Resilienza: che vuol dire?

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Resilienza. Di questo strana parola che sembra una medicina o un nuovo cocktail degli aperitivi milanesi, ne parlano oramai tutti, il World Economic Forum, la Commissione Europea, le Nazioni Unite, la Rockfeller Foundation, non ne parlano ovviamente i candidati alle primarie del PD, ma come potrebbe essere il contrario, visto che la sfida è tra la giovane marmotta e la vecchia volpe. Ne parlano soprattutto gli scienziati e le organizzazioni che partecipano attivamente agli accordi internazionali per i cambiamenti climatici. Loro la vedono come la necessaria risposta alla crisi climatica che il nostro pianeta sta affrontando.

Resilienza, la capacità di resistere alla rottura e affrontare il cambiamento

Ma cos’è la resilienza? Per molti tecnici la resilienza si associa al Pendolo di Charpy. Nel mondo della scienza dei materiali e nell’ingegneria meccanica è infatti lo strumento usato per misurare la resilienza di un materiale, la capacità cioè di resistere alla rottura a flessione per urto o, spiegato in altre parole, la capacità del materiale di assorbire energia mentre viene deformato elasticamente.

A questo concetto prettamente ingegneristico sono stati associati nel tempo significati più trasversali e generali; di resilienza in chiave sociale ed economica abbiamo sentito parlare anche Obama nel suo primo discorso di insediamento alla Casa Bianca nel 2009, di resilienza parlano gli psicologi, che hanno identificato nell’introspezione, nell’indipendenza, nella capacità di relazionarsi con gli altri, nell’iniziativa, nella creatività, nell’altruismo, nell’autostima i pilastri della resilienza personale.

Dunque la resilienza è, per un sistema sociale, la capacità di affrontare il cambiamento senza perdere la propria identità; è il segno dell’intelligenza con cui una comunità affronta le proprie difficoltà, senza precludersi alle trasformazioni ma anche mantenendo salde le proprie radici, la propria storia, il tessuto connettivo che sostiene la vita quotidiana, gli scambi sociali, il sistema simbolico che sostiene l’intera collettività.

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Resilienza e politiche climatiche

Ma come si declina questo principio trasversale nell’ambito urbano e delle politiche climatiche? Come la Resilienza può essere concepita come risposta alle crisi economiche, finanziarie, climatiche e sociali in atto?

Non è difficile riscontrare come l’ambiente urbano sia particolarmente e ordinariamente sfidato dall’esigenza della resilienza, vuoi nella globalità della propria organizzazione, vuoi in ambienti specifici, che maggiormente sono sensibili e fragili di fronte al cambiamento: ad esempio, i centri storici e le periferie e si comprende perché queste due realtà sociali spesso sono segnate nella loro evoluzione da esiti differenti.

I centri storici, infatti, spesso caratterizzati dalla presenza delle generazioni anziane o da elementi organizzativi e funzionali tradizionali o potenzialmente rigidi, rischiano la stagnazione o il degrado perché rappresentano lo spazio entro cui si esplicitano comportamenti sociali più prossimi alla resistenza che alla resilienza; il rifiuto del cambiamento e l’arroccamento sul passato spesso decretano l’agonia di ambienti che appaiono sempre più estranei o disadattati rispetto ai dinamismi di una città policentrica e cangiante.

Le periferie, invece, pur essendo investite da gravi problematiche legate alla qualità della convivenza e dei servizi, beneficiano generalmente di una consistenza demografica più giovanile, eterogenea, investita da processi di mobilità. Queste caratteristiche della popolazione consentono, nella maggior parte dei casi, una graduale rielaborazione della realtà sociale e processi sincronici di assimilazione e adattamento, che a poco a poco innervano la convivenza con una prassi funzionali alla ricerca di un rinnovato equilibrio fra tradizione e innovazione.

La resilienza urbana non può però essere considerata un processo spontaneo; necessita di una chiara intenzionalità; è importante annotare come sia generatrice di speranze che, se adeguatamente supportate sul piano culturale e politico, possono preludere a forme feconde di cittadinanza.

Nelle prossime settimane proveremo ad entrare nel dettaglio di come si possa diventare comunità resilienti provando ad identificare le azioni e gli interventi necessari da realizzare per rigenerare i nostri territori. Per citare uno dei cantautori contemporanei più importanti, Franco Battiato:

Vivere non è difficile potendo poi rinascere.

Immagini| PsicologiaNeuroLinguistica e Regionieambiente.it

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Fondatore di Climalia, prima società italiana di servizi climatici per la resilienza territoriale. Collabora con il Kyoto Club come responsabile della cooperazione internazionale e come esperto di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Consulente del Ministero dell’Ambiente, Acclimatise UK, AzzeroCO2 e Commissione Europea.

3 Comments

  1. bellissimo articolo. Resilienza concetto super importante. Applicato al sistema finanziario si usa da tempo per descrivere la capacità di alcune banche di resistere alle crisi provocate dalla finanza speculativa. Resilienza è il concetto cardine che guida tutta la riforma dell’Unione Bancaria nell’Unione Europea, ad esempio.

  2. Secondo alcuni negli ultimi anni abbiamo salvato la resilienza del sistema economico, i diritti dei lavoratori – le pensioni, per salvare le istituzioni finanziarie. Bello vedere come la resilienza sia usata a più livelli. Da approfondire.

  3. La resilienza è un concetto che mi piace tantissimo, da quanto ho capito deriva dalla fisica, ma è stato applicato a svariati ambiti. L’ho incontrato per la prima volta nel 2006, leggendo un libro di psicologia, che parlava della resilienza come dote individuale, da coltivare per far fronte alle difficoltà e ai dolori della vita. Pare che alcune persone l’abbiano più spiccata di altre questa specie di capacità di ripresa, di resistenza di fronte alle avversità. Chiaramente questo concetto si presta a essere esteso a una collettività e ai “sistemi”, tra cui quello finanziario.

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