Donald Trump sarà il candidato repubblicano alla Casa Bianca

di
primarie repubblicane: sarà Donald Trump il candidato del Partito Repubblicano alla Casa Bianca
@web.de

Ted Cruz si ritira, Trump sarà il candidato repubblicano alla Casa Bianca

Il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Trump vince in Indiana e in una notte viene giù tutto il piano di opposizione dell’establishment repubblicano alla scalata del partito da parte del magnate americano. Dopo le sonore sconfitte di New York, Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania, Rhode Island e ultimo ieri Indiana Ted Cruz si ritira e spiana definitivamente la strada a Trump.

Cambiamento epocale. Il successo di Trump segna una svolta a suo modo storica per il Partito Repubblicano, che sarà rappresentato da una figura spavalda, cialtrona, irriverente e radicale nei toni e nelle proposte inverosimili. Il muro con il Messico, la deportazione di milioni di migranti, il disprezzo per le minoranze accusate di parassitismo, la stima per Putin: se da una parte è evidente che alcune proposte siano messe lì per accaparrarsi le simpatie della destra americana più incattivita, dall’altra l’inquietudine negli Stati Uniti è molto alta. Sarà una campagna elettorale piena di colpi bassi da parte di Trump nei confronti della Clinton, come già ci ha abituati in queste primarie. Basterebbe ricordare il caso dell’attacco alla moglie di Ted Cruz o l’ultima di Trump in Indiana, dove il magnate ha tuittato un improbabile articolo comparso sul National Enquirer che accusava il padre di Cruz, immigrato cubano, di aver aiutato i cospiratori che avevano assassinato John Kennedy a Dallas.

Sondaggi presidenziali. Ma le buone notizie per Trump non finiscono qui: un sondaggio Rasmussen lo dà per la prima volta a livello nazionale davanti a Hillary Clinton: 41 contro 39%. Un dato da prendere con le pinze, anche perché la maggioranza dei rilevamenti vede ancora in vantaggio la democratica, con una media di 7,3 punti. Ma un segnale che, pur partendo in svantaggio, Trump se la giocherà con tutte le armi possibili contro la Clinton, che pur non scaldando i cuori neanche dei democratici dal suo lato conterà sul voto massivo contro lo spauracchio Trump.

Calendario primarie repubblicane 2016

10 maggio Nebraska, West Virginia,
17 maggio Oregon
24 maggio Washington
7 giugno California, Montana, New Jersey, New Mexico, South Dakota

Per aggiornamenti sulle primarie democratiche clicca qui

20 aprile

Primarie repubblicane Stati Uniti: vittoria netta per Trump

Si fa sempre più arduo il tentativo del Partito Repubblicano di mettere i bastoni tra le ruote a Donald Trump, il magnate che sta sbaragliando la concorrenza all’interno del GOP. Trump vince con il 60%, lasciando a distanze abissali Kasich (25%) e il vero avversario Ted Cruz (15%). Dunque strada spianata per The Donald verso la nomination alla Casa Bianca? Non proprio.
La guerra tra Trump e il GOP. L’establishment repubblicano odia Trump ed è convinto che con il suo atteggiamento provocatorio ed estremista si vada verso sconfitta sicura a novembre contro Hillary Clinton. Il partito cercherà quindi di impedire a Trump di raggiungere i 1.237 delegati necessari per essere candidato prima della Convention repubblicana. Come? Finanziando come fatto sino ad ora massicce campagne mediatiche a favore degli avversari e finalizzate a screditare Trump. Se riuscissero a far perdere terreno a Trump alla Convention si potrebbero aprire scenari di compravendita di delegati a favore di Cruz. Non un bello spettacolo.
La base sta con Trump. In ogni caso gli elettori non sembrano pensarla così e stanno appoggiando in massa il magnate, che anche non dovesse raggiungere 1.237 delegati sarebbe difficile da far cadere: il risultato di far cadere il candidato più votato dalla base sarebbe una spaccatura totale dentro il partito e tra la base e l’establishment. Tant’è che alcuni pezzi grossi del partito come l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani hanno deciso di appoggiarlo.
New York, New York. Come per la Clinton anche per Trump è una vittoria in casa: The Donald infatti è del Queens. E potrebbe essere non una vittoria ma “la vittoria”: lo sa bene lo spavaldo candidato che ieri ha dedicato il suo primo pensiero allo sfidante Cruz, chiosando

Ted Cruz si avvia ad essere matematicamente eliminato dalla corsa alla nomination. Basandomi su quello che vedo nelle tv, direi che non c’è più gara. Andremo alla Convention da vincitori.

Estremista per estremista. Che vinca Trump o Cruz una cosa sembra certa: il candidato repubblicano che uscirà dalle urne avrà il profilo dei “cosiddetti” falchi e sarà la fedele rappresentazione della base repubblicana più oltranzista.

@salon.com
@salon.com[/capti

13 aprile

Ted Cruz vince in Colorado, Trump si prepara per New York

In attesa del 19 aprile. Ted Cruz vince in Colorado, approfittando dell’assenza di Trump, già concentrato sulle prossime e decisive tappe elettorali: il 19 aprile New York e il 26 ben 5 stati: Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania, Rhode Island. La parziale rimonta di Cruz sembra togliere al magnate la possibilità di arrivare alla Convention con la nomina già in tasca: intanto Trump incassa l’appoggio dell’ex sindaco “sceriffo” di New York, Rudolph Giuliani.
Il “no” di Ryan. Cattive notizie invece per il Partito Repubblicano, sempre che abbia intenzione -come filtra ufficiosamente- di ribaltare alla Convention il discorso candidature: Paul Ryan, speaker repubblicano alla Camera, si è tirato fuori da una possibile candidatura last minute

Sarò chiaro. Non voglio la nomination del mio partito, e non l’accetterò

Surrealismi repubblicani. La cosa ancora più bizzarra è che in pochi negli States sembrano dare credito alle sue parole. Certamente non gli crede Donald Trump, che è passato al contrattacco, parlando di congiura

L’establishment rema contro di me. Le regole sono truccate. Stanno congiurando per fermarmi

Trump non è il più estremista. Trump, favoritissimo a New York, oltre ad essere inviso all’establishment è ritenuto dalla maggioranza dei repubblicani perdente in partenza in un possibile scontro contro Hillary Clinton: per questo il partito sta appoggiano Cruz e Kasich, nella speranza gli portino via voti in attesa del regolamento di conti a Cleveland, Ohio, dove si terrà la Convention. Per essere chiari, non è una questione di moderati ed estremisti: se per questo, infatti Ted Cruz è decisamente più estremista di Donald Trump. E anche Paul Ryan non scherza, essendo stato in passato vicino al Tea Party: da speaker della camera però Ryan si è ritagliato un profilo più centrista: tanto da far arrivare molti repubblicani a chiosare, ironicamente “Meglio perdere con Ryan che perdere con Trump”.
6 aprile

Ted Cruz vince in Wisconsin, l’establishment repubblicano contro Donald Trump

Never Donald. I 2 milioni di dollari spesi dall’establishment repubblicano contro Trump in Wisconsin hanno dato i loro frutti, portando il magnate ad essere sconfitto alle porte di quello che si profila come il vero spartiacque, in casa repubblicana come quella democratica: le primarie a New York.
Primarie in Wisconsin. È stata netta la vittoria di Cruz, che si è portato a casa la vittoria con il 48% dei voti, seguito dal 34% di Trump e il 14% di Kasich. Una sconfitta che spezza il mito dell’invincibilità di Trump, che vede allontanarsi la possibilità di oltrepassare la soglia dei candidati utili prima della convention repubblicana che potrebbe rimettere tutto in discussione. L’appoggio del partito a Cruz sembra andare proprio in questa direzione: evitare che Trump si porti a casa la nomination prima di luglio.
Il regalo dei media a Trump. Mentre il partito spende i soldi in pubblicità anti Donald fa ancora discutere l’accusa lanciata dai critici di Trump, e ripresa dal New York Times, secondo cui il magnate occuperebbe pervasivamente ogni spazio televisivo, invitato in trasmissione e quindi senza pagare. Il cosiddetto Free media time, ovvero il tempo passato in tv senza spendere un euro, sarebbe clamorosamente sbilanciato a favore di Donald Trump: il calcolo arriverebbe a valutare in 2 miliardi di dollari il valore del tempo regalato a Trump, un chiaro stravolgimento di ogni equilibrio elettorale. Il grafico è impressionante.
free-media-time-donald-trump
Il ruolo centrale delle televisioni. La sproporzione è talmente clamorosa – si parla di 400 milioni di euro “regalati” solo nell’ultimo mese – da far pensare ad una certa intenzionalità nel discorso mediatico, al di là dello share portato da Trump alle varie trasmissioni. Il candidato più odiato dai repubblicani (1/3 dell’elettorato sarebbe intenzionato a votargli contro dovesse vincere le primarie) se ne frega ed anzi per mostrare la sua distanza si è messo pure a litigare con Fox, il canale americano storicamente appiattito su posizioni repubblicane. La campagna di Donald continua.
23 marzo

Primarie repubblicane Stati Uniti 2016: scontro duro tra Trump e Cruz

Donald Trump vince in Arizona con il 47% dei voti, Ted Cruz si porta a casa tutti i delegati dello Utah con il 69% dei consensi. Nonostante il vantaggio di Trump dunque la battaglia tra i due resta aperta, con John Kasich a fare da terzo incomodo.
Come la favorita Clinton nelle primarie democratiche, anche Trump continua a comandare senza entusiasmare una buona parte degli elettori del suo partito, per non parlare della dirigenza. Nelle ultime ore da registrare l’endorsement di Jeb Bush, candidato uscente, a Cruz. Intanto Trump continua a monopolizzare i media: anche ieri è intervenuto su tutti i principali canali di news per commentare i fatti di Bruxelles, non perdendo occasione per riaffermare la sua tesi contro immigrazione e Islam.
Le ore precedenti alle primarie erano state caratterizzate dal duro scontro tra Trump e Cruz, che ha coinvolto le rispettive mogli. Difatti in risposta ad una foto della moglie Melanie, nuda, che girava sui social (da un reportage fotografico di Gq del 2000), su cui gli elettori di Cruz hanno ironizzato dicendo “Incontra Melania Trump. La tua prossima First Lady. Oppure sostieni Ted Cruz martedì”, Trump ha risposto accusando Cruz e minacciandolo di “vuotare il sacco sulla moglie”. Frase quanto mai farsesca alla Trump, che Cruz ha raccolto al volo definendola come una minaccia alla moglie.

[caption id="attachment_54508" align="aligncenter" width="780"]@mashable @mashable

Di seguito lo scambio piuttosto acceso su twitter:

16 marzo

Primarie repubblicane Stati Uniti: Rubio si ritira dopo la sconfitta in Florida, Kasich tiene in Ohio

La prima notizia dopo le primarie di questa notte è che Marco Rubio, dopo esser stato sconfitto a casa sua, la Florida, si ritira dalla corsa per diventare il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Rubio, il giovane ispano-americano di belle speranze, il corridore su cui riponeva le maggiori speranze la dirigenza repubblicana, ha perso su tutta la linea: nel discorso in cui ha annunciato la sospensione della campagna, dopo aver fatto autocritica, non ha rinunciato ad attaccare Trump, seppur con una certa amarezza

L’America è nel mezzo di una tempesta politica, un vero e proprio tsunami, e avremmo dovuto vederlo. Da un punto di vista politico, la cosa più facile da fare in questa campagna elettorale era quella di cavalcare tutte le ansie e le paure degli americani. Ma questo non è la cosa migliore per l’America. Le politiche del risentimento contro le altre persone non solo lasciano il nostro partito spaccato, ma dividono profondamente l’intera nazione

Smacco Ohio per Trump. Donald Trump si porta a casa 99 delegati dalla Florida e vince in North Carolina e Illinois, mentre in Ohio vince Kasich. A sentire gli analisti politici americani, questa sconfitta in Ohio potrebbe costare cara al magnate americano, ormai lanciatissimo, nella corsa verso la candidatura. Non è detto infatti che Trump riesca ad ottenere il numero di delegati necessari prima della convention di luglio a Cleveland, dove il Partito potrebbe giocarsi le ultime carte contro l’odiato rappresentante.

Essere Kasich. Il ruolo di Kasich è dimostrativo di quanta confusione ci sia nel Partito, che fino a qualche settimana fa accusava il governatore dell’Ohio di favorire Trump con la sua presenza, ora ripone parte delle sue speranze nel tentativo di frenare il magnate proprio in Kasich. Il New York Times ci dà un dato molto interessante, che in prospettiva potrebbe rappresentare un problema per Trump: il suo consenso elettorale in Ohio è arrivato da elettori con redditi inferiori ai 50.000 dollari per anno, mentre le classi più benestanti hanno votato in massa per Kasich (c’è una forbice di trenta punti tra questi elettori a favore di Kasich). Intendiamoci, Kasich non ha possibilità di vincere prendendosi i delegati necessari -al momento ne ha meno di Rubio- ma potrebbe essere decisivo nel togliere voti a Trump. Tornata elettorale magra per Ted Cruz, che finisce dietro in tutti gli stati coinvolti ma rimane pur sempre lo sfidante più credibile contro la corazzata Trump.

13 marzo

Rubio vince nel Distretto di Columbia

Il senatore Marco Rubio vince a Washington D.C. con il 37% dei voti: un’iniezione di fiducia per il candidato più debole che -a sentire i media americani- potrebbe ritirarsi già questa settimana non dovesse ottenere un risultato clamoroso nel suo stato, la Florida.

Dietro a Rubio, appena un punto dietro, si piazza il governatore dell’Ohio John Kasich. Lontano terzo Donald Trump, che resta il grande favorito, con il 14%; ultimo Ted Cruz con il 12%.

Appuntamento il 15 marzo in Florida, Illinois, Missouri, Ohio e Mariana Islands: sarà un martedì decisivo per le sorti delle primarie. Mentre infuriano le polemiche per le contestazioni che hanno fatto saltare il comizio di Trump a Chicago, Rubio prova la mossa disperata, indicando di votare per Kasich in Ohio e sperando di ottenere in cambio l’endorsement per la Florida: sembra che il governatore non ricambierà l’indicazione.

Rubio vince a Washington D.C.
@buzzfeed

9 marzo

Trump vince in Michigan, Mississippi e Hawaii e si appresta a diventare il candidato repubblicano nella corsa alla Casa Bianca
@thehill

Primarie repubblicane Stati Uniti: Trump vince in Michigan, Mississippi e Hawaii

Donald Trump sbanca anche Michigan, Mississippi e Hawaii e si appresta a diventare il candidato repubblicano nella corsa alla Casa Bianca. Rubio addirittura porta a casa zero delegati dalla serata dell’8 marzo. Male anche Cruz, che vince in Idaho ma per quanto si presenti come l’unica possibilità anti Trump perde il confronto con il magnate americano anche negli stati dove gli evangelici fanno numeri importanti. Trump registra la sua settima vittoria su otto negli stati con una base importante di elettori appartenenti alla Chiesa Evangelica, che dovrebbero essere quindi più vicini a Cruz.

È sempre più chiaro ormai come Donald Trump sia l’unico candidato in campo per i repubblicani, la vittoria potrebbe essere già certificata in Florida o Ohio il 15 marzo. A questo punto è chiaro come l’ultima speranza per i suoi avversari sia di concentrare i loro sforzi unendo le energie e appoggiando un solo avversario. Finora infatti si sono tolti a vicenda i cosiddetti voti “moderati”, lasciando campo libero a Trump per quanto riguarda quello zoccolo duro della base stanca del partito e di dieci anni di sconfitte. Potrebbe essere tardi anche se due dei tre candidati, probabilmente Rubio e Kasich, dovessero ritirarsi. C’è da dire poi, come sostiene Nate Cohn sul New York Times, che se la strategia fosse di presentare un solo candidato che raccolga i voti dei cosiddetti Anyone but Trump (chiunque ma non Trump), la scelta migliore potrebbe essere Kasich, che ha più consensi di Cruz nella base moderata repubblicana.

La strategia del Partito Repubblicano contro Trump qualcosa ha fatto, se pensiamo che il consenso di Trump non è cresciuto nonostante i diversi ritiri nella corsa delle primarie repubblicane, ma non è bastato a far perdere quei voti a vantaggio di candidati più ben visti come Rubio. A maggior ragione se pensiamo invece come il gradimento di Rubio sia crollato, registrando il 5% in Mississippi (record negativo) e il 9% in Michigan. Difficile pensare che a casa propria, in Florida, Rubio possa vincere e rilanciarsi.

A questo punto l’unica speranza per il Partito Repubblicano potrebbe essere -paradossalmente- che Trump non riesca a raggiungere il numero di delegati necessari a diventare il candidato prima della Convention repubblicana e fare ricorso –come sostiene Vice– alla contested convention, che potrebbe portare alla sua estromissione dalla lista dei candidati (con manovre di palazzo, diremmo noi). Un gesto che potrebbe equivalere in ogni caso ad un mezzo suicidio del partito, che rinnegherebbe gli elettori per far fuori l’odiato “nemico in casa”.

8 marzo

Marco Rubio vince le primarie a Porto Rico con il 71% dei voti
@TVanouvelles

Rubio vince a Porto Rico

Marco Rubio vince a Porto Rico con il 71% delle preferenze, staccando nettamente Donald Trump che prende il 13% dei voti. Ted Cruz si ferma all’8%, Kasich all’1%. Per il sistema americano gli abitanti dell’isola caraibica possono votare per le primarie ma non per le presidenziali. Magra consolazione per il politico su cui faceva affidamento il partito, che si porta a casa i 23 delegati ma resta lontanissimo dal superfavorito Donald Trump.

6 marzo

Primarie repubblicane 2016: Ted Cruz vince in Maine e Kansas
@cbs

Ted Cruz mette pressione a Donald Trump, vincendo in Kansas e in Maine

Ted Cruz non molla e portandosi a casa la vittoria in Kansas e in Maine tiene ancora vive le speranze tra i repubblicani anti magnate. Il caso paradossale è che lo stesso Cruz sembra essere molto inviso al partito repubblicano, qualcuno dice ancor più di Trump.

Dalla padella alla brace, insomma.

La temperatura sta salendo in casa repubblicana e lo dimostra il numero di votanti in Maine, più del doppio rispetto al 2012. Ted Cruz ha vinto con il 48% dei voti, lontano Trump con il 23%. Dietro Rubio con il 17% e il governatore dell’Ohio Kasich con l’11%, In ogni caso Trump resta il super favorito, e in questo turno vince in Louisiana e Kentucky. Le vittorie del magnate sono più di misura rispetto a Cruz, che guadagna 16 delegati ma resta ancora lontano.

La campagna del Partito Repubblicano contro Trump sembra comunque sortire i primi effetti, e l’attacco di Mitt Romney potrebbe aver spostato dei voti. L’obiettivo di Cruz, che ha chiesto a Rubio e Kasich di tirarsi fuori dalla corsa, potrebbe essere arrivare alla Convention repubblicana senza permettere a Trump di arrivare ai 1237 delegati che lo renderebbero automaticamente il candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Se il Partito riuscirà nella disperata impresa di fermare Trump lo scopriremo probabilmente nei prossimi appuntamenti: su tutti Michigan, Mississipi e Florida.

2 marzo

Trump vince il Super Tuesday, portandosi a casa sette stati su undici
@foxnews

Donald Trump stravince il Super Tuesday e si appresta a diventare candidato dei repubblicani

È sufficiente dare una veloce lettura ai risultati delle primarie repubblicane del Super Tuesday per rendersi conto di quanto sia vicina la vittoria di Donald Trump, il candidato repubblicano più odiato dal partito. Repubblicano, appunto, che lo considera pericoloso e ineleggibile. Non sono bastati gli attacchi su più fronti di tutti gli avversari di partito, non è bastato l’endorsement del partito a Rubio (che ha vinto solo in Minnesota), ormai non contano più le continue gaffe (o presunte tali) del magnate che vuole costruire muri e cacciare neri, ispanici etc etc. Trump ha raccolto il voto di protesta della base repubblicana contro il suo partito, e ha cavalcato evidentemente l’onda giusta. Le uniche sconfitte pesanti per Trump arrivano dal Texas e dall’Oklahoma, dove ha vinto Ted Cruz.

Trump è talmente certo ormai di correre per la Casa Bianca che ha dichiarato

Quando tutto ciò sarà finito, mi scaglierò contro una sola persona e cioè Hillary Clinton

La situazione vede ora Trump con 285 delegati, Ted Cruz con 161 delegati, Marco Rubio con 87 delegati e John Kasich con 25. Ricordiamo che per conquistare la nomination repubblicana servono 1.237 delegati sui 2.472 complessivi. La vittoria matematica è ancora lontana, eppure sembra difficile che Cruz e Rubio possano impensierire la marcia del miliardario più populista d’America. Tra tre giorni altri 4 stati diranno la loro. Sarà probabilmente la Florida il 15 marzo a dire una parola definitiva. Intanto, come riporta Repubblica, il partito repubblicano è sempre più spaccato tra chi sta pensando di salire sul carro del vincitore e chi nella disperazione spera in un terzo candidato indipendente come Michael Bloomberg.

24 febbraio

Donald Trump vince in Nevada e diventa il super favorito per la corsa repubblicana alla Casa Bianca
@theatlantic

Primarie repubblicane Stati Uniti 2016: Trump vince in Nevada e fa il vuoto

Donald Trump convince anche gli ultimi scettici e si avvia a diventare il candidato repubblicano alla corsa verso la Casa Bianca. Con oltre il 40% dei voti, l’uomo che vuole costruire il muro tra Stati Uniti e Messico stravince anche in Nevada e sarà – a meno di clamorose sorprese nel super tuesday il 1 marzo- lui a sfidare i democratici, rappresentando paradossalmente un Grand Old Party (Gop) che in gran parte lo detesta per le sue uscite razziste, sessiste, xenofobe. Il magnate newyorchese davanti ai suoi sostenitori si è detto fiducioso di

vincere la nomination in meno di due mesi

Gli ispanici, che Trump aveva definito ladri e stupratori (parlando dei messicani) l’hanno preferito all’ispano-americano Marco Rubio, che si è fermato al 25%. Non sono bastate le uscite di Trump contro il Papa e pro Putin per fermare la base che continua a votarlo in massa. I repubblicani proveranno a compattarsi intorno al nome di Rubio ma potrebbe essere troppo tardi per fermare il ciclone. Molti repubblicani potrebbero essere costretti a remargli contro votando per i democratici nelle elezioni presidenziali.

primarie repubblicane Stati Uniti 2016
@aljazeera.com

21 febbraio

Primarie repubblicane Stati Uniti 2016: dopo la vittoria in South Carolina, Donald Trump in fuga

Dominio Trump, si ritira Jeb Bush. Questo dicono le primarie repubblicane in South Carolina, che sembrano ormai indicare una tendenza se non definitiva quasi. Ted Cruz e Rubio sono in affanno dietro, Trump è lanciatissimo verso la candidatura repubblicana alla presidenza, nonostante l’opposizione di gran parte del partito. O forse anche per questo, per il porsi come uomo fuori dalle istituzioni. Risultato: 50-0.

Per gli altri una disfatta totale. Da sottolineare il ritiro di Jeb Bush, che segna la fine dell’era della famiglia protagonista di almeno un ventennio della politica americana. Il Bush gentile non è riuscito a giocarsela, troppo “corretto” rispetto allo sciacallo Donald Trump, in questo molto più simile a George Bush del fratello Jeb. Dopo il risultato a dir poco deludente del South Carolina, Bush ha sospeso la propria campagna. Da sottolineare che i finanziatori maggiori di Jeb erano già in fuga da qualche settimana.

Prossimo appuntamento il Nevada, poi sarà il Super Tuesday, quel 1 marzo dove probabilmente scopriremo una volta per tutte se Trump può considerarsi già candidato in pectore del partito repubblicano per la corsa alla Casa Bianca.

10 febbraio

primarie repubblicane 2016
@twitter

Primarie repubblicane Stati Uniti 2016: in New Hampshire non c’è partita

Trump doppia i concorrenti e dopo la cocente sconfitta in Iowa si riprende il ruolo di favorito nella corsa ad essere candidato per la Casa Bianca per i repubblicani. Nonostante l’ostilità del partito, il magnate politicamente scorretto per definizione vince in in New Hampshire con il 34% dei favori, un’enormità se pensiamo che al secondo posto c’è John Kasich con il 15% e al terzo Jeb Bush con il 12%. Sconfitta dura per i veri avversari di Trump: Ted Cruz si piazza quarto con il 12%, malissimo Rubio con il 10%. Di Rubio si vocifera possa già abbandonare: dopo il buon piazzamento in Iowa, il New Hampshire rischia di essere l’epilogo della sua corsa alle primarie. Staremo a vedere.

Impressionante la grafica del New York Times: a questo giro Trump e Sanders si sono presi tutto. Il voto anti-sistema e anti-establishment è il vero vincitore di questa tornata di primarie.

2 febbraio

primarie repubblicane usa iowa

Primarie repubblicane Iowa: vince Ted Cruz, sorpresa Marco Rubio

Ted Cruz ha vinto, Donald Trump ha perso, Marco Rubio molto meglio del previsto. Questo dice l’Iowa ai Repubblicani, il cosiddetto #IowaCaucus. Vince Cruz con il 27,7% dei voti, dietro Trump con il 24,3% e Rubio con il 23,1%. Molti giornali americani hanno commentato non senza una punta di sarcasmo

Trump first loser 2016

I sondaggi lo davano in testa, tanto da permettergli di saltare non senza un certo autocompiacimento l’ultimo confronto televisivo tra i repubblicani. Proprio questa assenza potrebbe averlo penalizzato. Lo spavaldo magnate le ha prese dal senatore con nome ispanico dal Texas. La corsa a rappresentare gli americani alle presidenziali ovviamente resta apertissima, e sono in tre a giocarsela. Difatti Marco Rubio, sottostimato da tutti, è arrivato ad un pelo da Trump e c’è da scommetterci che l’immagine di giovane politico in ascesa potrà garantirgli moltissimi voti anche in altri stati. Staremo a vedere, prossimo appuntamento il 9 febbraio in New Hampshire.

Primarie repubblicane Iowa: vince Ted Cruz
@politico

28 dicembre

primarie repubblicane Stati Uniti: Donald Trump contro Ted Cruz
@sacredheartspectrum.com

Nei primi mesi del 2016 ci troveremo di fronte al primo grande evento dell’anno nuovo: le elezioni primarie per le presidenziali statunitensi. Negli scorsi mesi si è parlato molto della popolarità di Hillary Clinton fra le fila dei democratici e della corsa dei Repubblicani ancorati ai loro dieci candidati iniziali. Ma qual è la situazione attuale nello schieramento conservatore? Chi sarà il frontrunner che affronterà il candidato democratico nella corsa alla poltrona più ambita?

Primarie repubblicane Stati Uniti: Donald Trump è il re dei sondaggi

Gli ultimi sondaggi hanno consacrato Donald Trump come prima preferenza degli elettori repubblicani: il magnate americano guida è in testa col 39% dei consensi, più del doppio rispetto allo sfidante Ted Cruz fermo al 18%; l’ex-chirurgo Ben Carson, che a novembre aveva conquistato la vetta scalzando Trump, è oggi fermo al 10% assieme al senatore Marco Rubio; Chris Christie, senatore del New Jersey, ha il 5% mentre tutti gli altri candidati non superano il 4%. Inoltre, il 46% degli elettori repubblicani sostiene che i repubblicani hanno più possibilità di vittoria con la candidatura di Trump (contro il 38% degli scorsi mesi), mentre il 50% ripone la propria fiducia in un altro candidato. Nel dibattito tenutosi lo scorso 15 Dicembre, secondo il 33% degli spettatori repubblicani il magnate americano è stato il migliore, mentre Cruz ha convinto di più solo il 28% di loro e Rubio non è andato oltre il 13%. Di fatto non pervenuti sono gli altri protagonisti Ben Carson, Jeb Bush e Chris Christie. Ancora, un sondaggio della Cnn/Orc evidenzia come Trump sia percepito come il più capace fra i candidati repubblicani: il 57% lo ritiene l’unico in grado di poter gestire la crisi economica forte della sua esperienza imprenditoriale (con Cruz e Rubio fermi rispettivamente al’8% e al 7%); il 55% crede che sia in grado di contrastare in maniera efficace l’immigrazione illegale, considerate anche le sue forti dichiarazioni sulla costruzione di muro fra il Messico ed il Texas o il divieto per i musulmani di entrare nel Paese; infine, il 47% lo ritiene la perfetta guida in grado di guidare il Paese contro l’Isis sia in Siria che in Iraq.

Lo scontro decisivo: l’Iowa

Guardando unicamente le rilevazioni nazionali, sembra quasi scontata la vittoria di Donald Trump. Tuttavia, la corsa delle primarie è condizionata non solo dai sondaggi. A giocare un ruolo importante sono anche i risultati delle consultazioni degli Stati che vanno al voto per primi. Di questi, il primo in assoluto è lo Stato dell’Iowa, dove lo sfidante Ted Cruz è davanti a Trump nelle preferenze degli elettori repubblicani: nella rilevazione commissionata dal The Des Moines Register e Bloomberg Politics (comunque precedente al dibattito del 15 Dicembre) il senatore del Texas ha il 31% delle preferenze, mentre il ricco imprenditore newyorkese è fermo al 21%. La vittoria strategica nel primo Stato in cui si svolgono le primarie potrebbe dare una forte spinta al candidato di origini cubane. Sull’onda del successo, molti elettori vicini ai candidati sfavoriti potrebbero essere invogliati a puntare su un candidato con una reale possibilità di vincere contro il tanto contestato Donald Trump. Gli stessi candidati, ormai certi dell’impossibilità di vincere, potrebbero indirizzare i propri simpatizzanti verso Cruz piuttosto che permettere alla mina vagante Trump di correre alla Casa Bianca. Secondo alcuni osservatori, proprio il carattere eccentrico di Trump e la sua campagna aggressiva gli sarebbero costati il vantaggio in Iowa: gli elettori moderati dello Stato federale gradirebbero poco il modo di porsi mediaticamente del magnate e avrebbero spostato le proprie preferenze sul candidato antagonista più convincente.

In questo frangente, a giocare in sfavore di Trump ci saranno sicuramente anche le sue ultime uscite su Hilary Clinton e l’attuale Presidente Obama: come risposta alle dichiarazioni della candidata democratica con le quali ha etichettato Trump come un “bigotto e intollerante” e “il miglior reclutatore dell’Isis”, il candidato repubblicano ha citato la sconfitta da lei subita nelle primarie del 2008 utilizzando frasi con doppi sensi e termini slang non consoni al linguaggio politico. Le sue dichiarazioni sono suonate maschiliste nei confronti della Clinton e manifestavano velati riferimenti razzisti verso Obama. Di certo non un buon modo di avvicinarsi alla base moderata del partito. L’avanzata del candidato cubano non preoccupa al momento Trump, ma in vista delle elezioni in Iowa quest’ultimo dovrà rivedere la sua strategia comunicativa e sperare in un passo falso del suo sfidante. Cruz, dal canto suo, si è sempre dimostrato un avversario all’altezza e non ha mai commesso grossi errori durante i dibattiti o nel comunicare con i propri elettori. La sua speranza è che l’entusiasmo mediatico attorno a Trump si smonti, com’è successo nel giro di un mese con l’altro outsider Carson, e che l’attenzione del pubblico torni a concentrarsi più sui contenuti che sugli slogan. Marco Rubio resta a guardare dalla terza fila, ma al momento sembra essere tagliato fuori come tutti gli altri candidati. La corsa rimane comunque ancora aperta e solo dopo i primi risultati dell’Iowa si potrà avere un’idea più concreta sugli scenari possibili.

A leggere i media americani, come ad esempio il New York Daily news, sia Trump che Cruz vanno avanti a colpi di ideologia, promesse fantasiose e roboanti, il che renderà difficilmente ipotizzabile una loro vittoria su Hillary Clinton.

Commenta

Ultimi

giochi referendum costituzionale

I giochi del referendum costituzionale

Il referendum costituzionale (e la sua campagna di comunicazione) raccontato attraverso alcuni classici giochi in scatola, da Othello a Civilization.
Torna su