Antonio Conte e la Juventus: quando finisce un amore

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Antonio Conte e la Juventus: quando finisce un amore

“A me m’ha sempre colpito sta faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più.”

Quando apri la pagina del Corriere e leggi che Conte lascia la Juventus. Fran.

Mi sono venute in mente subito queste righe di Baricco di fronte alla notizia che ha sconvolto il mondo del calcio italiano. Metà del quale ha gioito e ridacchiato mentre l’altra metà era in preda agli effetti più funesti dell’abbandono.

L’abbandono è sempre doloroso, per carità. Ma quando è improvviso e inaspettato, diventa intollerabile. Un minuto prima stai preparando la cena sapendo di avere ottime probabilità di vincere il quarto scudetto di seguito. Un minuto dopo, sei sull’orlo del baratro deluso, triste e allenato da Allegri.

Penso che dire addio ad un allenatore carismatico e vincente come Antonio Conte, sia un trauma per molti versi assimilabile a quello per una storia d’amore che finisce, quando non noi lo vorremmo affatto. Ecco perché nel modo in cui gli juventini lo affronteranno c’è già scritta buona parte del loro futuro. Iniziamo.

Antonio Conte e la Juventus: quando finisce un amore

Fase I: la negazione

Sintomatologia: ripetizione continua della frase “No. Non può essere. È uno scherzo.”

Quando riceviamo una notizia che ci provoca un conflitto emotivo molto forte, il nostro inconscio tende a risolverlo attraverso la negazione. Il cervello fa fatica ad accettare il nuovo stato di cose ed ecco che si auto-inganna. Il tifoso juventino davanti alla notizia shock dell’addio di Conte, pensa subito ad una bufala. Inizia a cercare nevroticamente la smentita su internet. Il battito aumenta, il sudore bagna le tempie. Nei casi più gravi si segnalano tentativi maldestri di elaborare una complessa teoria del complotto che coinvolge: il gruppo Repubblica-L’Espresso, l’intera Rcs e ovviamente l’Inter.

Fase II: la disperazione

Sintomatologia: mutismo e immobilismo.

Ad un certo punto, anche il più abile creatore di mondi immaginari deve cedere di fronte alla realtà della tragedia. Questo avviene precisamente con il video dell’addio di Antonio Conte ai tifosi. Come tutti gli addii, le parole di chi lascia sono poche, le spiegazioni confuse. Dopo la visione, il tifoso juventino si chiude in un mutismo disperato. Se stimolato, egli non risponde. Il suo cervello ha attivato il processo che lo porterà ad elaborare la notizia: immaginare un futuro nuovo è una prova durissima.

Fase III: il rancore

Sintomatologia: turpiloquio e domande a raffica.

Quando finalmente il cervello ha accettato la notizia come reale, ecco che il tifoso juventino esce dal suo mutismo e inizia a formulare imprecazioni nei confronti dei più vari destinatari: la società, l’avidità del calcio moderno, Conte stesso, l’Inter. Il turpiloquio è inframmezzato da domande continue sul perché sia finita. Sì, ok c’erano dei problemi, delle differenze di vedute. Ma chiudere qui, senza combattere. dopo tutti questi anni fantastici. Riproviamoci, ritorna. Dai. Porca puttana.

Fase IV: la rinascita

Sintomatologia: il pallore si attenua e il paziente riprende a nutrirsi.

Ecco che dopo aver affrontato il baratro e incassato il colpo, lo juventino risorge. C’è sempre il giorno in cui si ritorna a sorridere, la notte in cui si dorme serenamente, il tempo in cui il passato non fa più male. Sì è vero, Conte e la Juventus erano proprio una bella coppia, ma si può essere belli in tanti modi nuovi e diversi.

Immagini| bianconeri.it

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I momenti più significativi della mia vita sono stati: quando, a dieci anni, ho interpretato Mary Poppins nel musical Mary Poppins e quando ho indovinato la definizione di integrale agli orali della maturità. Sono insegnante (non di matematica, of course) e ho una particolare predisposizione per i casi umani. Temo che le due cose siano collegate.

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