I bambini del Cairo chiudono gli occhi e viaggiano così

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bambini del cairo

Viaggiare è ammirare forme e colori di luoghi e paesaggi sconosciuti, ascoltare i suoni di lingue e musiche mai udite prima, assaggiare i sapori e odorare i profumi di pietanze mai neppure immaginate. Ma soprattutto viaggiare significa incontro, relazione, empatia. Significa imparare a riconoscere che l’altro, per quanto diverso possa sembrare in apparenza, è prima di tutto una persona. Per i bambini del Cairo si tratta di un’esperienza negata.

Tutti, a partire proprio dai bambini, dovrebbero avere il diritto di accedere a questa palestra in cui si fanno esercizi di conoscenza e riconoscimento. Purtroppo non è così, per ragioni economiche, ma spesso anche politiche: non tutte le persone sono considerate ugualmente benvenute in tutti i Paesi del mondo e non tutte sono considerate ugualmente libere di uscire e rientrare a loro piacimento dal proprio Paese. È il caso dell’Egitto, ad esempio.

Come far vivere ai bambini del Cairo l’esperienza del viaggio? Ci pensa Safarni, il progetto di educazione popolare che vi raccontiamo nella nostra rubrica Storie d’Egitto.

Safarni e il viaggio dei bambini del Cairo

Safarni (in arabo: portami in viaggio) è un progetto ideato nel settembre 2012 da Raphaelle Ayach, insieme a Tony Petro Antonious. Grazie a Safarni una trentina di bambini di Ard Ellewa (un quartiere popolare nell’area di Giza) possono sperimentare l’esperienza del viaggio.

Una volta ogni due settimane Raphaelle, Kate e i volontari di Safarni aspettano i bambini al centro culturale Artellewa, e consegnano loro i biglietti aerei con la destinazione del loro prossimo viaggio. Una volta scoperta la meta, uno dei bambini, a turno, viene bendato e posizionato davanti ad un grande planisfero. I suoi compagni hanno il compito di guidarlo finché non riesce a puntare una bandierina sulla mappa in corrispondenza del Paese di destinazione. Questo gioco-rituale di inizio avventura ha lo scopo non solo di insegnare ai bambini la geografia del mondo, ma anche l’importanza del lavoro di squadra e il valore della fiducia tra pari.

Pronti a partire. I bambini si siedono eccitati sulle loro “poltroncine d’aereo”, allacciano le “cinture di sicurezza”, e chiudono gli occhi: una meditazione guidata li fa decollare e viaggiare attraverso l’azzurro del cielo fino alla loro destinazione.

Una volta atterrati, si sale su un pulmino – anche questo immaginario – che conduce i viaggiatori dall’aeroporto al centro città. Durante il viaggio i bambini guardano delle fotografie del Paese in cui sono sbarcati e i facilitatori incoraggiano commenti e comparazioni con l’Egitto, oltre ad insegnare loro alcune parole base nella lingua locale, necessarie a comunicare.

Scesi dal pulmino, i bambini incontrano gli “amici stranieri”, la vera ragione del loro lungo viaggio. Questi volontari di diverse nazionalità si presentano nella loro lingua madre e con l’aiuto dei mediatori di Safarni, raccontano ai bambini gli usi e i costumi dei loro Paesi, insegnano loro i giochi e le danze, suonano la loro musica tradizionale, e infine gli fanno assaggiare alcune pietanze della loro cucina tipica.

bambini del cairo

L’elemento più importante nell’esperienza di viaggio secondo Safarni è l’incontro, la relazione e il contatto umano. Infatti, nelle parole di Raphaelle, “la conoscenza interculturale avviene attraverso connessioni emotive, ovvero quando ci si apre all’esperienza dell’altro attraverso un collegamento che parte dal cuore (amicizia, amore, relazione) e dai sensi (osservazione, ascolto, gusto, olfatto, movimento), proprio come quando si è in viaggio. Simili esperienze sono realmente sentite, e questo è il segreto della loro potenza. Una volta che ci teniamo a qualcuno, diventa molto più difficile essere intransigenti verso la sua diversità. Se realizziamo che ogni persona ha una storia, diventa molto più complicato demonizzarla. Una volta che scopriamo la bellezza del viaggio, è difficile tornare a guardare il mondo con gli stessi occhi di prima”.

Purtroppo, il potenziale sovversivo della conoscenza spaventa il potere. La capacità di comprendere la diversità, la disponibilità a confrontarsi con essa e a mettersi in discussione, l’attitudine a pensare out of the box, sono tutte qualità spesso non apprezzate – figuriamoci incoraggiate – da qualsiasi forma di regime. Per il momento Safarni non ha ancora affrontato alcuna forma di intimidazione da parte del governo, a differenza di molte altre iniziative, similmente impegnate nel sociale e nell’educazione.

I bambini di Ard Ellewa sono riusciti a visitare Italia, Francia, Colombia, India, Brasile, Germania, Minnesota (USA), Venezuela, Costa d’Avorio, Sudan, Somalia, Giappone, Cina, Korea, Spagna, Regno Unito e molti altri Paesi. La partecipazione alle attività organizzate da Safarni è completamente gratuita per i bambini del quartiere e tutti i finanziamenti derivano da campagne di crowdfunding, cioè dalle donazioni dei sostenitori.

Anche al Cairo, anche in un Egitto pieno di contraddizioni e prepotenze, è possibile raccogliere storie dal basso che strappano ammirazione e possono ispirare anche chi opera in contesti più stabili e definiti. Conoscerle è il primo, doveroso, passo che possiamo fare.

Immagini | Safarni

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Migrante tra i migranti. “Ex-per il momento-arabista”, laureata in studi linguistici e culturali sul Mediterraneo, studia scienze sociali per la mediazione interculturale. Irrefrenabilmente attratta dal mutevole e dall’intangibile – vale a dire dalla natura del mondo e delle relazioni – cerca se stessa nell’incontro con l’Altro.

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