10 cose che ho capito della Svezia

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in svezia

Sono stato in Svezia e ho praticato l’osservazione. Alcune cose sono come te le aspetti: l’Ikea domina qualsiasi interno svedese, le strade sono piene di Volvo, H&M è ovunque. I passeggini spopolano, ovunque e a qualsiasi ora, e quasi quasi mi è venuto il sospetto che fosse meglio girare con un passeggino in ogni caso, così, per non dare nell’occhio.

Altre sono un po’ più sorprendenti, e tra queste ne ho selezionate 10 che mi hanno veramente fatto impazzire:

10. In Svezia la lavatrice è condominiale. Un complicatissimo meccanismo ti permette di prenotare il giorno e la fascia oraria in cui vuoi usare la lavanderia. Se quel giorno, per dire, ti si rompe la macchina e non fai in tempo a tornare sei fottuto. La maggior parte delle liti in Svezia avviene per il mancato rispetto degli orari delle lavanderie.

9. In Svezia le persone corrono o, anche se fanno shopping, sono vestite come per fare jogging. In ogni caso, danno sempre l’impressione di essere sul punto di fare jogging.

8. In Svezia paghi qualsiasi cosa con la carta di credito, anche alla macchinetta del caffè.

7. In Svezia nel biglietto del cinema c’è nascosto un codice che ti serve per accedere al bagno che, di conseguenza, al posto della chiave ha una tastierina numerica.

6. A proposito di bagni, in Svezia la maggior parte di quelli pubblici (per esempio nelle biblioteche) sono a pagamento (5 corone, circa 50 centesimi) e se vuoi fare il furbo e aspettare che quello davanti esca per entrare di straforo, quando ti trovi dentro un buio infernale ti avvolge. Questo è l’unico posto in cui non ho visto il POS per usare la carta di credito.

5. In Svezia in molti posti ordini da mangiare e ti danno un disco che si illumina e suona quando il tuo piatto è pronto. Cosa non si inventano questi svedesi pur di evitare anche le pur minime interazioni sociali. Per inciso, il disco è una cosa davvero strabiliante, e trovarselo tra le mani la prima volta è un po’ come quando qualcuno ti mette in braccio un neonato e tu sei lì inebetito che non sai come comportarti.

4. In Svezia ogni due per tre incontri una corda che cammina con dei nodi per aggrapparsi ai lati, un insegnante in cima e uno in fondo e in mezzo un gruppo di bambini con pettorina gialla, nome della scuola e numero di telefono, rigorosamente in fila per due, ciascuno che regge uno dei nodi della corda. Praticamente sembra un millepiedi, che io ho un po’ ingenuamente ribattezzato un “millebambini”.

3. In Svezia i cerbiatti pascolano al campus universitario o nel prato sotto casa e le lepri ti guardano curiose, ma rilassate, mentre rincasi la sera e non ti si girano le chiavi nel portone.

2. A proposito di portone di casa, in Svezia non esistono i citofoni. Come ormai sappiamo, gli svedesi vanno matti per i codici. Perciò c’è una tastiera numerica (a ridaje) all’ingresso di ogni condominio, e la porta si apre solo con una combinazione vincente di quattro cifre. Si sottintende che tu non riveli quelle quattro cifre nemmeno sotto tortura se non a parenti entro il mezzo grado e amici di comprovata fiducia.

1. E concludiamo in bellezza: in Svezia le espressioni e i rumori del corpo sono tollerati. Sputi, vivaci schiarimenti di voce, snasate, sbadigli a bocca spalancata sono all’ordine del giorno. Non mancano nemmeno i rutti e i più arditi sappiano che non ci si scompone neanche davanti a un sonoro peto. Tutto questo genera un misto di repulsione e senso di libertà che poi, a vederla bene, è un po’ il contrario di quello che ho provato stando in Svezia.

Immagine | Phil Campbell

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

5 Comments

  1. La cosa della corda comincia a prendere piede anche qui (c’è chi dice di aver visto intere scolaresche al guinzaglio al Salone del Libro di Torino).

  2. io sono stata flash a Stoccolma un gennaio e forse correvo più io di loro per il freddo, ma ero in media più elegante. quello che mi sorprende è quanto poco io abbia notato tutte ste cose, ipotizzo per il poco tempo, per le lunghe chiacchiere con l’amico che mi ospitava che mi distraeva, e per il gran numero di pub con volte da cripta visitati per mangiare grosse fette di torta, e lì niente dichi volanti. confermo la cosa dei cerbiatti, io ce li avevo nel giardino di casa. riguardo ai rumori tipo rutti e affini noto una sorprendete somiglianza con la Scozia. la mia collega sessantenne in ufficio in media almeno un rutto ogni 3 ore con massima disinvoltura. ho un’ipotesi personale: la maggiore tolleranza deriva dal fatto che bevendo parecchi alcolici a stomaco vuoto il corpo si fa sentire di più con rumori vari e frequentemente e succede a tutti: quindi diventa “normale”.

    • eheh divertente aneddoto! tuttavia credo che nel caso della Svezia sia più legato all’alimentazione. gli alcolici vengono consumati molto le sere nei weekend ma poco durante il resto della settimana

      • che grandi! quindi in fondo son salutisti, d’altra parte son loro quelli delle vasa integrali e dell’aringa con gli omega 3, che però gli lascio volentieri. ma se questo fosse un trend recente? se prima, quando c’era meno da mangiare e anche più freddo, avessero tutti bevuto di più? potrebbe essere un’abitudine atavica del popoli nordici tutti, per intendersi quelli che ho studiato per un mese in filologia germanica. tutto ciò mi porta ad ampliare il tuo discorso con ipotesi sui peti. i tedeschi chiamano le cipolle anche Musik perché per loro producono aria, c’è proprio scritto nei menù dei ristoranti, ma purtroppo o per fortuna non ne ho mai sentito uno nel mentre. chissà gli svedesi, per non parlare di quelli del ceppo ugrofinnico …

  3. ah ah ah..mi piacciono le tue osservazioni..vedere ragazze simil-modelle camminare per la strada e sputare con grande disinvoltura è sempre un’esperienza strana..così come vedere persone in abito da sera andare in discoteca con zainetto da montagna o coi pantaloni arrotolati tipo-acqua-in-casa perché si muovono in bici.
    la prossima volta che ci incrociamo mi racconti un po’!

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