7 domande per gli indipendentisti veneti

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indipendentisti venetiCi sono due domande che mi mettono sempre in difficoltà. La prima, che puntualmente arriva a Natale da qualche parente (a questo punto lo fanno apposta), è: “cosa fa un sociologo?”. La seconda, che invece arriva nelle occasioni più disparate, è tremenda nella sua banalità: “di dove sei?”.

Il recente referendum proposto dagli indipendentisti veneti e, a quanto pare, ampiamente partecipato rischia di sparigliare ulteriormente le carte delle mie possibili risposte.

Quando mi chiedono di dove sono, concedo spesso una risposta che a posteriori mi suona sempre un po’ ridicola: “vivo a Trento, ma sono cresciuto in Veneto”. A volte dico: “sono trentino d’adozione”. Quando non c’è la mia compagna, trentina DOC della Valsugana, dico con fierezza: “sono di Garda, provincia di Verona” o “sono del Lago di Garda, sponda veneta”.

Puntualmente però mi viene chiesto “e il cognome?”. Allora dico “padre spagnolo, andaluso, e madre italiana, di Garda, gardesana che più gardesana non si può, il suo cognome è uno dei cognomi degli Antichi Originari di Garda”. Se davanti ho persone che tollerano il mio sproloquio rispetto alla semplice domanda “di dove sei?”, mi gioco anche la carta: “pensa che mio nonno è stato promotore e uno dei fondatori della Cooperativa fra pescatori di Garda, che riunisce ad oggi il più consistente numero di pescatori del Lago di Garda.”

Ma il bello arriva quando devo proprio fare il figo e aggiungo “ma sono nato a Monaco di Baviera, ecco perché la “s” del mio nome, in Germania Andrea è un nome femminile e anche se mia madre voleva chiamarmi Andrea, all’Einwohnermeldeamt (l’anagrafe crucca, simpaticamente) non gliel’hanno permesso”.

Ma tornando alla questione posta dagli indipendentisti veneti, ieri sera la mia compagna mi ha buttato lì una domanda, che più che una domanda mi è sembrata una rasoiata. Da ora in poi, dopo “cosa fa un sociologo?” e “di dove sei?”, sarà una delle domande per me più problematiche: “tu sei a favore o no dell’indipendenza del Veneto?”.

Mi sono salvato in corner, così:

“guarda amore mio, non penso che la domanda sia corretta nei miei confronti. Lo sai anche tu che quando sono in Veneto e dico che le tasse vanno pagate i miei amici mi dicono che ormai sono diventato Trentino e che ‘avercela noi l’Autonomia!’; quando poi faccio notare che Autonomia è prima di tutto responsabilità, a quel punto il discorso degenera. Invece quando sono in Trentino e cerco di spiegare l’esasperazione che si respira in Veneto vengo guardato come un alieno, e a quel punto il discorso degenera. Per ora mettiamola così, il fatto che tanta gente si sia mobilitata è un segnale che va preso in considerazione seriamente.”

Lei mi ha guardato con la sua integerrima trentinità e, come ad accarezzare il mio disadattamento sociale, mi ha sorriso dolcemente. A quel punto ho aggiunto che comunque mi pongo qualche altra domanda, 7 per la precisione, che volentieri rivolgerei agli indipendentisti veneti:

1. I jeans della Diesel dell’imprenditore di successo Renzo Rosso saranno ancora un prodotto “Made in Italy” o diventeranno “Fato en Veneto”?

2. Quando da Trento andrò a trovare i miei, di quale documento avrò bisogno? Presumo che il Veneto almeno inizialmente non farà parte dell’Unione Europea, ci vuole un certo iter…

3. A proposito della domanda 2, qualcuno ha detto ai tanti indipendentisti veneti col fazzolettino verde smeraldo che diventeranno degli extracomunitari? Non ditemi che è una mossa per pagare di meno gli stipendi…

4. Il famoso Salone Internazionale del Vino e dei Distillati “Vinitaly”, che si tiene a Verona, diventerà Vinvenety?

5. I tifosi dell’Hellas Verona, squadra per cui fra l’altro simpatizzo, riusciranno a sopportare il fatto che la canzone degli Skiantos che intona “Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo” perderà tutto il suo impatto simbolico?

6. Se come dice Natalino Balasso in Italia “il 40% delle persone non sa decifrare un libretto delle istruzioni, mentre il 50% delle persone non sa come agire di fronte ad una pagina internet, semplicemente perché non ne ha mai viste” e in Veneto “compresi bambini in fasce, anziani ultracentenari, gondolieri, suore e governatori del Veneto, ci sono 4.910.000 abitanti”, siamo sicuri che i dati del voto online siano attendibili?

7. Per caso sono state le slide di Renzi a fare incazzare così tanto da chiedere l’indipendenza?

Immagine | bastaitalia.org

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Sociologo, è co-fondatore di ProfessionalDreamers, casa editrice che promuove ricerca sulle relazioni tra spazio e società. Lavora nel non profit e collabora con la casa di produzione indipendente Jump Cut. Non si capacita che Rimbaud abbia smesso di scrivere a diciannove anni.

2 Comments

  1. Da veneto molto più modestamente meticciato di te (nato e residente a S.Donà, vissuto anche a Ve e Tv, figlio di genovese e marito di milanese)provo a risponderti:
    1)Certo. Si sa che il dialetto lo capiscono tutti, in qualsiasi parte del mondo.
    2)Hai presente le dogane? Ti fermeranno almeno ad ogni paese. Ma potrai consolarti con le osterie, solitamente vicine agli uffici daziari
    3)Ma non serve a nessuno la Ue! conieremo noi i nostri soldi (anzi, gli schei) e pagheremo solo chi è nato in regione. Io son salvo, mia moglie purtroppo no
    4)Naturalmente, così come la mostra del cinema di Venezia assegnerà ai pregiati cineasti locali ”Il leonsin dorà”
    5)eh i tifosi gialloblù dovranno prendersela coi ”foresti” bresciani, o i nemici mantovani
    6)Attendibili no, ma inconfutabili sì: per chi si dà ragione da solo
    7)Purtroppo tutto quello che è successo prima di Renzi

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