100 Resilient Cities: Roma e Rockfeller Foundation insieme per la resilienza

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100 Resilient CitiesLa settimana scorsa si è svolto a Roma il primo workshop del programma globale 100 Resilient Cities promosso dalla Rockfeller Foundation, che vede l’amministrazione di Roma tra le prime 32 città selezionate nel mondo per ricevere un’importante sostegno economico al fine di definire un piano per la resilienza.

Il programma 100 Resilient Cities (100RC), promosso dalla Rockefeller Foundation, si propone di sostenere le città di tutto il mondo nel diventare più resilienti alle sfide economiche, sociali, e climatiche di un mondo sempre più globalizzato, turbolento ed imprevedibile. 100RC muove da una concettualizzazione della resilienza di più ampie vedute rispetto al passato, comprende infatti non solo eventi catastrofici – shock quali terremoti, incendi, e alluvioni – ma anche quegli stress che indeboliscono il tessuto di una città giorno dopo giorno e su base ciclica. Tenendo presente delle diverse condizioni locali, si possono includere un elevato tasso di disoccupazione, un sistema di trasporto pubblico inefficiente o troppo costoso, una violenza diffusa, la carenza cronica di risorse primarie per parte della popolazione. Affrontando in un’ottica sistemica sia gli shock che gli stress, le città saranno maggiormente in grado di rispondere ad eventi negativi e, nel complesso, di fornire alla sua popolazione servizi migliori in ogni circostanza.

L’obiettivo della due giorni di lavoro – coordinati dagli uffici dell’Assessore alla trasformazione urbana Caudio e all’Ambiente Marino – è stato quello di portare alla luce gli shock e gli stress cui Roma è sottoposta, di valutare quanto la città sia preparata a fronteggiarli e infine di iniziare ad immaginare quali azioni possano essere assunte per costruire un futuro più resiliente. Più complessivamente, si è cercato di avviare il dialogo sulla resilienza fra l’amministrazione e la città: senza partecipazione, una città non può diventare più resiliente è stato il messaggio che ha voluto portare l’Assessore Caudio. Questo dialogo peraltro si inserisce in un percorso di cambiamento per la trasparenza e la partecipazione che il Sindaco Marino sta costruendo in città senza troppi proclami o pubblicità.

La due giorni di lavoro è stata caratterizzata dalle diverse sessioni di workshop organizzate in modo impeccabile da Alessandro Coppola (Assessorato alla Trasformazione Urbana) in sinergia con AECOM, partner tecnico della Rockfeller Foundation. Pianificazione e Gestione Urbana, Basi dati per le scelte urbane, Community Resilience, Patrimonio storico e archeologico, Ciclo delle acque e rischio idraulico, questi i temi intorno al quale si sono sviluppate le discussioni che hanno visto la partecipazione di moltissime associazioni romane che promuovono la partecipazione dei cittadini intorno a problematiche sociali ed ambientali.

100 Resilient Cities:  Roma e Rockfeller Foundation insieme per la resilienza

Le tematiche e le sessioni sono state indivduate a partire dal framework di Resilienza Urbana (City Resilience Framework) sviluppato da ARUP in sinergia con la Rockfeller Foundation per tutte le città facente parte del programma 100 ResilientCities. Il quadro di riferimento dovrà essere utilizzato come una lente con cui esaminare la complessità del sistema urbano e con cui iniziare a valutare i fattori che contribuiscono alla resilienza di una città. Utilizza 12 indicatori in quattro aree, che descrivono gli attributi fondamentali di una città resiliente. L’importanza relativa degli indicatori dipende dal contesto, e dalle specifiche sfide cui una città deve fronteggiare, siano essi stress cronici che catastrofi improvvise. I dodici indicatori individuati articolano in maniera olistica un concetto di resilienza che corrisponde al sistema immunitario di una città. L’indebolimento di una delle aree può compromettere la resilienza complessiva di un sistema urbano, se non è compensato da un irrobustimento altrove.

I rappresentanti delle amministrazioni pubbliche hanno comunque evidenziato l’importanza e la qualità dei progetti di ricerca scientifica ed applicata sulla resilienza che si stanno sviluppando in Italia. Grazie ai nostri centri di eccellenza come ISPRA, CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), RomaTRE, ENEA e ad organizzazioni come Kyoto Club, Ambiente Italia, Legambiente, Coordinamento Agenda21 Locali, gli enti locali e le imprese possono rapidamente implementare piani di resilienza avendo una base conoscitiva molto ampia dal quale partire.

Oltre alle iniziative di confronto e dialogo attivo con la cittadinanza sono state presentate le prime esperienze italiane sulla resilienza come quelle delle città di Bologna (Progetto LIFE+ BLUEAP che vede coinvolto il Comune di Bologna, Kyoto Club, Ambiente Italia e ARPA Emilia Romagna) e Milano. Da qui l’idea ripresa dall’Assessore di Roma Caudio, e già proposta dall’amministrazione felsinea, di costruire una prima rete di amministrazioni “resilienti”. Proposta che ha trovato il pieno supporto anche del Comune di Milano che della resilienza urbana se ne sta occupando in altre forme in vista dell’EXPO 2015 e con il recente accordo siglato con il Comune di Copenaghen.

Ora per Roma e la sua amministrazione comincia la vera sfida, identificare gli strumenti di programmazione già esistenti che potranno essere utilizzati per il loro percorso, mantenere vivo il dialogo ed il confronto con l’ampio e determinato tessuto associazionistico romano, e rispettare i tempi e gli obiettivi che la RockFeller Foundation ha stabilito. Se l’amministrazione sarà capace di capitalizzare, e ne siamo certi, il lavoro di questi primi due giorni il percorso lungo e faticoso che l’aspetta potrà essere affrontato con più serenità grazie alla disponibilità dimostrata dalle organizzazioni scientifiche e cittadine a sostenere quest’importante iniziativa.

L’Italia ha bisogno che Roma torni ad essere leader a livello nazionale ed internazionale anche su questi temi.

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Fondatore di Climalia, prima società italiana di servizi climatici per la resilienza territoriale. Collabora con il Kyoto Club come responsabile della cooperazione internazionale e come esperto di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Consulente del Ministero dell’Ambiente, Acclimatise UK, AzzeroCO2 e Commissione Europea.

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