Lasciate in pace Charlie Hebdo

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aylan charlie hebdo

“Cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan se fosse cresciuto?”. “Palpeggiatore di culi in Germania”. Questa vignetta, apparsa sull’ultimo numero di Charlie Hebdo, sta scatenando un putiferio mediatico e social.

L’immagine di Aylan è stata usata e abusata da chiunque quando è apparsa, a settembre 2015, a rivelarci il dramma dei profughi in fuga dalla guerra in Siria. Tutti in quei giorni, mossi da compassione per l’immagine del bimbo spiaggiato, si sono precipitati a esprimere la loro solidarietà volubile con gli esuli in fuga.

Solidarietà volubile, pronta a ritrarsi di fronte alle successive ondate mediatiche ed emotive che, passando per gli attentati di Parigi, hanno poi trovato un nuovo culmine con i fatti di capodanno a Colonia. E di nuovo tutti a criticare l’apertura verso quegli stessi esuli che pochi mesi prima avevamo fatto entrare nell’orbita della nostra compassione.

La vignetta di Charlie Hebdo non fa altro che pungolarci, più che legittimamente, su questa estrema volubilità che caratterizza l’Europa a tutti i livelli, da quello politico a quello delle discussioni da bar.

Quanta ipocrisia e viltà in chi oggi se la prende con Charlie Hebdo invece di interrogare la propria coscienza. Più efficace di mille analisi, la vignetta di Laurent Sourisseau inchioda l’Europa al suo vuoto politico e alla sua confusione mentale ed emotiva.

Una confusione comprensibile, visti i fatti che la sconvolgono, e che sconvolgono il mondo intero. Ma Charlie Hebdo è decisamente il bersaglio sbagliato. Prendiamocela con chi ha costretto uomini, donne e bambini come Aylan a lasciare la loro terra. Prendiamocela con chi costringe uomini, donne e bambini come Aylan a rischiare la vita per entrare in Europa. Prendiamocela con chi semina terrore e uccide senza la minima preoccupazione etica. Prendiamocela con chi vede nel corpo femminile solo un oggetto delle proprie frustrazioni e con chi non sa difendere le donne da quelle violenze.

Prendiamocela ognuno con se stesso. Con la propria ansia di avere tutto sotto controllo, la propria incapacità di fare i conti con la confusione cercando strade umane per uscirne.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Si gingilla a decifrare le trame della società, scartabellando dati e raggranellando storie. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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