BookABook, leggere diventa un gioco

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Bookabook

Un tempo, parlando di aspiranti scrittori, si diceva che avessero un romanzo nel cassetto. Oggi è più probabile che lo tengano in una cartella del PC, ma il loro problema resta lo stesso: trovare un editore e dei lettori. E se fossero proprio i lettori a diventare editori dei romanzi che amano? Oggi è possibile grazie a BookABook, la prima piattaforma italiana dedicata al crowdfunding letterario.

Crowdfunding: benché il fenomeno sia in netta ascesa da almeno dieci anni, forse non tutti sanno di cosa si tratta. Con questo termine si indica, cito da Wikipedia, “[…] un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni”. In sostanza, tu esponi su Internet un’idea che vorresti realizzare – un’opera d’arte, un progetto imprenditoriale, un’azione umanitaria, qualsiasi cosa – e chiedi agli utenti di finanziarti attraverso una colletta a offerta libera.

È in questo modo che Barack Obama ha coperto parte delle spese della sua campagna presidenziale, ed è sempre grazie al crowdfunding che verrà prodotto il prossimo film del regista Spike Lee e che la nuova edizione di HeroQuest vedrà la luce. La più famosa piattaforma di crowdfunding, nata nel 2009, è Kickstarter.

L’italianissima BookABook, si diceva, applica questo meccanismo all’editoria, imprimendo al concetto un twist dal vago sapore ludico. Ogni scrittore pubblica all’interno del sito il primo capitolo del suo romanzo: gli utenti, dopo aver letto l’estratto, sono liberi di fare una donazione pari o superiore ai 3 euro. Se entro trenta giorni dall’inizio della raccolta la cifra complessiva raggiunge il tetto fissato in partenza, il libro viene editato, impaginato, dotato di una copertina e messo in vendita in versione ebook. Se invece i fondi raccolti non sono sufficienti, ad ogni contributore viene restituita la somma versata.

Ma il processo prevede anche una serie di step intermedi: ogni volta che viene raggiunta una certa percentuale del totale richiesto, sul sito si sblocca un altro capitolo del romanzo, proprio come succede per i livelli di un videogioco. E se la campagna ha successo, gli utenti che hanno contribuito ricevono anche un premio più concreto: si va dai gadget alle copie cartacee del romanzo autografate dall’autore, a seconda dell’entità della cifra che hanno versato.

BookABook è online da mercoledì 2 aprile: il progetto è stato inaugurato ufficialmente nel corso della presentazione avvenuta presso la libreria Open di Milano. Il luogo è stato scelto per la sua valenza simbolica, poiché si tratta di uno spazio la cui apertura è stata finanziata grazie al crowdfunding. Qui la piccola folla accorsa per assistere all’evento ha potuto incontrare la squadra dietro a BookABook: i giovani imprenditori milanesi Tomaso Greco e Emanuela Furiosi, che si occupano dell’aspetto manageriale, e gli agenti letterari Marco Vigevani e Claire Sabatié-Garat, che selezionano le opere da proporre sul sito. Il primo romanzo sottoposto al giudizio del pubblico è il thriller d’ambientazione sovietica Solovki, esordio nel campo della narrativa del professor Claudio Giunta, forse il massimo esperto vivente di Dante Alighieri.

Riuscirà BookABook a vincere la scommessa del crowdfunding letterario italiano? Questo dipende da te, amico lettore.

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Classe 1975, è laureato in Lettere. Lavora come editor in campo letterario, televisivo e cinematografico. Vive con la sua famiglia a Segrate, in provincia di Milano.

2 Comments

  1. L’idea sembra carina. Gli auguro tanta, tanta fortuna perché la mia impressione è che questo approccio paghi molto poco nel contesto italiano. Magari internazionalizzando il servizio …

  2. Trovo che sia una bellissima idea !di certo il progetto ha bisogno di essere diffuso sui social e di ottenere visibilità… Concordo con Stefano che avrebbe bisogno di vedere uno spiraglio internazionale e si potrebbe aprirei anche a pubblicazioni di diverso tipo, oltre i romanzi intendo. Potrebbe essere interessante per altre categorie come i libri fotografici, o report scientifici e giornalistici..? Anche se qui interviene il dilemma: rischiamo di leggere/ pubblicare solo quello che ci aggrada o é più comodo.

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