Sondaggi elezioni Francia 2017: sfida Le Pen-Macron?

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Rispetto a pochi mesi fa lo scenario francese decisamente cambiato: la destra è in crisi a causa degli scandali di Fillon, mentre la stella nascente di Macron brilla più che mai. L’unico punto fermo rimane il Front National di Marine Le Pen, vero avversario da battere alle elezioni di aprile. Vediamo la situazione anche attraverso l’occhio “imparziale” dei sondaggi.

Sondaggi elezioni Francia 2017: Fillon e socialisti al palo

L’ex-primo ministro candidato per alle presidenziali per la destra francese, viene decisamente ridimensionato dopo il così detto “Penelopegate”. Secondo la rilevazione dell’istituto OpinionWay, Francois Fillon avrebbe perso tutto il vantaggio accumulato prima degli scandali, fermandosi al 20% delle preferenze. Davanti a lui rimarrebbero quindi Emmanuel Macron, candidato indipendente, al 23% e Marine Le Pen al 26%. Al 14% troviamo invece il candidato socialista Benoit Hamon, mentre il candidato radicale Jean-Luc Melenchon rimane fermo all’11%. Lo stesso sondaggio rivela che, confermati questi risultati per il primo turno, al ballottaggio Macron batterebbe Le Pen con un ampissimo margine con il 65% delle preferenze contro il 35% della candidata euro-scettica. È interessante notare che, anche in caso fosse Fillon a finire in ballottaggio contro Le Pen, la leader del Front National uscirebbe nuovamente sconfitta da questo scontro: per lei solo il 39% di preferenze, contro il 61% del candidato della destra francese. Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi è previsto per il 23 aprile, mentre il ballottaggio si terrà il 7 maggio.

Il “Penelope Gate” e la crisi di Fillon

Nelle ultime settimane, François Fillon è finito al centro di una bufera giuridica e mediatica a causa dello scandalo legato agli incarichi fittizi assegnati alla moglie all’interno del Parlamento francese. Come evidenziato dal settimanale francese “Canard Enchainé”, Penelope Fillon nel corso di dodici anni come collaboratrice parlamentare avrebbe portato a casa un reddito di ben 830mila euro. Una cifra del tutto fuori portata rispetto alle retribuzioni ordinarie previste per i collaboratori con le sue presunte medesime mansioni. Fillon è stato dunque chiamato dalla magistratura a dimostrare che il reddito dichiarato corrisponda effettivamente a delle prestazioni di lavoro realmente effettuate dalla consorte, cosa che rimane alquanto difficile da credere visti gli importi rilevati dagli inquirenti. Sempre “Canard Enchainé” ha scoperto che la signora Fillon avrebbe ricevuto una retribuzione superiore ai 10mila euro mensili nel periodo in cui ha assistito il deputato Marc Joulaud. L’importo sarebbe addirittura oltre il limite di 9.560 € messo a disposizione dei parlamentari per la remunerazione dei propri collaboratori. Ma a rendere ancora più critica la situazione ci sono altre evidenze riscontrate dagli inquirenti: non ci sarebbero al momento prove di una effettiva presenza di Penelope nei contesti lavorativi dove avrebbe dovuto svolgere le mansioni da collaboratrice. Rimangono quindi forti dubbi sulla provenienza di quei soldi, ma il candidato della destra francese continua a insistere sulla legittimità di quegli introiti pur non riuscendo a fornire alla magistratura prove convincenti riguardo la loro natura. A inizio febbraio, Fillon ha chiesto ai parlamentari del proprio schieramento di sostenerlo e rimanere compatti ancora per 15 giorni, ormai giunti quasi a scadenza. La speranza è che arrivi l’archiviazione da parte della Procura, ma l’allargamento dell’inchiesta ai presunti incarichi fittizi anche dei due figli della coppia allontana questo scenario. Alcuni parlamentari della desta francese hanno già sollecitato il partito a scegliere rapidamente un nuovo candidato: i nomi potenzialmente in corsa sarebbero quelli dell’ex ministro François Baroin e del presidente della regione Hauts-de-France Xavier Bertrand, l’uomo che ha battuto Marine Le Pen nelle amministrative.

La spinta di Macron

Macron si presenta come un candidato “post-sistema”: in contrapposizione alla candidatura “anti-sistema” di Le Pen, Macron vuole incarnare il superamento dell’attuale struttura dei partiti in Francia in maniera diversa. Progressista e fortemente europeista, l’ex consigliere di Hollande lo scorso aprile ha fondato il suo movimento “En Marche!” raccogliendo da subito l’appoggio di migliaia di giovani di tutto il Paese da ogni estrazione sociale. La sua forza sono la promessa di novità e il dinamismo con cui presenta il proprio programma, comunque accompagnate da un po’ di demagogia che gli fa prendere le distanze dal vecchio sistema dei partiti.

Andare oltre la destra e la sinistra, non perché queste categorie abbiano perduto totalmente di senso, ma perché queste divisioni in questo momento storico sono almeno in parte superabili. Non bisogna essere l’uno o l’altro, bisogna essere francesi.

La popolarità di Macron ha messo in ombra sia la sinistra tradizionale, in cattiva luce dopo la tanto criticata presidenza di Hollande, che la destra moderata, con il “Penelopegate” che ha minato la reputazione del favoritissimo Fillon. La mancanza di retorica nei suoi discorsi rendono il leader di “En Marche!” un candidato concreto e il suo non essere “né di destra né di sinistra” gli permettono di raccogliere consensi un po’ ovunque. Un avversario perfetto per scongiurare la vittoria di Le Pen. Non mancano comunque dubbi riguardo il suo programma e il suo effettivo carisma come leader. Il suo piano di governo è ancora vago, ma i punti più importanti sono chiari: è contro il reddito universale proposto dai socialisti, vuole regole sul lavoro più snelle e meno burocratiche, è contro dazi e muri e ha lanciato l’idea di un bonus di 500 € ai giovani per la cultura (vi ricorda qualcosa?). Per rispondere alla crisi dell’UE, rilancia la proposta di una più concreta integrazione europea e la figura di un ministero della Difesa unitario.

La sicurezza di Le Pen

Io l’unica candidata del popolo. Se vinco, voto sull’uscita dall’Europa e via dalla Nato.

Così è possibile riassumere in poche parole il discorso tenuto da Marine Le Pen lo scorso 5 febbraio in occasione del lancio della sua candidatura alle presidenziali all’evento di Lione. Il suo programma conta in tutto 144 proposte, presentate al pubblico proprio nella due giorni per l’apertura della campagna elettorale. Oltre alla già citata “Frexit” ci sono altri cavalli di battaglia che stanno raccogliendo molto consenso fra i cittadini più scontenti: modificare la Costituzione per inserire il principio della “priorità nazionale ai francesi”, l’adozione di un massiccio protezionismo economico, aiuti statali alle piccole e medie imprese e una decisiva stretta sull’immigrazione. Anche per le misure sociali il partito rivendica la propria supremazia, proponendo addirittura la misura degli 80 euro in busta paga di renziana memoria per chi guadagna meno di 1500 euro al mese. Ormai da mesi, Marine Le Pen rimane la prima in termini di preferenze per gli elettori francesi. Tuttavia, nessuno crede realmente che riuscirà ad arrivare alla presidenza: per scongiurare una deriva nazionalista e anti-europeista della Francia, la base elettorale francese sembrerebbe pronta a votare compatta contro la leader del Front National, indipendentemente dal candidato avversario al ballottaggio. I sondaggi parlano chiaro: che sia Macron o Fillon, Le Pen è destinata a perdere con un ampio margine. Rimane comunque il fatto che il primo partito del Paese è un movimento anti-sistema, nazionalista e contro le politiche d’integrazione europea. E questa è una realtà con cui il futuro Presidente non potrà fare a meno di confrontarsi.

In quel di Firenze, trascorro la mia vita fra Internet e il volontariato. Dopo una laurea in Economia all'Università di Bologna, ho trovato l'equilibrio paretiano nella mia vita iscrivendomi alla specialistica in Scienze della Comunicazione. Da grande vorrei trasformare le mie passioni nel mio lavoro.

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