L’acqua è sempre più rara | La finanza etica può aiutare a preservarla6 min read

17 Dicembre 2021 Ambiente Economia -

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Antropologa

L’acqua è sempre più rara | La finanza etica può aiutare a preservarla6 min read

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È la base della vita ed è necessaria per tutti gli esseri viventi, eppure l’acqua è sempre più scarsa e preziosa. Ad oggi, nonostante sulle risorse idriche sia incentrato uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dall’ONU, una persona su tre nel mondo non ha accesso sicuro all’acqua potabile e due persone su cinque non possono utilizzare servizi di base per lavarsi le mani con il sapone.

Il 40% della popolazione mondiale è esposto a scarsità idrica e più di 1,7 miliardi di persone vivono attualmente attorno a bacini fluviali dove lo sfruttamento di acqua eccede la sua capacità di rigenerazione. I cambiamenti climatici stanno amplificando il problema, aumentando la probabilità di fenomeni estremi come alluvioni e siccità, che inaridiscono il suolo e diminuiscono la capacità di penetrazione dell’acqua nella terra e di ricarica delle falde acquifere.

Che c’entra la finanza con tutto questo? Beh, le nostre scelte finanziarie possono avere un impatto positivo o negativo sulla gestione delle risorse idriche a seconda delle società in cui investono i fondi a cui ci affidiamo. La finanza etica, ad esempio, seleziona le società in base a specifici criteri legati alla gestione delle risorse ambientali e dei loro impatti, come ben evidenziato dal Report di Impatto 2021 di Etica Sgr.

Ma qual’è la dimensione del problema idrico? E quali gli effetti delle scelte etiche in finanza?

acqua e finanza etica

Il problema della scarsità idrica nel mondo

Come molte altre questioni globali, anche la scarsità idrica ha una distribuzione diseguale. Il 73% della popolazione mondiale esposta a stress idrico si trova in Asia, in particolare nell’area meridionale. Secondo uno studio commissionato dal governo indiano nel 2018, entro il 2030 metà della popolazione dell’India – circa 700 milioni di persone – potrebbe non avere acqua potabile a sufficienza.

La scarsità idrica sta aumentando il numero di conflitti legati alla competizione per accaparrarsi la risorsa: secondo l’archivio del Pacific Institute, centro di ricerca californiano che analizza la gestione delle risorse idriche regionali e globali, dal 2000 ad oggi ci sono stati 251 conflitti dovuti alla mancanza di acqua, quando nell’arco dell’intero secolo scorso (1900-1999) se ne sono registrati 48. I conflitti si concentrano soprattutto nell’Africa Subsahariana (in particolare nei paesi del Corno d’Africa) e in Asia Meridionale (India, Pakistan, Afghanistan) e Occidentale (Yemen, Iran).

Ma anche l’Occidente si scontra ormai con il problema. Negli Stati Uniti il fenomeno è palpabile e si riflette sulle tasche dei cittadini e sul loro accesso al bene: un’inchiesta del Guardian del 2020 ha infatti rivelato che tra il 2010 e il 2018 il prezzo dell’acqua in dodici città statunitensi è aumentato in media dell’80%, con il risultato che milioni di persone non sono state in grado di pagare le bollette e sono rimaste senza acqua corrente.

Le prospettive da questo lato del globo non sono migliori: il 30% degli europei è esposto annualmente a fenomeni di siccità e scarsità idrica. Nell’area mediterranea, vero e proprio hotspot, il livello dei fiumi potrebbe ridursi d’estate del 40% in uno scenario di aumento della temperatura di 3°C e una ricerca di Climate Analytics (pdf) ha stimato che basterebbe il superamento della soglia dei 1,5°C per provocare nella zona una riduzione della disponibilità di acqua dal 9 al 17% nei prossimi vent’anni.

Come gestire la risorsa acqua?

L’acqua sta diventando quindi un bene sempre più prezioso e la sua carenza alimenta ulteriormente il dibattito sul modo in cui bisognerebbe gestirla. Due visioni si scontrano. Da un lato, quella che vede nella privatizzazione della risorsa un modo per gestire la sua scarsità e che ha portato nel dicembre 2020, nell’indifferenza generale, alla quotazione dell’acqua a Wall Street.

In opposizione, c’è chi ritiene – come il relatore speciale dell’ONU Pedro Arrojo-Agudo e coloro che unendosi alla sua denuncia hanno firmato la petizione del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua – che trattare l’acqua come semplice business e renderla potenziale oggetto di speculazioni sia un rischio per i diritti umani fondamentali e conduca ad acuire le disuguaglianze già crescenti rispetto a un bene che dovrebbe appartenere a tutti.

I cittadini e le cittadine italiane al referendum del 2011 si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua ma oggi, a quasi undici anni di distanza, i decreti attuativi che dovrebbero regolare la gestione idrica pubblica sono ancora in fase di stallo.

acqua india
Photo by bradford zak on Unsplash

Che ruolo può avere la finanza?

Pur con tutte le loro contraddizioni, le grandi istituzioni finanziare globali sono molto attive sul fronte dell’accesso all’acqua. La Banca Europea per gli Investimenti (BEI), come ha segnalato la rivista Valori, ha finanziato 1.400 progetti con 64 miliardi di euro, riuscendo a migliorare l’accesso all’acqua potabile per 20 milioni di persone. La Banca Mondiale, invece, nel 2018 ha lanciato il primo “water bond”, con l’obiettivo di raccogliere 3 miliardi di dollari da investire in progetti idrici, servizi igienico-sanitari e protezione marina.

Tuttavia per poter favorire, con efficacia, un’economia sempre più sostenibile, è importante anche l’impegno di tutti noi nelle nostre scelte quotidiane. Per esempio per le nostre scelte di portafoglio, facendo scelte di investimento consapevoli rispetto alle grandi questioni globali, tra cui certamente quella idrica.

In questo senso optare per la finanza etica può dare importanti garanzie. Ad esempio Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica, è molto attiva sul tema dello spreco di acqua e più in generale la gestione della risorsa idrica.

Per la scelta delle società in cui investono i fondi Etica Sgr è dotata di specifici criteri legati alla gestione delle risorse ambientali e dei loro impatti. Inoltre la società di gestione si impegna a dialogare su questi temi, richiamando l’attenzione delle aziende in cui investono i fondi sulle politiche di gestione di aspetti legati alla gestione della risorsa idrica, alla biodiversità, alla tutela degli ecosistemi.

L’impatto di queste scelte sostenibili è misurabile. Etica Sgr lo fa attraverso il Report di Impatto, il documento annuale che illustra i risultati degli investimenti dei fondi di Etica Sgr dal punto di vista ambientale e sociale rispetto al mercato di riferimento.

Nell’ultima edizione 2021 si legge, per esempio, che le società presenti nei portafogli dei fondi impegnate pubblicamente a ridurre l’utilizzo di acqua e aumentare l’efficienza idrica dei processi produttivi sono il 24% in più rispetto al mercato di riferimento.

Con le nostre scelte finanziarie possiamo quindi fare molto per far sì che i nostri investimenti generino impatti ambientali, sociali e di governance positivi.

 

Questo articolo nasce in collaborazione con Etica Sgr, dal 2000 l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente soluzioni SRI (dall’inglese Sustainable and Responsible Investment). Le soluzioni di investimento sostenibile e responsabile di Etica Sgr, si pongono l’obiettivo di creare opportunità di rendimento in un’ottica di medio-lungo periodo, puntando all’economia reale e premiando imprese e Stati che mettono in pratica azioni virtuose in materia ambientale, sociale e di governance (ESG).

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Antropologa, si interroga su come la società occidentale possa cambiare il rapporto annichilente che intrattiene con la Terra e gli altri animali. Scrive di questi temi ed è convinta che le scienze sociali dovrebbero dare di più alla divulgazione. marianna@lenius.it
Commento
  1. Tizio caio

    Dare soldi x farli mangiare io sono stato in Camerun il problema l'ho vissuto e qualche pozzo l'ho trivellato Io qualcosa ho fatto e qualcuno ne usofruisce

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