Accordo nucleare Iran: 5 cose da sapere

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Accordo nucleare Iran: 5 cose da sapere
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Iran e 5+1 hanno trovato l’accordo sul nucleare. La giornata di oggi potrebbe rappresentare una svolta storica non sono nei rapporti tra Occidente, AIEA e Iran ma per tutti gli equilibri geopolitici a livello mondiale. Yukiya Amano, direttore dell’AIEA, ha dichiarato che

l’accordo include incontri tecnici tra esperti, misure tecniche e vertici. Inoltre accordi specifici sul sito militare di Parchin.

La notizia è stata data dalla televisione di stato iraniana e confermata dall’Agenzia per il Nucleare, da Federica Mogherini e dal presidente iraniano Hassan Rohuani, vero artefice della distensione dei rapporti e dell’inizio delle trattative.

Scontenti prevedibilmente Israele e Arabia Saudita, che vedono i loro interessi politici ed economici minacciati dal ritorno sulla scena di una grande potenza mondiale, tra i primi produttori di petrolio al mondo.

6 aprile

Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, prova la contromossa dopo la doccia fredda degli accordi di Losanna tra Iran e i 5+1 dell’Onu. Il leader di destra, un mese fa vincitore delle elezioni politiche israeliane, cambia tattica e passa da un atteggiamento totalmente contrario alle politiche di Obama e all’avvicinamento tra i due paesi ad essere possibilista ma alle sue condizioni.

Vanno trovate migliori condizioni nell’accordo per non regalare all’Iran la bomba atomica

L’intervento di Netanyahu è molto politico, e punta a mettere in difficoltà Obama. L’accordo tra Iran e Stati Uniti infatti (di cui trovate i punti più importanti qui sotto) deve ancora essere ratificato e va proprio nella direzione auspicata pubblicamente da Israele. Ma il primo ministro punta a mettere un carico che faccia saltare il tavolo: infatti l’accordo si basa su equilibri delicatissimi, che permettono ai 5+1 di mostrare come l’Iran sia pronto a rinunciare allo sviluppo del nucleare per ragioni militari e al governo iraniano di presentare l’accordo come una vittoria su tutti i fronti, con il mantenimento del nucleare per scopi civili e la fine delle sanzioni economiche, il vero punto chiave.

Barack Obama, non in grandissimi rapporti con la destra israeliana, ha risposto dichiarando in una intervista al New York Times

Non esiste una soluzione più efficace per impedire all’Iran di avere la bomba atomica dell’iniziativa diplomatica

Il giorno degli accordi Netanyahu ci era andato giù molto pesante, dicendo che l’iniziativa diplomatica metteva a rischio l’esistenza stessa di Israele. Tra giovedì e sabato però ha cambiato tono e contenuti delle sue dichiarazioni. Obama, per il momento, continua a fare buon viso a cattivo gioco e ha detto di capire le preoccupazioni israeliane.

In realtà una parte dei democratici americani ha mal digerito l’intervento di Netanyahu al Congresso americano del 3 marzo, prima delle elezioni in Israele, dove il primo ministro per motivi prevalentemente interni ha attaccato Obama e mostrato apertamente il suo appoggio ai repubblicani.

Vediamo quale sarà la prossima mossa di Israele, che -è bene ricordare- resta l’unico paese del Medioriente a disporre della bomba atomica.

2 aprile, Losanna. L’Iran e i cosiddetti 5+1 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina + Germania) trovano l’accordo per la riduzione dello sviluppo del nucleare su territorio iraniano. L’apertura al dialogo di Rowhani e Obama sembra portare un primo (inaspettato da molti) risultato diplomatico. Presente in rappresentanza dell’Unione Europea anche Federica Mogherini, tra i protagonisti di un momento che potrebbe cambiare lo scenario politico mondiale. Accordo, è bene precisare, non definitivo: il piano finale con i dettagli tecnici dovrà essere negoziato entro il 30 giugno. Vediamo i contenuti dell’accordo.

Accordo nucleare Iran: 5 cose da sapere

1) L’Iran ridurrà di due terzi il numero delle sue centrifughe, passando dalle 19.000 attuali a 6.104, di cui 5.060 adibite ad arricchire l’uranio. Questo avverrà in 10 anni di tempo e dovrebbe garantire ai 5+1 che l’Iran non ha intenzione di costruire l’atomica. Rowhani ha accettato inoltre di non arricchire l’uranio al di là della soglia del 3,67 per cento (il discrimine tra uso militare e civile è considerato il 5) e di non costruire nuove centrali per l’arricchimento dell’uranio per almeno 15 anni. Il governo iraniano ha promesso di non utilizzare la centrale di Fordow, scoperta pochi anni fa dai servizi segreti occidentali, per arricchire l’uranio. Anche qui si parla di 15 anni.

2) L’arricchimento dell’uranio iraniano per scopi civili avverrà nella sola centrale di Natanz, nella provincia di Isfahan, città dell’Iran centrale con circa 1 milione e seicentomila abitanti. L’Iran accetterà le ispezioni regolari in tutte le sue centrali nucleari da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA, The International Atomic Energy Agency).

3) Stati Uniti e Unione Europea rimuoveranno le sanzioni contro l’Iran dopo che la IAEA avrà verificato che il governo abbia preso tutte le misure necessarie per rispettare i parametri di Losanna. In caso di accordo violato le restrizioni verranno reintrodotte. Non c’è ancora una tempistica certa.

4) Gli accordi sono stati accolti in Iran con caroselli e festeggiamenti, la televisione iraniana ha trasmesso live un discorso di Obama e il paese sembra profondamente fiducioso nel futuro e nel rispetto dei patti. Accoglienza più fredda negli Stati Uniti, dove i repubblicani sposano la linea del governo d’Israele che osteggia gli accordi e continua a considerare l’Iran un pericolo per l’umanità. Cosa succederà dovessero tornare al governo?

https://twitter.com/SFallahpour/status/583692473026809857

5) Nethanyau e il governo d’Israele non sono gli unici ad opporsi agli accordi di pace, infatti la fine delle sanzioni riproporrebbe l’Iran come punto di stabilità mediorientale e potenza economica mondiale, cosa poco gradita a tutto il mondo sunnita, in primis all’Arabia Saudita. Se pensiamo alla guerra in Yemen di questi giorni, a ISIS, alle guerre in Siria e Iraq, si comprende facilmente come l’Arabia Saudita sia un elemento fortissimo di destabilizzazione e come proverà in tutti i modi a far saltare l’accordo: i bombardamenti in Yemen sono più che un indizio.

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Le materie che lo hanno sempre affascinato di più sono la filosofia e la semiotica. Prova a prendersi cura della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per lavoro si occupa di strategie digitali. davide@lenius.it

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