Banca dei BRICS: attacco a Banca Mondiale e Stati Uniti?

di

banca dei brics

Banca dei Brics: a first brick in the wall?

La notizia è del 15 luglio scorso: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa (i BRICS) hanno annunciato la creazione della loro banca di sviluppo. Il progetto era in cantiere da mesi ma la firma di un accordo quadro costituisce il primo passo concreto verso la realizzazione di un’istituzione multilaterale in grado di cooperare (e di competere) con la Banca Mondiale, e non solo, nella concessione di finanziamenti a medio-lungo termine in ambito infrastrutturale.

L’obiettivo dichiarato consiste nella creazione di una banca in grado di finanziare progetti di sviluppo e di sostenere i paesi emergenti nel far fronte ai cosiddetti shock esterni (dalla diminuzione degli investimenti stranieri in entrata al rallentamento delle economie che rappresentano i principali mercati di sbocco). Quello meno esplicito ma forse più importante, ridimensionare il ruolo degli Stati Uniti e dell’Occidente in generale.

La banca sarà dotata di un capitale di 100 miliardi di dollari secondo un piano di capitalizzazione che, almeno inizialmente, dovrebbe prevedere un contributo di 41 miliardi da parte della Cina, 18 miliardi ciascuno da parte di Brasile, Russia e India e 5 miliardi da parte del Sud Africa. La banca dovrebbe iniziare ad erogare prestiti nel 2016 e fino a quel momento le dotazioni dei singoli paesi verranno custodite dalle rispettive banche centrali. Si prevede, inoltre, che in futuro qualsiasi paese membro delle Nazioni Unite possa diventare azionista della nuova banca a condizione che la quota in capo ai BRICS non scenda sotto il 55% del capitale sottoscritto.

banca dei brics

Banca dei Brics: molte questioni aperte

Restano certamente molte questioni aperte sulle modalità di funzionamento e di gestione della banca, non ultima la scelta della sede che dovrebbe ricadere su Nuova Delhi o Shanghai, e sul suo rapporto con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Da un lato, infatti, la banca dei BRICS si potrebbe trovare in competizione con la Banca Mondiale nella concessione di prestiti (fattore di per sé non negativo); dall’altro le condizioni imposte dal FMI sui limiti all’indebitamento pubblico dei paesi in crisi potrebbero limitare significativamente l’attività della nuova banca di sviluppo.

Le ragioni addotte dai BRICS sulla necessità di una propria banca risiedono proprio nel ruolo dominante dei paesi sviluppati nella governance delle istituzioni internazionali e nelle difficoltà di accesso al credito per i paesi emergenti. Si stima che i finanziamenti concessi dagli organismi multilaterali ai paesi emergenti ammontino soltanto al 2-3% dell’effettivo fabbisogno infrastrutturale nel Sud del mondo. Una quota marginale, dunque, frutto anche delle difficoltà di chi prende a prestito a rispettare le condizioni e i requisiti di sostenibilità sociale ed ambientale che rendono più complesso e costoso realizzare progetti di pubblica utilità.

Non ci sono dubbi sulla necessità di trovare finanziatori in grado di concedere denaro “a buon mercato” ai paesi del Sud del mondo come non ve ne sono sull’importanza di un nuovo sistema finanziario capace di tenere in considerazione le istanze e i bisogni dei soggetti più deboli. La vera sfida per i BRICS sarà conciliare questa legittima volontà con le istanze di chi sostiene a gran voce il bisogno di favorire e finanziare progetti infrastrutturali che rispettino gli standard sociali e ambientali internazionali, senza i quali non vi può essere uno sviluppo equo e sostenibile.

I BRICS hanno deciso di muoversi provando a discostarsi dal monopolio atlantico-occidentale, ora dovranno dimostrare di poter essere un’alternativa seria e credibile.

Immagine| www.morasta.it| www.thehindu.com

Segnala un errore

Non ho mai scritto una bio. Economista, emigrato contromano, orfano della Fossa dei Leoni. Marxista nonostante la cravatta, milanista nonostante il presidente. “Credevo di vivere gli anni della rivoluzione e invece vivevo gli anni prima della rivoluzione, perché è sempre prima della rivoluzione quando si è come me”.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

sudan

Sudan quotidiano

Il Sudan esce da 30 anni di dittatura e attraversa un periodo incerto, pieno di paura e di speranza. Come si vive la quotidianità in momenti del genere?
cosa succede in zimbabwe

Cosa succede in Zimbabwe: un paese alla ricerca della democrazia

Dopo 37 anni di dittatura dell'ex presidente Mugabe, il 30 luglio 2018 si sono tenute in Zimbabwe le prime elezioni libere: come sono andate? Come si è evoluta la situazione? Che aria si respira nel paese? Ce lo racconta una cooperante che vive e lavora nel paese.
Torna su