

Corbyn è stato eletto col 59,5% dei consensi degli iscritti ed affiliati al Labour con un relativo distacco dai suoi avversari. Non tutti all’interno dei Labour sono però entusiasti di questa vittoria. Le idee del nuovo leader sono più volte entrate in contrasto nel passato con quelle di Tony Blair e del suo successore Brown: la svolta liberale nota come New Labour non è mai stata particolarmente gradita al vecchio socialista, ma la sua fedeltà al partito gli ha sempre impedito di abbandonare il mandato datogli dai suoi elettori. Ora che la svolta socialdemocratica ha evidenziato i propri limiti, il nuovo leader vuole rilanciare delle rinnovate proposte di walfare e di investimento pubblico, in netto contrasto con la tradizione dei conservatori e con l’apertura liberista del New Labour. Questa proposta di rottura col passato lo ha molto favorito da candidato e una volta eletto ha portato una valanga di nuove iscrizioni al partito: in meno di 24 ore sono state raccolte oltre 15.000 nuove adesioni. La personalità e le posizioni espresse in passato da Corbyn lo hanno però già messo in cattiva luce in molti ambienti politici, anche vicini al suo partito. Ad esempio, la sua personale decisione di non cantare l’inno nazionale durante una cerimonia ufficiale ha destato non poche critiche anche dai ministri-ombra del partito. Lui, convinto repubblicano, si rifiuta di riconoscere “God Save the Queen” come inno della sua patria, ma la segreteria del partito ha già fatto sapere che per evitare ulteriori polemiche in futuro tale circostanza non si verificherà più e che il leader della sinistra britannica canterà l’inno come tutti. La critica più dura all’elezione di Corbyn è però giunta dall’attuale Primo Ministro inglese David Cameron, che ha affidato a Twitter il suo commento: “Il Labour rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale, per la nostra economia e la sicurezza delle vostre famiglie”, mentre nei giorni precedenti alle primarie laburiste aveva già espresso il suo pensiero riguardo le proposte economiche messe in campo dai candidati Labour: “”Chiunque sia il vincitore, il Labour è un partito che ha completamente abbandonato il dibattito sulle idee e che non rappresenta più i lavoratori. Il suo discorso estremista promette solamente più spese, più debiti e più tasse. [I Labour] costituiscono una minaccia per la sicurezza finanziaria di tutte le famiglie nel Regno Unito”. ”

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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