Brasile-Germania e i tonfi storici: top 5 video

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José Mourinho ha inquadrato perfettamente le proporzioni della sconfitta patita dal Brasile contro la Germania. “Tra cinquant’anni – ha detto – si parlerà ancora di questa partita”. Così come oggi si parla del Maracanazo del 1950, sconfitta di proporzioni minori per il punteggio ma altrettanto devastante per i verdeoro rispetto all’1-7 del Mineirao. È una delle peggiori débacle nella storia delle nazionali, con pochissimi precedenti. Alcuni sono rimasti nella storia proprio come rimarrà questo Brasile-Germania, con cui iniziamo la “Video Top 5 Mondiali” di oggi.

Brasile-Germania e i tonfi storici

5 – Mondiali 2014, Brasile-Germania 1-7. Una partita figlia di scelte scellerate e di una ferrea convinzione nei propri mezzi da parte di entrambe le squadre. Se i tedeschi possono permettersi di giocare in maniera spavalda, non così è per i padroni di casa e il punteggio ne è la miglior prova. Incredibile la distanza tra difesa e centrocampo, le praterie lasciate al contropiede avversario, la scarsa cattiveria messa in campo anche da giocatori di fatica, come Fernandinho, e da elementi di grande esperienza come Marcelo. A questo si aggiunge la capacità della Germania di sfruttare quasi ogni occasione trovando angoli impossibili, vedi il secondo gol di Schurrle. In serate così tutto va per il verso giusto.

 4 – Amichevole 1953, Inghilterra-Ungheria 3-6. Definita alla vigilia la “partita del secolo”. La sfida tra una formazione straordinaria, costruita sul blocco della Honved di Puskas e i maestri britannici. L’allievo, però, è di gran lunga superiore e se solo nel ’53 ci fosse stata la globalizzazione forse se ne sarebbero resi conto anche i padroni di casa. Oltre a essere la prima sconfitta dell’Inghilterra a Wembley, il 3-6 inflitto dai magiari è la dimostrazione che non ritenere degna la competizione mondiale (tanto da non parteciparvi nelle prime tre edizioni) è un errore madornale. Di questo gli inglesi se n’erano già accorti tre anni prima, eliminati nel girone del Mondiale in Brasile dopo aver perso 1-0 dagli Stati Uniti con un gol di Joe Gaetjens, haitiano naturalizzato. Non ritenendo gli americani all’altezza i britannici avevano infoltito la squadra di riserve per far riposare i più forti…

3 – Qualificazioni Mondiali 1994, Argentina-Colombia 0-5. Solo una volta, nella storia dei Mondiali, i “Cafeteros” hanno iniziato la competizione da possibili candidati al titolo. Vent’anni fa esatti, dopo che solo un anno prima avevano schiantato a domicilio l’Argentina. Cinquina, o “manita” per chi è più avvezzo al gergo d’oggi. Una partita dominata in lungo e in largo dal talento di Rincòn, Valderrama e di un imprendibile Asprilla. A Parma ricordano bene come “Tino”, in giornate di vena, fosse capace di indirizzare da solo un risultato. E’ il colombiano ad aver interrotto l’infinita striscia di partite senza sconfitte del Milan di Capello. E’ lui a fare da apriscatole ad ogni azione d’attacco della Colombia nella cornice del Monumental. Il Mondiale andrà molto peggio delle aspettative: eliminazione nel girone, con il tragico epilogo dell’omicidio di Andres Escobar al ritorno in patria.

2 – Mondiali 1966: Italia-Corea del Nord 0-1.  Una spedizione finita tra i pomodori. Quelli lanciati dai tifosi italiani, inferociti, al rientro nei confini nazionali della squadra azzurra. Eliminati da una formazione di illustri sconosciuti, con un gol decisivo di Pak Doo-Ik. A pagare, come spesso accade in queste circostanze, è il commissario tecnico Edmondo Fabbri, che qualche colpa se l’è cercata. Negli anni del dominio europeo dell’Inter, reduce da un’irripetibile epopea, Fabbi non convoca Armando Picchi e Mario Corso per motivi tattici. Una decisione che gli verrà rinfacciata per gli anni a venire.

1 – Mondiale 1978: Argentina-Perù 6-0. Il caso in cui l’umiliazione rischia di essere doppia. Lo scenario è questo: argentini e peruviani, assieme al Brasile e alla Polonia, fanno parte di uno dei due gironi dal quale dovranno uscire le finaliste. Per qualificarsi all’ultimo atto del Mondiale di casa, gli uomini di Menotti devono battere il Perù (già eliminato) con almeno quattro gol di scarto. Nelle precedenti cinque gare ne hanno segnati sei in tutto, in quella decisiva ne fanno altrettanti in 90′. Passa alla storia come la “marmelada peruviana”, un biscotto mai provato ufficialmente ma che desta sospetti a distanza di decenni. Tra i pali del Perù c’è Ramon Quiroga. Un argentino di Rosario, sede del match, naturalizzato dopo l’esperienza allo Sporting Cristal. Tutto per vincere il Mondiale in casa ed evitare una finale, Brasile-Olanda, che avrebbe potuto consegnare il trofeo ai verdeoro. A Buenos Aires.

Immagine| OGlobo

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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