Il 2016 del governo Renzi: promesse e rischi

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il 2016 del governo Renzi tra rischi, impegni e promesse
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Il 2016 sarà un anno impegnativo per Matteo Renzi, dovrà rispettare svariate promesse, alcune delle quali registrano già un pesante ritardo rispetto ai tempi di attuazione previsti, e affrontare alcuni delicati test, primi fra tutti le amministrative delle grandi città e il referendum costituzionale, ma andiamo con ordine.

Il 2016 del governo Renzi

Già a gennaio il governo dovrà riformare, come imposto dall’Europa, il sistema delle banche di credito cooperativo. Un compito reso ancor più delicato dal recente crack e conseguente salvataggio delle banche popolari. Tra il ventisei di gennaio e il mese di febbraio si svolgerà invece la discussione parlamentare del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Renzi non vuole forzare la mano, sa che sul tema esistono schieramenti parecchio trasversali rispetto alla sua attuale maggioranza, non dimentichiamo però che quello il riconoscimento dei diritti è uno dei temi ricorrenti dall’insediamento a Palazzo Chigi a oggi e anche una delle promesse sulle quali il governo è più in ritardo.

A marzo sarà invece tempo di pagelle, la UE dovrà definitivamente certificare la solidità della legge di stabilità italiana e accordare il permesso per gli sfondamenti dei tetti di spesa già preventivati. Ad aprile dovrebbero, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, essere approvate le riforme istituzionali targate Boschi, in attesa del referendum confermativo dell’autunno.

Maggio spinoso con la preventivata riforma delle pensioni. Bisognerà accontentare l’Europa, i sindacati, l’Inps, i giovani e gli anziani. Il mago Matteo dovrà sperare che il suo cilindro risulti parecchio capiente. Roma, Napoli, Milano, Bologna, Cagliari, Torino, più che delle amministrative quelle del 12 giugno sono delle vere e proprie “mezze” politiche per il governo. Il Premier ovviamente sostiene che in quelle urne non sarà misurato il consenso nei confronti del governo, tutti altrettanto ovviamente sanno che così non è.

Luglio bollente con i decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione, ad agosto il dibattito sul Documento di economia e finanza certificherà la riuscita o meno delle scelte economiche del governo in carica.

Settembre sarà invece il mese utile per fare il punto sulle nuove misure per la gestione del fenomeno migratorio, anche alla luce dei nuovi sbarchi che avveranno, con ogni probabilità, l’estate prossima. Bicameralismo, Cnel, province, titolo V, il referendum confermativo di ottobre sulla riforma costituzionale è il vero turning point dell’anno renziano. C’è da scommettere che si trasformerà in un referendum sulla figura del presidente del consiglio e in definitiva sull’affermazione stessa del renzismo in Italia. O victoria o muerte.

A novembre arriveranno i dati su Pil e lavoro utili a comprendere il reale impatto delle riforme renziane sui problemi economici del Paese. Un test forse perfino più decisivo del referendum. A dicembre sarà invece il turno della manovra finanziaria, molto dipenderà, ovviamente, dall’andamento complessivo dell’economia nel 2016.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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