L’Algeria è una valida alternativa alla dipendenza energetica dalla Russia?6 min read

24 Maggio 2022 Economia -

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Giornalista

L’Algeria è una valida alternativa alla dipendenza energetica dalla Russia?6 min read

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L’Italia all’affannosa ricerca di alternative alla dipendenza energetica dalla Russia di Putin ha stipulato l’11 aprile 2022 un accordo con la Repubblica Algerina Democratica e Popolare. Quali sono i contenuti dell’intesa? L’Algeria è un partner affidabile? Non è che per liberarci dalla Russia ci leghiamo a paesi che hanno altrettanti problematicità in quanto a rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche?

L’accordo energetico italo-algerino

La guerra in Ucraina e le relative sanzioni economiche alla Russia hanno indotto l’esecutivo a cercare fornitori alternativi di gas in giro per il mondo e l’Algeria è stata tra le prime piste battute dal governo italiano a produrre qualche risultato concreto.

L’accordo sul gas, firmato dall’Eni e dall’algerina Sonatrach alla presenza del premier Draghi e del presidente Tebboune, prevede di incrementare l’utilizzo del gasdotto TransMed/Enrico Mattei per aumentare gradualmente i volumi importati sino a 9 miliardi di metri cubi in più all’anno a partire dal 2023-24.

algeria russia
Firma dell’accordo tra ENI e SONATRACH, Algeri 11/04/2022 – L’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il Presidente di Sonatrach, Toufik Hakkar, firmano l’accordo alla presenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi e del Presidente della Repubblica algerino Abdelmadjid Tebboune | Fonte: governo.it

Si consideri che nel 2021 l’Italia ha importato dall’Algeria oltre 22 miliardi di metri cubi di gas, mentre dalla Russia ne sono arrivati quasi 29 miliardi. Pertanto, anche l’aumento della fornitura algerina non basterà a compensare un eventuale distacco dalla Russia, senza considerare che il paese nordafricano è dai tempi dell’indipendenza vicino agli interessi di Mosca.

Il dato più controverso ed evidente è che la produzione dell’Algeria non è così elastica da poter soddisfare la richiesta di tutti paesi dell’Unione Europea. Pertanto, l’incremento dell’offerta verso l’Italia potrebbe tradursi in una diminuzione verso altri paesi, in primis verso la Spagna che paga la vicinanza al Marocco da decenni rivale dell’Algeria per la questione del Sahara Occidentale.

Insomma un intrico di interessi che mette a dura prova l’unità tra i paesi dell’Unione Europea.

Algeria: la situazione economica e politica

L’Algeria già ora è il terzo fornitore di gas dell’Unione Europea e ha un’economia fortemente dipendente dalle sue risorse energetiche, che nel 2021 costituivano il 93% delle sue esportazioni, il 60% delle entrate fiscali e il 30% del Pil: a causa di questa dipendenza e in coincidenza con il crollo dei prezzi degli idrocarburi a partire dal 2014, le riserve valutarie di Algeri si sono dimezzate tra il 2018 e il 2021. La situazione è poi stata aggravata dalla pandemia da Covid-19 che ha reso più difficoltose le relazioni commerciali internazionali.

Il rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche indotto dalla ripresa post-pandemica è stata di sicuro una buona notizia per il governo algerino che si ritrova di nuovo ingenti risorse da investire per potenziare l’apparato produttivo del paese e per mantenere una spesa sociale utile a calmare le proteste sociali degli strati più penalizzati e frustrati come i giovani. Non si può dimenticare, infatti, che la disoccupazione giovanile nel 2019 era pari al 26,9%, mentre quella generale si attestava sull’11,4%.

A livello politico, il paese non ha mai veramente trovato una sua strada verso la democrazia dopo la tanto sudata indipendenza, ottenuta il 5 luglio 1962 dopo oltre un secolo di dominio francese, a seguito di una lunga e sanguinosa lotta armata durata quasi otto anni e costata centinaia di migliaia di vittime.

Il percorso verso l’indipendenza aveva rappresentato, negli anni cinquanta e sessanta uno dei miti della lotta di liberazione dei popoli oppressi dal colonialismo occidentale, potendo anche contare sulla collaborazione fattiva di un grande intellettuale e teorico dell’anticolonialismo come Frantz Fanon, autore del celebre saggio I dannati della terra.

Tuttavia, la giovane repubblica algerina non ha avuto da subito vita facile, in considerazione della lotta intestina tra il carismatico leader Ahmed Ben Bella e il suo successore Houari Boumedienne rimasto al potere sino al 1978.

Con il crollo del blocco socialista e dell’Urss, l’Algeria dagli anni novanta si è aperta alle riforme di mercato e al pluripartitismo. Ma questa scelta non ha prodotto effetti positivi, al contrario è stata di fatto la miccia di una violenta guerra civile tra i militari sempre molto presenti nella vita pubblica del paese e la crescente influenza dell’Islam politico.

Il colpo di stato militare del 1992, teso a impedire l’ascesa al potere del Fronte islamico di salvezza che pure aveva vinto il primo turno delle elezioni politiche del 1991 ha dato la stura a un conflitto durato fino al 2002 che è costato la vita secondo alcune stime a 150.000 persone.

Nonostante il ritorno alla pace e a una maggiore tolleranza per il dissenso politico da parte dell’esercito e dello storico partito di governo del Fln, non sono mancate nel paese nordafricano le proteste in richiesta di maggiori aperture democratiche: dapprima nel 2010-2012 nel contesto delle Primavere Arabe e poi anche dal 2019 ai giorni nostri con il movimento denominato Hirak che in arabo significa appunto movimento.

La spinta dell’Hirak con forti proteste di piazza ha sancito l’allontanamento dal potere del vecchio presidente Abdelaziz Bouteflika e l’avvio di un nuovo e controverso processo politico con l’elezione del nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune nel dicembre del 2019.

Insomma, nel paese nordafricano c’è da decenni una società politica che fatica a mutare gli equilibri venutisi a creare dopo l’indipendenza. L’Fln continua ad essere il partito dominante e l’esercito mantiene un peso rilevante nelle questioni politiche, mentre le tensioni sociali dovute alla rabbia giovanile e alle tensioni localistiche (come la questione della Cabilia) finiscono ancora troppo spesso per essere regolate con l’esercizio della repressione.

Algeria: un’alternativa eticamente valida alla Russia?

A confermare il precario stato dei diritti in Algeria, ci sono i rapporti di organizzazioni di difesa dei diritti umani come Amnesty International e Humans Right Watch. Quest’ultima nel suo Rapporto Mondiale 2022 denuncia come a novembre 2021 secondo alcune fonti ci fossero nelle carceri algerine 231 detenuti per aver espresso forme di dissenso politico tra militanti dell’Hirak, attivisti per i diritti umani, giornalisti e politici.

HRW elenca forme di repressione da parte del governo, della polizia e della magistratura algerina in settori quali la libertà di parola, i diritti delle donne, l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Inoltre, vi sarebbero stati episodi di violazione dell’indipendenza della magistratura e di espulsioni collettive di migranti verso il Mali e il Niger, tra i quali centinaia di bambini. Tra gennaio e luglio 2021 secondo l’Unhcr Algeri avrebbe espulso dal suo territorio 13.602 persone verso il Niger.

Sul piano prettamente politico nel mese di maggio 2021 il Ministero dell’Interno ha sospeso le attività di due partiti politici: l’Unione per il cambiamento e il progresso e il Partito socialista dei lavoratori.

Non stupisce, dunque, che nonostante gli sforzi del governo e del nuovo presidente della repubblica Tebboune di dare una nuova immagine di sé democratica e modernizzante le ultime consultazioni elettorali si siano contraddistinte per l’altissimo tasso di astensionismo.

Il referendum costituzionale del 2020 che ha emendato la carta fondamentale dello Stato algerino ha visto la partecipazione del 23% degli elettori; dato ripetuto nel giugno del 2021 in occasione delle elezioni politiche, mentre nelle consultazioni locali del novembre del 2021 i partecipanti sono stati poco più del 36%.

Se a questo si unisce la controversia territoriale con il Marocco sopra citata e le conseguenti tensioni internazionali, è lecito domandarsi se, al di là delle contingenze del breve periodo, la volontà di sostituire la Russia con l’Algeria nella fornitura di gas non rischi di aprire altri fronti di criticità dal punto di vista etico e politico.

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Quello che più mi piace è la parola scritta, il contrasto tra il nero del testo e il bianco della pagina. In sintesi sono un giornalista: amo scrivere, amo raccontare.
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