Il Barcellona e il Tiki “Tata” al Superclasico

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tata-martino-barcellonaAvete letto bene, il Barcellona quest’anno non è più solo tiki taka, lo snervante (per i detrattori) o spumeggiante (per gli aficionados) gioco blaugrana fatto di fraseggi, triangolazioni strette, possesso palla e improvvise nonché mortifere verticalizzazioni; lo aveva anticipato settimane or sono Piquè in un’intervista, lo confermano le ultime partite dei blaugrana e su tutte il tiratissimo Superclasico col Real vinto con qualche inevitabile polemica 2-1 dai catalani.

La longa manus del Tata Martino, ex bandiera ed ex tecnico dei Newell’s Old Boys di Rosario, Argentina e tecnico dei blaugrana da quest’anno, si inizia a sentire e la palla rimane ancora amica di Messi e compagni per lunghi tratti del match ma, udite udite, la suddetta è qualche volta lanciata lunga (con sommo disgusto dei puristi) e alla bisogna viene scaraventata in tribuna dai difensori.

La sensazione è che il Tata abbia portato quella concretezza e cattiveria che i blaugrana, soprattutto l’anno scorso, avevano un po’ smarrito, vedasi la doppia batosta in Champions con i futuri campioni d’Europa del Bayern, vuoi per appagamento, vuoi per i gravi problemi di salute di Tito Villanova, ex coach blaugrana.

Col Real si è vista una squadra più compatta ed equilibrata che bella, si è visto Neymar segnare di furbizia e poi sacrificarsi in copertura sulla fascia sinistra, posizione da lui comunque prediletta, si è vista una difesa più protetta dal centrocampo e quindi meno in affanno. Si è visto invece poco Messi, di rientro da un infortunio muscolare e lontano dai suoi standard elevatissimi di rendimento, ma tant’è: a fare il Messi ci ha pensato Alexis Sanchez con un delizioso cucchiaio da fuori area, come a voler ricordare a tutti i motivi per cui era stato scelto.

Poi Dani Alves tambureggiante, un rigore reclamato da C. Ronaldo sull’uno a zero per i blaugrana che poteva starci e il gol della bandiera delle merengues del giovane Jesé entrato nell’ultimo quarto d’ora al posto di Di Maria. Insomma anche la fortuna ha dato una mano al Tata (trema ancora l’incrocio che Benzema ha scosso sempre sull’uno a zero), ma se questi sono i presupposti a Barcellona quest’anno non possono davvero lamentarsi. E infatti nessuno lo fa, minuto più minuto meno di “ball possession”, tiki taka o tiki “Tata”, fate voi.

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Psicologo-psicoterapeuta, da adolescente sognavo di girare il mondo facendo il giornalista dello sport più bello del mondo, il calcio ovviamente, poi sono cresciuto. Eppure eccomi qua!

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