Gli effetti del cambiamento climatico sulle città e cosa possiamo fare

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Negli ultimi settant’anni, i climatologi di tutto il mondo hanno riscontrato un’evidente variazione nell’andamento delle temperature. Nello specifico, dei 30 anni più caldi dal 1800 ad oggi, 25 di essi si sono verificati in seguito al 1990.

I dati registrati dalle stazioni meteorologiche dei diversi continenti ci mostrano inoltre come questa tendenza stia avvenendo a ritmi più rapidi di quelli previsti dai modelli climatici portati avanti dagli scienziati. Perché ciò avviene? Perché la questione del cambiamento climatico, e in particolare del riscaldamento globale, è diventata così allarmante?

effetti cambiamento climatico
Bambina al Fridays for Future. Foto: Mika Baumeister on Unsplash

Cambiamento climatico e riscaldamento globale

Con riscaldamento globale, o global warming, ci si riferisce ad un aumento delle temperature persistente nel tempo, che conduce all’intensificarsi di fenomeni estremi sempre più frequenti.

L’accumulo di emissioni provocate dall’uomo, dall’epoca preindustriale (1845) in avanti, ha infatti condotto ad una sempre più alta concentrazione di gas serra (e.g. anidride carbonica, metano, ecc.) generando una vera e propria coperta gassosa di contenimento (forzato) del calore all’interno della nostra atmosfera.

In questo contesto è quindi utile comprendere come con il termine cambiamento climatico si faccia riferimento sia al riscaldamento globale accresciuto dal quantitativo di emissioni disperso in atmosfera sia agli impatti meteorologici estremi ad esso ricollegabili.

Prendiamo il 2019

L’incremento delle emissioni in atmosfera unito alla (sovente) scarsa capacità di prevenzione agli impatti attesi da parte dei governi hanno condotto negli ultimi anni a dei disastri senza precedenti.

Basti pensare al susseguirsi di eventi estremi che sono avvenuti durante gli ultimi mesi del 2019. Nel mese di giugno l’India ha vissuto la peggior ondata di calore della sua storia, raggiungendo temperature pari a +50°C per circa un mese consecutivo, con forti danni di salute per la popolazione.

Fra luglio e agosto abbiamo assistito a dei tassi di deforestazione mai verificatisi in precedenza. Mentre la Grande Foresta del Nord in Siberia è stata devastata da circa 400 incendi, la foresta Amazzonica ha visto una crescita del tasso di deforestazione pari al +278%.

Nel mese di settembre è stato dichiarato lo stato di allerta nel nord ovest della catena alpina a causa dello scioglimento del ghiacciaio Planpincieux, alla base del Monte Bianco. È stato infatti registrato un suo scivolamento, pari a circa 10 metri al mese, che minaccia di distruggere case, alberghi e attività commerciali sottostanti.

Ottobre ha battuto l’ennesimo record, attestandosi come l’ottobre più caldo degli ultimi quattro decenni. Infine, in novembre, abbiamo assistito ad un evento eccezionale di acqua granda presso la laguna di Venezia, secondo record mai registrato dopo il tragico evento del 1966.

Simili situazioni si ripeteranno in futuro, ci dicono i climatologi. Come dichiarato dall’ultimo special report del Pannello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), è previsto infatti che tale riscaldamento – dovuto alle crescenti emissioni provenienti da processi antropogenici – persisterà per secoli e millenni, causando così variazioni sempre più significative nel sistema climatico.

Oggi, grazie a tecniche che consentono proiezioni sempre più accurate, possiamo inoltre analizzare gli impatti del cambiamento climatico anche a livello locale, e nello specifico su scala urbana.

Che impatto ha il cambiamento climatico sulle città?

Le città sono considerate un “hot spot” in relazione ai cambiamenti climatici, in quanto svolgono un ruolo cruciale nella nostra società; sono il centro di commercio, economia, innovazione e densità di popolazione, cosa che le rende particolarmente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico.

Ad oggi, il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane; percentuale che secondo le stime si aggirerà intorno al 68% entro la metà del secolo, con la proliferazione di megalopoli trainata principalmente da tre paesi – India, Cina e Nigeria.

Conseguentemente alla rivoluzione industriale i principali poli urbani hanno superato il milione di abitanti, continuando ad amplificarsi. Nel 2018, il Programma Internazionale sulla Geosfera-Biosfera (IGBP) ha evidenziato come entro il 2050, a meno che non si modifichino i modelli di sviluppo, l’area occupata dalle città potrebbe essere pari ad una superficie di 1,5 milioni di chilometri quadrati, equivalente all’estensione di Francia, Germania e Spagna messe assieme.

Questo trend è allarmante in quanto è noto come in ambiente urbano l’effetto termico sia amplificato dal fenomeno di origine antropica noto come isola di calore urbano. La poca presenza di verde urbano, l’asfalto, la presenza di macchine e del conseguente smog, i materiali di costruzione ed i colori delle abitazioni e delle strade sono tutti fattori che contribuiscono ad un incremento esponenziale delle temperature, soprattutto durante la stagione estiva.

cambiamento climatico città
Foto: Fabrizio Fogliani

Oggi quasi un terzo della popolazione mondiale è esposto circa a 20 giorni di temperature estreme potenzialmente letali. Questo comporta degli effetti (già visibili) sul sistema sanitario e di prevenzione per la popolazione di tutte le città del mondo.

Eventi come l’ondata di caldo del 2003 in Europa, che ha causato oltre 70 mila vittime, diventeranno sempre più frequenti e gravi. Inoltre, oltre ad una forte pressione sul sistema sanitario nazionale, si assisterà a gravi conseguenze anche su altri servizi forniti dalla società, come l’erogazione di energia elettrica e l’utilizzo dei sistemi di trasporto.

Ad esempio, durante un’ondata di calore nel 2010 a Berlino, in seguito al malfunzionamento dell’aria condizionata su alcuni treni ad alta velocità, i passeggeri hanno percepito temperature pari a +50°C, trovandosi obbligati a dover evacuare i mezzi.

Nell’estate del 2013, il governo sud-coreano si è trovato costretto a tagliare l’aria condizionata all’interno di tutti gli edifici pubblici della città di Seoul, per evitare un crollo del sistema energetico nazionale.

Infine – senza andare troppo lontano – molti di noi avranno già assistito ripetutamente a eventi di blackout energetici più o meno lunghi, causati dalla congestione della rete elettrica per l’elevata domanda di energia per rinfrescarsi, che richiama un effetto boomerang a causa della ancor più elevata concentrazione di anidride carbonica che viene rilasciata localmente all’interno delle nostre città.

Cosa succederà in futuro?

Grazie ad un gruppo di scienziati e ricercatori del Climate Impact Lab, è già possibile verificare con due semplici click come si è “scaldata” la tua città rispetto al tuo anno di nascita e quanto questo riscaldamento potrà cambiare in futuro in base alle stime previste dagli scenari climatici elaborati su scala internazionale.

Le ondate di calore del passato offrono quindi una finestra sul futuro per le aree urbane che prevedono temperature in aumento. Nello specifico, il numero di città esposte a temperature estreme triplicherà nei prossimi decenni, facendo sì che circa il 77% delle città del futuro vivrà un clima più caldo, simile a quello di una città già esistente.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One ha analizzato la relazione fra 520 città fra le più conosciute nel mondo, cercando di definire se il clima previsto per ognuna di esse nel 2050 fosse più simile alle condizioni climatiche attuali o alle condizioni di un’altra città in una diversa regione bioclimatica.

Secondo gli autori dello studio, infatti, l’accoppiamento delle città potrebbe aiutare le persone a visualizzare l’impatto che i cambiamenti climatici potrebbero avere nella propria vita in modo più immediato.

Come previsto, i risultati sono sconcertanti. Per la maggior parte delle città infatti si è notato un cambiamento equivalente a una città che si sposta a circa mille chilometri più a sud, verso la zona subtropicale.

Di conseguenza, gli scienziati hanno previsto dei cambiamenti sorprendenti. Ad esempio, il clima di Madrid nel 2050 sarà più simile al clima attuale di Marrakech che al clima di Madrid di oggi; Londra a Barcellona; Edimburgo a Parigi; Stoccolma a Budapest; Mosca a Sofia; San Francisco a Lisbona, e così via.

Cosa possiamo fare?

Ciò significa che ci troveremo di fronte a sfide politiche, economiche ed infrastrutturali che non abbiamo mai affrontato prima. Sapere come sarà vivere in un contesto urbano tra 30 o 50 anni è quindi fondamentale per cercare di limitare gli impatti negativi che si potrebbero verificare.

In conclusione, con l’ambiente che continua a scaldarsi, come possiamo agire per ridurre gli impatti dell’assorbimento di calore nelle nostre città? Spesso si sente dire che non possiamo agire contro un fenomeno di così grande portata… ma questo non è vero!

Le azioni che possiamo intraprendere sono diverse e ricollegabili a due principali filoni: la Mitigazione, che comprende una riduzione delle emissioni in atmosfera, ad esempio agevolando un maggior utilizzo delle energie rinnovabili, e l’Adattamento, che consiste in uno sviluppo resiliente su scala locale al fine di prevenire efficacemente gli impatti attesi. Ne abbiamo parlato più in dettaglio qui.

Nello specifico, per ridurre i rischi legati al calore in area urbana, ci sono diverse misure che si possono intraprendere e molte di queste sono già ad oggi utilizzate. Fra queste citiamo l’aumento di superfici chiare e riflettenti, che contribuiscono ad aumentare l’effetto albedo della città, ovvero la sua capacità di riflettere le radiazioni solari e di ridurre il conseguente assorbimento di calore.

L’incentivazione e la costruzione di tetti e terrazze verdi sugli edifici, che permettono un maggiore isolamento degli spazi interni e allo stesso tempo contribuiscono ad agevolare la riduzione delle temperature diurne grazie al fresco notturno. In ultimo, la piantumazione di alberi nei centri urbani, che – come dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) – contribuisce a ridurre il calore percepito fino a 2-8°C.

Città con queste caratteristiche, che possono trasformarsi in risposta alle diverse stagioni e agli eventi meteorologici, saranno cruciali nella battaglia futura per mantenersi freschi e a proprio agio in un clima sempre più caldo.

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Ricercatrice in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l’Università di Venezia, collabora con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) dal 2017. Per Le Nius si occupa di divulgare le sue conoscenze sul cambiamento climatico e sugli impatti che può avere a livello sociale, economico e ambientale.

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