Di Bologna-Roma, venti del Nord e autobus che non t’aprono

di
bologna-roma
@ilarialuciani

Lucio Dalla ci insegna che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino.
Adesso sarà che lo stadio sta vicino al centro, sì, ma sta più vicino all’autostrada però.
Sarà che dalle parti dello stadio non me pare de ave’ visto portici.

Di fatto, com’è’ e come non è, noi se semo fracicati e se semo pure un po’ smarriti.

Che poi di banali e umidicci simbolismi si potrebbe abbondare: la Roma si impantana, la Roma affonda, la Roma affoga, i rigori nun c’erano ma con quella piscina tuffarsi viene facile… E così via verso l’oblio, la noia, la deriva (sì sempre de acqua stamo a parla’), la retorica da vento del nord che stando alla letteratura calcistica 2015-16 dovrebbe trasferirsi al centro, ma io sto vento qui al centro proprio non lo vedo. Manco lo sento. Cioè dovrebbe arriva’ Attila, dicono, ma per adesso pare uno scirocco incazzato piuttosto che un vento che fa cambia’ le stagioni. Comprese quelle calcistiche, ovviamente.

Comunque, dicevamo, la Roma a Bologna non è stata esattamente un tedesco che si è perso nel centro, che poi onestamente non è che il centro di Bologna sia così chiaro.
Bello e romantico un sacco.
Comodo se piove e non hai l’ombrello pure.
Ma chiaro chiaro anche no.

La Roma a Bologna m’è sembrata piuttosto un poveraccio che stava a corre dietro a un bus e che non ha fatto in tempo a prende e poi è scattato il semaforo rosso e allora ha esultato in un crescendo.

Daje, ce provo, è fatta!

E invece no.
Arrivi alla porta davanti, fai il sorrisetto un po’ magico e un po’ colpevole e bussi all’autista. Che manco se gira l’autista.
E allora ribussi con l’occhio languido, “sa sta piovendo ho perso l’autobus ma ora siamo qui essì eddai mi faccia salire prima che scatti il verde, no?”.

E lui allora se gira e te fa NO col dito, e indica dietro, intendendo – perché non lo senti ma lo sai che te vole dì quello – che la fermata sta laggiù e te conviene tornacce che sennò perdi pure il prossimo, ma lui lì non te po’ fa salì. Allarga le braccia tipo a dì “se poi me beccano lo sai i guai che passo se faccio salì qualcuno che qui non po’ salì?”.

E te allora capo chino e zuppo te rassegni e te ritrai, dici un paio de vaffanculo a mezza bocca e torni indietro. E aspetti.
Che se il destino tuo è quello de aspettà, allora fallo. Che se poi caschi dentro ‘na pozza d’acqua e te dicono pure che te sei lasciato casca’ magari un po’ de rabbia e un po’ de memoria lunga male non te faranno.
Magari aspetti più veloce. Che la fretta se sa è cattiva consigliera, ma pure certe attese diventano snervanti.

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Anche noto come Coso. Classe 1981, attualmente in vita. Nasce brutto e povero e non potendosi permettere di cambiare vita chirurgicamente è costretto a vendere il suo corpo al giornalismo, ma nessuno se lo compra. Casca, si rialza, non se rompe. È tipo il pongo. Scrive cose, fa lavatrici.

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