Candidati impresentabili PD: le primarie valgono sempre?4 min read

18 Maggio 2015 Politica Politica interna -

Candidati impresentabili PD: le primarie valgono sempre?4 min read

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Sull’impresentabilità dei candidati democratici alle prossime regionali è stato scritto molto. Sappiamo tutti che Vincenzo De Luca, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, sarebbe, una volta eletto, passibile di sospensione ai sensi della legge Severino. Stessa sorte toccherebbe in Liguria a Raffaella Paita, se condannata per il reato di omicidio colposo per il quale è indagata.

Sappiamo anche della leggerezza con la quale sono state composte le liste del candidato governatore in Campania. Tra i candidati di De Luca troviamo infatti (cripto)fascisti, cosentiniani, indagati (anche per concorso esterno in associazione mafiosa). Eppure sia Paita in Liguria che De Luca in Campania hanno vinto le primarie, sono cioè espressione del popolo democratico che li ha scelti fra tanti.

Certo, alla vigilia delle primarie, Saviano aveva avvertito della compromissione del voto campano, e subito dopo quelle liguri Cofferati aveva denunciato i brogli, poi comprovati dalla commissione di garanzia del PD (con tanto di indagine dello Sco), che avrebbero favorito la sua sfidante. Ma è la democrazia, bellezza, che ci vuoi fare, il risultato dei gazebi non si discute. Ma è davvero sempre così?

Candidati impresentabili Pd: i casi della Sicilia

Per sapere se le primarie dell’era Renzi sono davvero quel monumento intangibile alla volontà popolare che dicono basta spostarsi un po’ più a sud, ovvero in Sicilia. Qui, ad Agrigento il 22 marzo scorso, le primarie di centrosinistra per la poltrona di sindaco vengono vinte, come ampiamente pronosticato, da Silvio Alessi, presidente della locale squadra di calcio dell’Akragas, simpatizzante di Berlusconi, sponsorizzato dall’area di Forza Italia un tempo vicina a Marcello Dell’Utri.

Per il segretario del PD siciliano ancora alla vigilia del voto non c’era “nulla di scandaloso” in quella che molti chiamavano già “l’ammucchiata agrigentina”. Il giorno dopo però, quando la notizia di un candidato di Forza Italia che vinceva le primarie di centro sinistra cominciava a diffondersi per lo stivale ecco che Alessi diventava “inadatto”.

Un paio di settimane dopo il PD decideva quindi di sconfessare Alessi appoggiando insieme ad Ncd l’Udc Calogero “Lillo” Firetto, a sua volta a lungo corteggiato da FI. Ai berlusconiani non restava quindi che accollarsi il candidato uscito vincitore dalle primarie e scaricato dal PD. Tutto chiaro no?

Poco più ad est, ad Enna per la precisione, si consumava una vicenda quasi altrettanto grottesca. Qui il 19 aprile Vladimiro Crisafulli, con un discreto 73 e cocci per cento vinceva le primarie del centrosinistra al comune. In questo caso si tratta di un politico da sempre interno al partitone, addirittura da generazioni come testimonia il nome di battesimo di ispirazione sovietica.

Tutto bene quindi, direte voi. E invece no. Si da il caso che Mirello, come viene chiamato da amici e nemici, sia uno dei politici più chiacchierati dell’isola. Nel 2002 fu infatti (cito da wikipedia):

messo sotto inchiesta in seguito ad un filmato che lo ritraeva in un hotel di Pergusa durante il congresso provinciale della CGIL scuola, in compagnia dell’avvocato Raffaele Bevilacqua, già consigliere provinciale nello stesso periodo di Crisafulli[7], indagato per mafia e successivamente condannato come boss mafioso di Enna[1][8] e «si fa baciare sulle guance […] e con lui discute a lungo di appalti, assunzioni, raccomandazioni e favori vari

In realtà Crisafulli, a differenza di De Luca, Paita e svariati altri candidati alle regionali nelle liste del centrosinistra (nonché di Raffaele Lombardo, ex governatore sostenuto durante il suo mandato, anche, dal PD) è uscito pulito da questa come da altre inchieste che lo hanno riguardato. Eppure questo non è bastato ad evitargli i mal di pancia di Renzi (famoso è rimasto un intervento di Pif alla Leopolda sul caso Crisafulli), le accuse di manifesta incandidabilità (che lo ha definito “barone rosso”) da parte di Serracchiani ed infine il diktat del dirigente nazionale (e conterraneo di Mirello) Angelo Argento: “Con Renzi, Crisafulli non potrà mai essere candidato […] se si dovesse ostinare a voler fare il primo cittadino, lo dovrà fare senza logo del Pd”.

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Vista la sostanziale sconfessione da parte del Pd romano il ras del voto ennese deve essersi parecchio divertito quindi a presentare il logo alternativo sotto il quale camuffare la lista dei democratici ennesici sembra quasi di vederlo, ultimo giapponese del dalemismo siculo, mentre impartisce divertito le sue istruzioni al grafico, pensando alla faccia che faranno i suoi nemici di partito.

I risultati delle primarie, insomma, non sembrano così intangibili come vorrebbero farci credere. Qualcuno guardando al caso ennese ed a quello agrigentino potrebbe eccepire la differenza di scala rispetto alle elezioni campane e liguri, o l’eccentricità del caso siciliano. Eppure primarie parecchio importanti come quelle napoletane del 2011 sono state annullate, mentre il risultato di quelle palermitane del 2012, pur viziato da brogli acclarati, fu confermato.

Insomma, il voto degli elettori del PD sembra pesare relativamente nell’effettiva scelta dei candidati del partito. Perfino i brogli, le incandidabilità, gli appoggi sospetti dal centrodestra diventano dirimenti solo se il risultato non convince i vertici del partito o non asseconda precari equilibri locali.

E ci si chiede, non senza dispiacere, quanto sia ancora utile perpetrare questo rito stanco, quando le decisioni importanti vengono alla fine prese comunque dentro le segrete stanze, da comitati o singoli autoincaricatisi di ratificare o meno, di imperio, le scelte del popolo democratico.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.
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