Bilancio Regionali 2015: il Pd non sfonda a destra

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bilancio regionali 2015
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Cosa resterà di queste elezioni regionali (qui tutti i risultati) si chiederebbe a questo punto, fra tanti commentatori improvvisati, Raffaele Refoli in arte Raf. E noi, pur consci di come le elezioni locali siano comunque un evento a sé, proviamo a capire quali ripercussioni politiche potrebbero avere questi risultati e quali avvertimenti o conferme arrivano ai partiti dalle urne delle sette regioni coinvolte.

Bilancio Regionali 2015: il Pd non sfonda a destra

Partito Democratico

Il PD, e soprattutto il PD targato Renzi, è inutile girarci intorno, esce fortemente ridimensionato rispetto al trionfo delle scorse europee. La conquista della Campania, comunque preventivata nonostante l’affaire “impresentabili”, non compensa del tutto la sconfitta ligure e il risultato in Veneto va al di là delle più tetre previsioni. Vero è che ha poco senso paragonare le percentuali odierne a quelle di un anno fa, vista la presenza di innumerevoli liste civiche ma il calo, soprattutto in Veneto e Liguria, è più che vistoso. Nel complesso vincono, pur con i timori notturni sulla sorte di Catiuscia Marini, i candidati della red belt, saldamente legati ad un consenso decennale e tradizionale che affonda le sue radici nella prima repubblica e che pare inscalfibile.

Vincono, poi, i capipopolo del sud, i De Luca e gli Emiliano, eredi di un’altra tradizione, quella dei sindaci degli anni Novanta, gli Orlando, i Bianco, i Bassolino che, questa è la sensazione, vincerebbero sia con, sia contro il PD ed alla faccia di vere o presunte rottamazioni grazie ad una solida rete di consenso personale intessuta negli anni. Perdono, invece, le ladylike Moretti e Paita, simboli ed epigoni del PD renziano. La rottamazione, insomma, non solo si è fermata, come il Cristo di Levi, ad Eboli ma più in generale non risulta pervasiva a livello locale dove vince se coopta vecchi potentati e perde dove cerca di imporre l’uomo (o la donna) nuovo renziano.

Movimento 5 stelle

Il Movimento, pur non potendo contare sull’effetto traino delle liste civiche e quindi del consenso personale dei candidati consigliere e facendo a meno dell’impegno diretto del guru, si conferma col suo 20% scarso di media come seconda forza politica del Paese, conquistando ovunque (anche dove non sembrava scontato, vedi il Veneto) il podio ed anche due importanti secondi posti in Puglia e nelle Marche. Unico neo la conferma di non essere in grado di incidere con forza sull’elettorato degli scontenti della politica, target naturale dei grillini, che continua invece a disertare le urne.

Lega Nord e Fratelli d’Italia

Salvini canta, in gran parte a ragione, vittoria. In Veneto Zaia stravince, confermando l’inattaccabilità del modello leghista in quella regione. Sommando la lista Zaia più la Lega si va ben oltre il 40%, con Tosi che supera il 10. In Liguria, è vero, di fatto regala la regione al rivale Toti, ma con il suo 20% la Lega lancia una non trascurabile Opa sul governo ligure. In Toscana il secondo posto conquistato in accoppiata con Fdi è la terza medaglia sul petto del leader del Carroccio. Importanti anche i risultati in doppia cifra della Lega in Umbria e Marche che consentono di superare anche lì FI, mentre rimane il neo dell’incapacità leghista di penetrazione in Campania ed il magro risultato di Noi con Salvini in Puglia. Non va meglio a Fratelli d’Italia che è costretta a prendere atto, sia da alleata (in Toscana) sia da concorrente (in Puglia) di essere ormai irrimediabilmente subalterna alla vulgata salviniana, al massimo utile stampella (con percentuali che si contano su metà delle dita di una mano) per tentare l’assalto al secondo posto a cinque stelle.

Forza Italia

La formazione di Silvio Berlusconi continua il suo calo inarrestabile confermandosi ovunque da Perugia in su, seconda forza all’interno del centrodestra. L’ex cavaliere perde anche il confronto interno Pugliese dove la Poli Bortone arriva dopo il candidato fittiano Schittulli. Lo scissionista Fitto ha però a sua volta poco da gioire visto il sorpasso a cinque stelle e l’affermazione del concorrente Toti in Liguria. Proprio dalla Liguria, nonostante il non brillante risultato di lista, arriva il risultato migliore con l’affermazione del delfino Toti. Questo permette a Berlusconi di ribadire il suo teorema secondo il quale il centrodestra vince solo se unito. Ed in effetti in Umbria è quasi riuscito il colpaccio a Ricci, in Campania sarebbe bastato un salviniano 2-3% per pareggiare e forse battere De Luca mentre in Toscana il 9% di FI non avrebbe fatto comunque male al leghista Borghi. Mentre, ad essere sinceri, in Veneto Zaia avrebbe tranquillamente potuto fare a meno del 6% scarso degli azzurri. In generale la sensazione è che se il centrodestra riuscisse nella complicatissima impresa di mettere insieme Salvini e Alfano (quasi scomparso ma con ancora qualche voto al sud), Berlusconi e gli scissionisti (Tosi, Fitto), Fratelli d’Italia varie ed eventuali, riuscirebbe con ogni probabilità ad agguantare un posto ad un eventuale ballottaggio per la guida del Paese. Il problema è, ovviamente, la leadership dell’operazione, difficilmente sanabile a meno che Salvini non riesca, da qui a (forse) due anni, ad imporsi anche al sud di Perugia.

Cose a sinistra

In attesa di possibili coalizioni sociali la situazione della sinistra nello stivale potrebbe essere riassunta dal celeberrimo detto “se Atene piange, Sparta non ride”. Legittima è ovviamente, la soddisfazione di un Cofferati che vede la sua avversaria Paita perdere una poltrona che sentiva già sua. E di sicuro queste elezioni hanno dimostrato che il PD se si trova davanti un centrodestra organizzato non sfonda al centro e non può quindi permettersi di perdere con la nonchalance dimostrata finora l’elettorato più a sinistra. Il risultato di Pastorino in Liguria e di Fattori in Toscana sono comunque al di sotto delle aspettative mentre altrove quelli di SeL e affini fanno veramente mal sperare in vista del raggiungimento del quorum nazionale. In Liguria in particolare è evidente il distacco fra i voti personali all’ex PD candidato alternativo alla Paita e le liste a lui collegate, segno che molti hanno voluto mandare un segnale al partitone per poi però votare il candidato del PD magari più vicino alle proprie idee.

In generale quindi sembra che la base elettorale sulla quale si vorrebbe insistere gradirebbe, almeno al momento, un PD più orientato a sinistra che una formazione a sinistra del PD, con buona pace del neofuoriuscito Civati. Resta, alla sinistra come ai Cinque Stelle e forse in parte anche a Salvini, l’alibi e la speranza dell’italiano su due che non è andato a votare. Se fosse facile dall’oggi al domani coinvolgere venti milioni di italiani che hanno deciso di non volerne sapere nulla della politica, convogliandoli in massa su un unico partito, d’altronde, anche il Partito dei Pensionati avrebbe le sue buone chance di essere prima forza del Paese alle prossime politiche. Mancano però, è vero, ancora (forse) due anni alle prossime politiche, e gli ultimi dieci anni ci hanno abituato ad una certa fluidità del corpo elettorale, capace di spostarsi velocemente da una forza all’altra spesso passando (con movimenti difficilmente rilevabili dalla tradizionale analisi dei flussi) dal gigantesco corpo inerte dell’astensionismo.

Paradossalmente è proprio il Movimento 5 stelle, che sembrava il più fluido dei partiti, a confermarsi, elezione dopo elezione, ancorato ad uno rilevante zoccolo duro a due cifre che gli garantirebbe, al momento, l’accesso, ad un eventuale ballottaggio. Ed altrettanto paradossalmente sembra sia proprio questo lo scenario che dovrà augurarsi, fra due anni o prima, Matteo Renzi, visto che il suo partito sembra capace di sfondare al centro e fra i moderati di destra (ovvero nel novero degli elettori che potrebbero decidere l’esito del ballottaggio) solo quando si trova di fronte un centrodestra scompaginato, mentre se dovesse incappare in un centrodestra coeso come in Liguria e Veneto, ma anche in Campania ed Umbria dove il distacco è stato di pochi punti percentuali, rischierebbe sicuramente di più.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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