10 cose che ho capito del Giappone

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10 cose che ho capito del giappone

Come già accaduto in Svezia, ho visitato il Giappone sforzandomi di praticare l’osservazione e ho ricavato la mia personale lista di 10 cose che ho capito del Giappone.

Come si può immaginare il paese nipponico offre spunti a bizzeffe a occhi stranieri come i nostri, e occorre il tempo giusto per farsi strada tra gli stereotipi di partenza e le scoperte dell’arrivo (che non necessariamente smentiscono gli stereotipi).

E dunque sì, c’è il sushi, ci sono le ragazzine vestite da personaggi dei manga, ci sono le geishe, si dorme per terra, ci sono i grandi magazzini di elettronica, ci sono i treni più veloci e puntuali del mondo, c’è la popolazione più anziana della terra e via dicendo.

Ovviamente c’è anche molto altro. E queste 10 cose che ho capito del Giappone provano a svelarlo.

10 cose che ho capito del Giappone

1. È tutto un gran salutarsi. Inchini, ringraziamenti, saluti, di nuovo inchini, formule di saluto e ancora giù inchini. Considerato che i giapponesi sono un popolo molto silenzioso, praticamente di un dialogo di dieci minuti, otto vanno in saluti.

2. Si fa un gran utilizzo della carta. Origami, bigliettini, pacchettini, ricevute, contanti, tutto vale purché sia carta. Sembra strano in uno dei paesi più tecnologici al mondo, eppure il legame con la carta appare indistruttibile. Non si sa cosa c’hanno da scrivere. Spesso sembra che forgino ideogrammi solo per il gusto di usare un bigliettino, e probabilmente è anche così. Vanno matti poi per le ricevute scritte a mano e strappate da blocchetti appositi, anche quando palesemente superflue. Le carte di credito sono poco usate, anzi in molti posti neanche si possono usare. E i negozi interamente dedicati alla carta, tra le più belle esperienze che si possano fare in Giappone, abbondano.

3. I giapponesi producono un’incredibile quantità di silenzio. Flussi di centinaia di persone in uno spazio chiuso sono in grado di produrre come unico rumore il calpestio delle scarpe sul suolo. Sono poche le situazioni in cui i giapponesi parlano. La maggior parte del tempo fanno silenzio, non è che tacciano, ma letteralmente fanno silenzio. Tanto che il silenzio appare parte di un sistema comunicativo complesso, eppure intuitivamente intelligibile.

4. I giapponesi rifuggono dal sole. Non appena un timido raggio si affaccia tra le nubi, eccoli tutti affaccendati a proteggersi: si aprono ombrelli, compaiono improbabili cappellini con visiera allungata di plastica, scattano immediatamente tende e tendine sui mezzi di trasporto. Ebbene no, gli occhiali da sole non vanno. Ciò che conta è coprire la pelle, che non per niente rimane bianca, liscia e priva di imperfezioni, costituendo una componente significativa della bellezza nipponica.

5. In Giappone sanno come vestirsi, soprattutto in città, soprattutto a Tokyo. Tra gonnelline collegiali, kimono, stilosi abiti urban-style, uomini in divisa camicia bianca-pantalone nero, giovani in tenuta scolastica (spesso anch’essa bianca e nera), il risultato è un flusso di estetica armonia, dominata dalle tonalità del bianco e nero o da abbinamenti di colore tanto arditi quanto sorprendentemente efficaci. L’unica cosa su cui i giapponesi davvero non ci azzeccano sono le scarpe. Sono sconfortanti da quanto sono brutte. E, cosa apparentemente senza un perché, le portano di almeno un numero più grande del proprio piede. Una roba davvero bizzarra, che li porta a sciabattare più che camminare.

6. In Giappone fumare è un incubo. Per strada e, in generale, all’aperto è vietato, fatta eccezione per apposite Smoking Area, comunque rare e posizionate solitamente in location piuttosto squallide (anche se proprio per questo affascinanti): a qualche uscita della metro, vicino alla cassa dei parcheggi, fuori dai Seven Eleven e simili, davanti a qualche tabaccaio e, non plus ultra, fuori dai cessi. È una fauna suburbana, quella che popola le Smoking Area. Secondo me vale la pena fumare in Giappone, anche se non si è fumatori, per frequentarla. L’alternativa (gradevolissima) è fumare dentro, nei bar e caffè dove è possibile. Il problema è capire in quali si può (solo alcuni lo segnalano in vetrina) e farseli andare a genio, accettando di pagare consumazioni superflue pur di fumarsi un paio di sigarette in pace. Insomma, il Giappone è una giungla per i fumatori, ma vi assicuro che è uno di quegli aspetti di cui poi ci si ricorda (ti ricordi quando abbiamo rischiato di lasciarci senza motivo dal nervosismo che avevamo addosso dopo otto ore senza fumare? Ti ricordi il tipo assurdo di quella Smoking Area fuori dal Family Mart di Hiroshima? E cose così).

7. In Giappone non ci sono panchine. Girare per le città è estenuante, ci saranno 4 o 5 panchine in città di milioni di abitanti. Praticamente ci sono meno panchine che Smoking Area. Una volta ho trovato una Smoking Area con una panchina e quello è stato il momento più bello del mio viaggio in Giappone (anche se non lo dico a casa). Dove si siedono i giapponesi? In metro, nei treni, nei caffè, anche se una risposta credibile è che si siedono poco o niente. A loro piace molto stare in piedi e, soprattutto, accovacciati.

8. I giapponesi sono un popolo disciplinatissimo, probabilmente il più disciplinato al mondo, fatta eccezione per quando sono in bicicletta. La bicicletta è il luogo del peccato per un giapponese, lì si concede tutto, scorribande ignoranti sui marciapiedi, scampanellate impertinenti, rossi bruciati a qualunque semaforo capiti a tiro, sensi di marcia invertiti e, udite udite, in bicicletta si può anche fumare! Cioè, non è che si possa, ma la condizione di sospensione delle regole che il trovarsi sui pedali sembra garantire si estende anche all’altrimenti imperioso No Smoking.

10 cose che ho capito del giappone

9. Che cessi, ragazzi! Che cessi in Giappone! Sono i più belli, puliti, accoglienti di tutto il mondo conosciuto. E, pur non essendo un maniaco dell’igiene, devo ammettere che girare per un posto dove sai che in qualsiasi cesso finirai esso sarà splendente, beh, è una sensazione davvero piacevole. Stiamo parlando, ragazzi, di tutti i cessi del paese. Compresi quelli dei luoghi apparentemente più esposti: stazioni, treni locali, navi, infimi bar di quartiere. Che cessi. Si aprono da soli quando entri, riscaldano la seduta per tuo maggiore comfort, ti fanno il bidet quando finisci, attivano una musichetta che simula il rumore dello sciacquone se devi emettere rumori imbarazzanti, emanano deodoranti che profumano l’ambiente, addirittura in alcuni casi si illuminano con luce led blu. Cosa volere di più?

10. Una cosa che accomuna il Giappone alla Svezia sono i rumori del corpo. I giapponesi, forse ancora più degli svedesi, tengono a sottolineare di possedere un corpo rumoroso, con vivaci e ripetute scatarrate e schiarimenti di voce imperiali. Non si capisce peraltro la premura dei finti sciacquoni dei bagni se poi ci si lascia andare così in qualsiasi altro ambiente.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

1 Comment

  1. A Shibuya abbiamo toccato con mano il punto 8. In bici i giapponesi sono pazzi, curve cieche prese a tutta velocità senza timore di stendere persone a piedi. È lo spazio di fuga della (e dalla) società. Esisterà critical mass?

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