AntiCafé Roma, lo spazio plurale: Storie di giovani

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Hanno tutti tra i venti e i trent’anni i fondatori di AntiCafé Roma, e sono perciò candidati ideali per raccontarci la loro esperienza per le nostre Storie di giovani.

anticafé romaAntiCafé Roma ha aperto lo scorso giugno nel quartiere San Giovanni, e propone alla città una modalità nuova di condividere un luogo. L’idea è che si possa lavorare, giocare, rilassarsi, chiacchierare, divertirsi in uno stesso spazio, soprattutto se lo spazio in questione è cool ed economico.

Per questo nella sua semplicità AntiCafé Roma è unico e non è riducibile né a un caffè né a un coworking. È entrambi ma è molto di più.

Oltre alla cura dell’ambiente il punto forte di AntiCafé Roma è la libertà che dà: il prezzo (peraltro davvero competitivo) è a tempo (ora, giornata, mese) e comprende una serie di servizi che vanno dal caffè illimitato, agli spuntini, al WiFi, a stampante, scanner e proiettore, a una piccola biblioteca.

Per non parlare naturalmente delle possibilità di networking e della dimensione di internazionalità che un luogo del genere è in grado di offrire.

Insomma, un posto davvero adatto ad incontrare l’interesse della nostra rubrica, considerata la giovanissima età dei fondatori di AntiCafé Roma, che ci raccontano meglio la loro esperienza in questa intervista.

Anticafé Roma: intervista

Chi sono i protagonisti di AntiCafé Roma?

AntiCafé Roma si fonda su elementi fondamentali: i soci fondatori sono Daria Artyushenko e Vittorio Montesano, insieme a Leonid Goncharov, l’ideatore originario del concetto alla base del locale. Non possiamo poi dimenticare il collettivo di creativi francesi BonkersLab, che ci ha aiutato a scegliere materiali e arredamento.

Come siete arrivati a costituire AntiCafé Roma?

Il primo passaggio è stato quello di confrontarsi in modo serrato sul concetto stesso di spazio di condivisione, sul modo in cui avremmo potuto introdurre un sistema del tutto innovativo in un Paese un po’ restìo verso l’innovazione e in una città, Roma, molto diversa da Parigi (dove AntiCafé è nato). Una volta chiarito il campo dal punto di vista teorico, è partita la trafila burocratica a cui abbiamo affiancato una serie di viaggi verso la Francia, per capire concretamente come funzionasse il tutto e iniziare col training vero e proprio. Piano piano ci siamo avvicinati al giorno dell’inaugurazione (20 giugno) e da lì non ci siamo fermati più!

AntiCafé Roma si pone come il sogno di un freelance contemporaneo: prezzi contenuti, uno spazio figo, una vasta gamma di servizi in modalità “senza limiti” (Wi-Fi, stampante, scanner, sale riunioni ma anche tè, caffè e spuntini), gente stimolante. Sono queste le esigenze da cui nasce?

Certamente siamo particolarmente indicati a una clientela dinamica e attenta a questo tipo di servizi, ma amiamo sottolineare che non ci fermiamo a un ruolo passivo: incentiviamo lo sviluppo della nostra community e la creazione di progetti nati sulla base di sinergie nate tra le nostre mura. In questo senso abbiamo una bacheca (ma ne serviranno presto altre!) su cui i nostri clienti possono appendere il proprio biglietto da visita e proporre la propria professionalità. Una piccola idea, un’accortezza che può generare meraviglie!

anticafé romaL’idea è quella di ricostruire un ambiente simile alla casa (tanto che ci si può anche portare cibi e bevande da casa, appunto), ma anche molto social, dove c’è chi lavora, chi studia, chi gioca, chi mangia, chi si diverte. Riuscite a conciliare bene tutte queste attività o ce n’è qualcuno più sacrificata?

Questo è un punto che ci sta molto a cuore, perché è un po’ la nostra sfida quotidiana. Ogni giorno per noi è diverso perché ci troveremo davanti a persone con esigenze disparate, ma mai inconciliabili: anzitutto abbiamo una saletta riservata dedicata espressamente a chi avesse bisogno di silenzio o riservatezza e in seconda battuta ci vengono incontro orari e abitudini dei clienti: lavoratori o studenti sono più frequenti di mattina e fino a metà pomeriggio, mentre e più facile che la sera vengano gruppi di amici per sfidarsi ai nostri giochi da tavolo. Abbiamo la fortuna di avere una clientela attenta e disponibile, per questo è facile trovare la soluzione ritagliata su misura.

AntiCafé arriva in Italia da Parigi, dove ha già aperto due spazi in un anno. Quali sono le differenze che avete dovuto considerare per adattare il modello al contesto romano?

Non moltissime, ma una è fondamentale: in Italia non si può prescindere da un bancone per servire il caffè. I locali funzionano nello stesso modo, ma il bancone ha “rassicurato” i clienti, gli ha dato un primo impatto non troppo shockante con una realtà che, almeno nei primi mesi, andava necessariamente capita e assimilata. Nessuno è abituato a un locale in cui è necessario ascoltare la spiegazione sul funzionamento e che per certi versi funziona “al contrario” rispetto alle nostre tradizioni. L’aspetto più incredibile di questa esperienza è che tantissimi clienti di ogni fascia d’età si sentono stimolati a proporci idee e soluzioni, così come a collaborare ai nostri progetti e iniziative: dà soddisfazione e gratifica, oltre a rendere frizzante ogni giornata.

AntiCafé Roma “vi dà da lavorare”? Quali prospettive avete per il futuro?

In questo momento siamo contenti, sappiamo che abbiamo tanto lavoro da fare ma non siamo né preoccupati né fermi. Arrivano le stagioni in cui dobbiamo consolidarci (è chiaro che autunno e inverno vanno particolarmente d’accordo con un luogo che ti coccola con caffè, i biscottini e un certo relax di fondo) e in cui intendiamo metterci alla prova con eventi interamente organizzati da noi, magari proprio sfruttando le competenze di alcuni dei nostri clienti. Per il momento quello che diamo in energia e sorrisi ai nostri clienti ci viene restituito decuplicato, mettiamoci alla prova come potenziale team allora! Questo è il futuro più immediato, ma di certo stiamo considerando l’idea di sbarcare in altri contesti, aspettatevi qualche novità 😉

Dal vostro punto di vista, cosa può/deve fare un giovane oggi per “trovare lavoro”?

Quello del lavoro giovanile è un tema complesso, strangolato da leggi, burocrazie e forme di tassazione per le aziende che rendono complessa anche la più facile delle assunzioni. Se a questo aggiungiamo le piaghe del lavoro sommerso o, peggio ancora, di quello non retribuito, sembrerebbe tutto da buttare. Per fortuna non è sempre così, ma ci vuole tanta determinazione, la giusta faccia tosta e la capacità di mettersi in gioco, di azzardare su se stessi. Una volta entrati in un qualsiasi contesto, fate una cosa sola: rubate in ogni modo competenze, trucchi del mestiere, dinamiche di gruppo o squadra. A fare la differenza sul lavoro non sono le bugie aggiunte sui curricula, ma le competenze e una testa veloce.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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