Breaking bad: come i cattivi sono diventati i nuovi buoni

di

Breaking BadTutto ciò che è popolare finisce con l’incuriosirmi. 

Intendo dire che non sono una di quelle persone che deve per forza andare contro corrente, anzi: sono in libreria e devo scegliere la mia prossima lettura? Per prima cosa guardo tra le ultime novità, possibilmente i best-sellers. Devo andare al cinema? Qual era quel film di cui ho tanto sentito parlare, di cui ho beccato l’intervista al protagonista a Che tempo che fa e che magari è candidato a xx premi? Ma sì, scelgo quello.

Tutto questo sostanzialmente per due motivi: mi fido del parere degli altri (ma attenzione, poi ho anche uno spirito critico… ecco perché ho letto 50 sfumature di grigio ma non ho mai letto il 2° e il 3° romanzo della stessa saga) e soprattutto mi piace poter dire la mia quando si parla di qualcosa. E per farlo, devi per forza essere aggiornato sui topic del momento.

Un’appassionata di serie televisive come me quindi iniziava davvero a sentirsi una mosca bianca a non aver mai visto Breaking Bad.

Pluripremiato negli anni della sua programmazione (dal 2008 al 2013 in America) praticamente per tutto ciò per cui poteva essere candidato, apprezzato da un target decisamente ampio e con un titolo che è già un programma (“il termine breaking bad è un’espressione colloquiale del sud degli Stati Uniti ed esprime la situazione in cui qualcuno ha preso una direzione che lo allontana dalla retta via […] e che potrebbe essere per quel giorno o per tutta la vita” dice l’ideatore Vince Gilligan), pareva proprio avere tutte le caratteristiche per suscitare il mio interesse.

E così, con l’opportunità di condividere con voi le mie riflessioni, ho deciso di guardare l’episodio pilota e di scovare i motivi che hanno reso questo telefilm un gioiellino del piccolo schermo.

1) La trama

Sostanzialmente la storia di un riscatto. Un uomo mediocre, appassionato professore di chimica costretto a fare un doppio lavoro per poter far fronte alle necessità economiche della sua famiglia, costante vittima delle angherie del proprio titolare, ma anche di amici e parenti che lo reputano un fallito che, dopo aver scoperto di avere un tumore ai polmoni incurabile, decide di mettersi a produrre metanfetamina purissima e, con il denaro ricavato, assicurare la stabilità economica della propria famiglia.Breaking bad

Un protagonista-antagonista dunque: eticamente non riusciamo a giustificare le sue scelte, la freddezza delle sue azioni, ma in qualche modo facciamo il tifo per lui, e non perché proviamo pena, ma perché gli eventi ci portano a pensare che se lo meriti, e perché vogliamo credere nel riscatto. Da questo punto di vista, Walter White (il professore) mi ha molto ricordato Dexter Morgan, il serial-killer (che però uccide solo “chi se lo merita”) protagonista di un’altra serie televisiva alla quale mi sono appassionata tardivamente.

2) Le relazioni umane: Walter e gli altri protagonisti

Skyler White è una moglie apprensiva (nella prima scena la troviamo a tavola col protagonista a servirgli pancetta vegetale per preservare il suo colesterolo), in attesa della secondogenita, definita sin dal pilot da Walter come “l’amore della sua vita”. Un amore dolce, tipico di quelle coppie sposate da anni e non più giovanissime, ma che sembra destinato a nutrirsi di nuova passione: nella scena finale del primo episodio, dopo aver avviato la propria attività illecita ed ucciso i primi due uomini, Walter torna a casa e, infilandosi sotto le coperte accanto alla moglie, sembra essere improvvisamente diventato un amante focoso.

Skyler rappresenta il porto sicuro di Walter, dove poter conservare un briciolo di normalità, ma anche qualcuno forse troppo fragile o troppo puro per poter essere messo al corrente non solo del nuovo e remunerativo lavoro del protagonista, ma soprattutto della sua malattia. Sono curiosa di vedere come influenzerà le decisioni di Walter e se il suo personaggio è destinato a restare in un angolo.Breaking-Bad

Walter White Junior è il primogenito di Walter e Skyler, adolescente affetto da paralisi cerebrale e per questo costretto a camminare con le stampelle. L’impressione che ho avuto dopo i primi 45 minuti di questo telefilm è che questo personaggio, apparentemente il più fragile, nasconda grandi potenziali narrativi, non solo nell’evoluzione del rapporto con suo padre, ma anche nei confronti della propria condizione. Tra lui e Walter Senior c’è grande complicità, potrebbe essere il primo a scoprire il segreto del nostro protagonista.

Jesse Pinkman, ex allievo (bocciato) di Walter, oggi spacciatore e tossicodipendente, diventerà suo socio e lo aiuterà a entrare nel giro della droga. Un personaggio col quale il nostro protagonista instaura da subito un rapporto quasi paterno (vorrebbe che Jesse vendesse soltanto la sua roba, e non che ne facesse uso) e con cui condividerà avventure e disavventure: interessante la parabola dell’allievo/maestro, destinata a capovolgersi per trovare un nuovo equilibrio, fondato su stima e rispetto reciproci e soprattutto sulla fiducia (sostanzialmente quelle caratteristiche mediamente assenti nei rapporti scolastici). Tanto è preciso e meticoloso Walter, quanto è casinista e incauto Jesse, ma la sensazione è che entrambi abbiano qualcosa da insegnare all’altro, vedremo cosa.

3) Regia e sceneggiatura

Dialoghi incalzanti, per nulla scontati, alternati a silenzi e a momenti registicamente più lenti che rispecchiano lo stato d’animo dei personaggi e il loro cambiamento. Bellissima ad esempio la scena in cui Walter scopre di essere ammalato e si estranea da ciò che sente solo come ovattato concentrandosi sulla macchia di senape sul camice del medico. L’unica certezza che in quel momento riesce ad accettare come tale.breaking_bad

Insomma, ancora una volta ho fatto bene a fidarmi del mio istinto (ma voi che avete visto tutte le stagioni, ditemi se le mie supposizioni sono fondate!)… e mentre su Amazon cerco il cofanetto con la serie completa di Breaking Bad penso che, una volta terminata, la mia prossima missione sarà cominciare a seguire MasterChef.

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A 10 anni ripetevo le formule magiche delle mie eroine dei cartoni animati credendo che mi sarei trasformata in qualcuno. Ma non è mai successo. Poi ho iniziato col teatro: mi commuovevo per gli attori. Ho creduto che avrei fatto quel mestiere. Ma non è mai successo. Dopo una laurea in Beni culturali e una specializzazione alla Paolo Grassi, vedo tutti gli spettacoli teatrali e dopo fatico a tornare in me. E questo succede sempre.

1 Comment

  1. Mi piacerebbe sapere se questa è ancora la tua visione della serie una volta andata oltre il primo episodio! Buona visione!

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