Bookcrossing: cos’è e cosa ci può insegnare7 min read

28 Marzo 2022 Società -

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Educatore

Bookcrossing: cos’è e cosa ci può insegnare7 min read

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Fare bookcrossing significa lasciare libri in luoghi aperti al pubblico in modo che altre persone possano trovarli, leggerli e a loro volta liberarli altrove. Un aspetto aggiuntivo riguarda la possibilità di contrassegnare i libri con codici, timbri o etichette in modo da conoscerne la provenienza e poterne seguire il percorso nello spazio e nel tempo.

Il termine è composto dalle parole book e crossing, che potremmo tradurre con incrocio, o scambio, di libri. A incrociarsi in questa pratica non sono solo i volumi, ma anche i lettori che condividono l’esperienza di una lettura, ricevono e restituiscono il significato della gratuità e costruiscono insieme una comunità che non si vede, eppure esiste.

Il bookcrossing ha origini lontane nel tempo ma prende questo nome solo nel 2001, quando lo statunitense Ron Allen Hornbaker fonda il sito bookcrossing.com, stabilendo modalità che saranno poi adottate o reinterpretate in tutto il mondo. In seguito, la parola “bookcrossing” entrerà nell’uso comune con una diffusione tale da farla comparire, nel 2004, nel Concise Oxford English Dictionary.

L’idea originaria, quella di Hornbaker, richiede di accedere al sito web per dotare i libri di un codice identificativo unico (BCID) che permetterà di seguirne gli spostamenti. Può sembrare irrilevante sapere che fine ha fatto quel particolare volume, ma chi ama le storie facilmente subisce il fascino delle vicende attraversate dagli oggetti che le contengono. Non oggetti qualunque, ma portatori di un valore che va oltre quello materiale:

un libro sgualcito e buono per il macero può ancora cambiare una vita.

Chi trova un libro identificato con un codice BCID dovrebbe segnalarne il ritrovamento sul sito e lasciarlo a sua volta in un luogo in cui possa essere trovato da altri. Quest’ultimo è un passaggio importante, forse più della segnalazione o della lettura stessa: i libri devono continuare a circolare, insomma, per tenere viva la comunità dei bookcrosser.

bookcrossing cos'è e cosa ci insegna
Inaugurazione casetta di bookcrossing a Quarto Oggiaro, presso Anpi. progetto Per un Quarto di libro

Molte iniziative simili sono nate in tutto il mondo. Si differenziano per modalità di scambio, per l’eventuale utilizzo di Internet, per l’organizzazione di eventi più o meno regolari. Tutte però hanno alla loro base, oltre alla passione per la lettura e al desiderio di condividerne il piacere, l’aspetto della gratuità: per scambiare i libri non si paga nulla, anche se talvolta le donazioni volontarie possono essere utili per coprire i costi sostenuti da chi organizza le iniziative, cura i siti web o acquista i materiali per contrassegnare i libri.

Per un certo periodo è esistito un sito in italiano analogo a quello statunitense, ma l’esperienza è giunta al termine con la traduzione del sito originale. In Italia sono però molte le iniziative di bookcrossing, svolte in diverse modalità. Si va dall’organizzazione di eventi di ritrovo alla realizzazione di piccole casette in cui lasciare o prendere i libri. Piccoli angoli dedicati a questa pratica si possono trovare negli ospedali, nei pressi delle biblioteche pubbliche o, semplicemente, per le strade.

Libri liberi e gratuiti: cosa possiamo imparare dal bookcrossing

La pratica del bookcrossing, nelle sue diverse sfumature, favorisce innanzitutto la lettura in un Paese in cui poco più del 40% delle persone finisce almeno un libro all’anno. E ad approfittare di questa possibilità può essere chiunque: anche chi, per qualsiasi ragione, non ha molte occasioni di trovarsi a contatto con i libri.

I libri – chi già li ama lo sa – aprono la strada a conoscenze, incontri, prospettive inaspettate: lasciare un libro a una catena di sconosciuti è un’azione che potenzialmente può innescare un cambiamento, una sorta di effetto domino fatto di pagine e storie.

L’aspetto più importante del bookcrossing, però, è il modello culturale e sociale che sottende. Il libro viene lasciato andare, si spera finisca tra le mani di qualcuno a cui possa portare un beneficio, e che a sua volta lo lasci andare. Proviamo ora a immaginare che la stessa cosa si potrebbe fare con qualsiasi altro bene, idea, brevetto inutilizzato. Ovviamente non sarebbe facile applicare questo principio dall’oggi al domani su beni di alto valore, ma si potrebbe senza dubbio iniziare dalle piccole-grandi cose, come i libri.

I punti critici del bookcrossing

Si possono forse muovere delle critiche verso la pratica del bookcrossing. In particolare da parte di chi dalla scrittura, lavorazione o vendita dei libri trae il proprio, spesso magro, profitto. Librerie e case editrici indipendenti, autori, illustratori… hanno tutti il diritto di veder riconosciuto il proprio lavoro a fronte di ogni copia venduta e ogni libro non comprato, da loro, può essere vissuto come un danno.

Ma siamo sicuri che i libri scambiati verrebbero altrimenti acquistati? Non sarebbero invece, semplicemente, libri mai letti? Come abbiamo detto, in Italia si legge poco, e il bookcrossing potrebbe allora essere, al contrario, una fortunata e gratuita campagna pubblicitaria per l’oggetto libro. Potrebbe favorire la nascita di un bisogno (anche consumistico) in persone che non avevano familiarità con la lettura. In fondo ogni lettore è diventato tale, a un certo punto, grazie a un libro.

Un altro aspetto critico del bookcrossing riguarda invece il potenziale spreco, la perdita di volumi caduti in mani sbagliate, oppure sottratti, persi, rovinati o distrutti. Fa parte del gioco, verrebbe da dire. Non mancano, però, iniziative in grado di arginare questo problema, ad esempio organizzando scambi di libri in persona o eventi pubblici in cui i libri vengono lasciati, ritirati o affidati a un’associazione che se ne prenderà cura.

Il bookcrossing a Quarto Oggiaro, nella periferia di Milano

Proprio in questi mesi un progetto che vede il libro protagonista è in essere a Quarto Oggiaro, nella periferia nord di Milano. Il progetto si chiama Per un Quarto di libro ed è finanziato da Fondazione Cariplo e gestito da diverse associazioni non profit del territorio milanese: Fondazione Arché, Nivalis Cooperativa, Ambiente Acqua Onlus, Associazione Errante e Associazione Le Nius. Tra le sue attività ha proprio un bookcrossing che si trova già per le strade del quartiere. Ne parliamo con Pietro Porro, collaboratore dell’Associazione Ambiente Acqua per la quale si occupa di progettazione.

bookcrossing quarto oggiaro orti di via aldini
Casetta di bookcrossing installata da AmbienteAcqua in via Aldini, Quarto Oggiaro. Progetto Per un Quarto di libro.

Perché avete scelto di puntare sui libri?

Secondo noi il libro è un vettore di collegamento, è uno strumento sociale, anche se nel 99% dei casi viene letto in solitudine e in silenzio. Il bookcrossing ci ha permesso di mettere in contatto il centro della città con la periferia, ad esempio facendo arrivare persone dal Municipio 1 con il bagagliaio pieno di libri, farle entrare a Quarto Oggiaro… Ecco la doppia valenza di questo progetto: non solo scambio di libri ma anche coesione sociale. Infatti la gente che porta i libri poi chiede, vuole sapere cosa stiamo facendo.

Come funziona il bookcrossing a Quarto Oggiaro?

Quello che facciamo è raccogliere libri da associazioni e privati che li portano nella nostra sede, una specie di magazzino-libreria affacciato su una strada del quartiere. Ne arrivano veramente tanti, li dividiamo sommariamente per età di riferimento e genere letterario. Lo spazio non è molto grande, ma si riempie e si svuota in modo abbastanza equilibrato, anche se talvolta esplode…

Allo stesso tempo diamo la possibilità alle persone di venire a scegliere dei libri, oppure ad associazioni che vogliono aprire librerie o biblioteche all’interno di spazi sociali di prenderne una parte. Ne stanno arrivando diverse, addirittura una dalla Val Codera, con l’idea di costruire una biblioteca sociale nel villaggio e riportare i libri in montagna.

Oltre all’apertura del nostro magazzino abbiamo installato delle casette in legno dedicate al bookcrossing sparse per il quartiere di Quarto Oggiaro: sotto alle case popolari, vicino alle scuole, alle biblioteche, agli orti… In certi casi abbiamo fatto delle presentazioni, in altri casi le abbiamo fatte semplicemente comparire.

Come sta andando? Avete avuto sorprese o difficoltà?

Anche se le casette non funzionano ancora in modo del tutto autonomo, vediamo che i libri vengono  presi, vengono selezionati. E questo è un primo segnale: vedere che le persone usufruiscono di questo servizio.

Una cosa che non mi aspettavo, e che ho scoperto lavorando a questo progetto, è che esistevano già da anni almeno quattro gruppi di lettori che si organizzano autonomamente.

Quanto alle difficoltà, con i libri il rischio è che le casette subiscano atti di vandalismo, ma a parte un paio di episodi, ad oggi, non abbiamo avuto problemi.

Un’altra criticità riguarda il fatto che a Quarto Oggiaro ci sono tantissime persone di lingua straniera, e cerchiamo di proporre loro dei libri più semplici. Non sempre accettano, ma noi ci proviamo.

A proposito, che libri stai leggendo ora?

Sto leggendo M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati e sto per iniziare Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti. Se solo per la stanchezza non mi addormentassi spesso con il libro sulla faccia…

bookcrossing a quarto oggiaro per un quarto di libro
Bookcrossing a Quarto Oggiaro, piazzetta Capuana.

 

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Educatore professionale e formatore, ha lavorato in diversi ambiti del terzo settore. Nel suo lavoro mescola linguaggi e strumenti per creare occasioni di crescita personale attraverso esperienze condivise. Per Le Nius scrive di temi sociali e non profit.
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