“Più forti dell’invidia”: 30 anni di Berlusconi dalla A alla Z

di

B come Biscardi

A fine aprile del 1988, a pochi giorni da uno storico Napoli-Milan, fa sapere di non nutrire grande stima per il Processo condotto dall’Aldo nazionale: «Se smettessero di farlo alla Rai, potremmo prenderlo noi, e metterlo al posto di ‘Drive in’, è un programma di grande comicità involontaria».

Cinque anni dopo, messa da parte l’ironia, telefona incazzato in diretta: «La vostra è una trasmissione ignobile. Io mi sono stufato di certi nipotini di Stalin… il vostro è un programma ignobile… professionisti della mistificazione. Mi hanno avvertito mentre mi stavo ancora portando verso casa, mi ha chiamato Mentana, e alcuni collaboratori del Milan. Mi hanno riferito cosa stavate dicendo di me… Le nostre televisioni hanno fatto aumentare il pluralismo, così i telespettatori non devono più assistere a tg lottizzati ed è migliorata anche la qualità dei programmi. Ma non certo del vostro. Il vostro programma non è migliorato affatto».
Poi, passata la rabbia: «Mi sono sfogato. Sa, mi avevano alterato… Biscardi, credo di averle fatto fare uno scoop».

Ne regalerà un altro, nel 2009, ai tempi della telenovela sulla cessione di Kaká, annunciando la permanenza del numero 22 in un tripudio di Tiziani Crudeli in estasi: «Do a te, data l’antica amicizia, una notizia che farà contenti tutti i tifosi del Milan in Italia e all’estero: Kaká rimane al Milan. Dobbiamo dire che è davvero un ragazzo straordinario, perché noi non potevamo che metterci nelle sue mani, non potevamo pensare che un ragazzo restasse qui controvoglia avendo invece la possibilità di andare a guadagnare molto di più, lui ha dato la preferenza a quello che il cuore gli dettava, ha detto che preferisce rimanere al Milan e che rimanendo al Milan non chiederà aumenti contrattuali per i prossimi anni. Io, come è stato per Shevchenko, non è che puoi imporre a qualcuno di restare in squadra controvoglia, il giocatore che è stato vincolato contrattualmente, che guadagna la metà di quel che avrebbe potuto guadagnare, dopo un po’ potrebbe essere portato a non essere felice, a non essere contento, tutti i presidenti come padri dei loro ragazzi non possono vincolare con un contratto chi ha invece per una carriera ancora così stretta come quella di un calciatore, ancora quattro cinque anni nel caso di Kaká, ma io contavo e lo sapevo che Kaká aveva una grande voglia di restare al Milan e Kaká ha pensato e ha detto che i soldi non sono la cosa più importante. Quindi abbiamo la gioia non solo di mantenere con noi Kaká, ma di dire che Kakà è veramente un ragazzo super, un ragazzo straordinario, un esempio per tutti e credo che questa cosa faccia bene a tutti ai tifosi del Milan, ma faccia bene anche a tutti quanti perché può essere portato a esempio di chi crede in qualcosa, crede nell’amicizia, crede nello spirito di bandiera, crede nella società e nel presidente che hanno hanno avuto fiducia in lui e che non rinuncia, non vuole cambiare soltanto per i soldi, credo che bisogna dire “viva Kakà”, è veramente un modello per tutti quanti».

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