Blade Runner: vieni a vivere nelle colonie Extramondo!

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C’è una regola che da sempre vige nel mondo incrociato dei videogiochi, dei libri e dei film: solo una trasposizione ogni dieci è ben fatta, le altre sono un insulto contro tutto e tutti, un lavoraccio realizzato per cavalcare l’onda del successo e spremere quanti più dollari dai portafogli di fan sfegatati e collezionisti. Blade Runner è un buon caso: un videogioco del 1998, tratto dal film di Ridley Scott, tratto a sua volta dal libro Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick. Ed è la famosa perla rara di cui scrivevo.

La Westwood ha avuto la capacità di sfruttare il decadente, caotico, quasi noir, sfondo della megalopoli futura che già ci si era presentata sugli schermi, in un 3d decisamente godibile, con inquadrature molto particolareggiate e atmosfere che portano il giocatore dentro all’ambientazione (provare per credere, muniti di schermo da una ventina di pollici e casse 5.1). Cosa che dovrebbe risultare ovvia, ma che raramente capita, il titolo non ha banalmente ricalcato la trama filmica trasformando gli eventi in enigmi, ma ha inventato personaggi plausibili nel bilanciamento generale, incastonati tra le facce per alcuni già note e per altri tutte da scoprire! Impersoneremo Ray McCoy, un blade runner, ossia un agente incaricato di “ritirare” i nexus della serie 6: dei replicanti da lavoro che, come dice il motto della Tyrell Corporation, sono “più reali del reale”, al punto da sviluppare inaspettatamente emozioni e da ribellarsi alla loro forzata data di scadenza e relativa morte.

La storia, che sebbene abbia spesso (secondo me apprezzabili) afflati che portano il profumo delle opere da cui è tratta senza mai cadere nella copia, è scorrevole e spesso molto coinvolgente, con meccaniche che ricordano ciò che già abbiamo potuto osservare sul grande schermo e che potremo testare in prima persona al posto del buon vecchio detective Deckard (l’esempio perfetto è l’esame delle foto, dove dovremo andare a caccia di particolari). Il giocatore dovrà meditare sulle proprie scelte, poiché i finali saranno multipli, con la possibilità di morire (il che riesce a dare un giusto senso di panico) in taluni casi.

Colonie Extramondo

Menzione d’onore anche all’atmosfera creata tramite il sottofondo sonoro, che raddoppia l’efficacia degli scenari graficamente accurati fornendo un ulteriore filtro che proietta ancor più nell’avventura: laddove la storia fosse un po’ più debole, la curiosità di vedere le ambientazioni, o di cullarsi in alcune aree più o meno suggestive, mantiene il livello di attenzione fin troppo buono. Per confermare quanto dicevo sulla qualità di questo prodotto, posso aggiungere che la casa produttrice non ha nemmeno badato a spese per quanto riguarda i doppiatori, poiché vengono utilizzati per i personaggi non giocanti noti le voci del film, oltre al fatto che i dialoghi sono ben progettati e recitati in modo da far sembrare il tutto più una pellicola che un gioco.

Per concludere, forse è il caso di sottolineare che vale la pena provare questo prodotto, che, a occhio e croce, vi farà venire qualche dubbio di essere voi stessi dei replicanti.

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La persona che non vorresti mai incontrare, un prof. Un folle. Peggio: un prof che adora giocare a giochi di strategia, avventure e giochi in scatola. Per non parlare dei giochi di ruolo e quelli di carte. L'importante è essere competitivi, fino alla morte. L'anima? È rimasta incastrata da qualche parte tra un rush e uno zerg... Se qualcuno la trova, può spedirmela via mail, eventualmente. Nessuno si aspetti favoritismi nei commenti, cinici si nasce, non si diventa!

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