Cosa c’è da sapere sul Medagliere di Rio 2016

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Medagliere Rio 2016: la top 10

Non fate leggere questo articolo nei bar di Suva. Per gli abitanti delle isole Fiji, l’1-0-0 del proprio medagliere richiede poche spiegazioni e una sola parola, Storia: la medaglia d’oro vinta nel torneo di rugby a 7 a Rio de Janeiro è il primo riconoscimento olimpico della storia dell’arcipelago. Discorso analogo per Kosovo (judo) e Giordania (taekwondo); molto simile per Portorico (tennis) e Tagikistan (martello), due nazioni che in passato qualche medaglia l’avevano vinta, ma mai del metallo più prezioso.

Ridurre ad analisi numerica il significato di tutti questi “1” è insensato e quasi offensivo. Ma è troppo forte la tentazione di giocare un po’ con le 87 righe del medagliere dei XXXI Giochi Olimpici (tanti sono i Paesi tornati a casa con almeno un bronzo, record assoluto), non foss’altro per il desiderio di mantenere più fresca possibile la memoria delle imprese che le hanno generate.

Cosa ci dice il Medagliere di Rio 2016

Il medagliere di Rio 2016 è stato vinto dagli Stati Uniti d’America, che conquistano più ori di tutti quasi ininterrottamente da Atlanta ‘96: solo la Cina, nell’edizione casalinga di otto anni fa, è riuscita a fare meglio della superpotenza americana. Cina che invece, avendo dimezzato i suoi ori rispetto al 2008 e vedendosi superata al secondo posto dalla Gran Bretagna, è, a conti fatti, la grande sconfitta dei Giochi brasiliani. Per i cinesi, in particolare, sembra essersi esaurita la spinta che li aveva portati al dominio mondiale due edizioni fa. In quell’occasione l’impegno statale, concentrandosi in particolare sul potenziamento delle eccellenze sportive (per lo più individuali), aveva prodotto un numero spropositato di ori, addirittura più della metà delle medaglie totali vinte: 51 su 100. Una sorta di “vincere o niente” che, con l’eclissarsi della generazione dorata di Pechino, ha lasciato un vuoto pesantissimo nella colonnina più a sinistra del medagliere cinese.

Tutt’altro destino quello dei successori della Cina nell’organizzazione dei Giochi: la Gran Bretagna in Brasile ha migliorato, prima nazione della storia a riuscirci, il proprio risultato casalingo di quattro anni fa. 67 medaglie contro 65, frutto di 2 ori e 2 bronzi in meno ma 6 argenti in più. È un exploit niente affatto sorprendente: UK Sport (finanziata direttamente dalle lotterie nazionali) aveva stanziato in vista di Rio fondi per oltre 300 milioni di euro, l’11% in più rispetto al 2012. A differenza di quanto avviene altrove (ad esempio in Italia), gli atleti inglesi non ottengono premi una tantum in seguito ai propri risultati olimpici, ma vengono stipendiati durante tutta la preparazione all’evento. La logica è estremamente ferrea: alle federazioni che meglio si comportano in un’edizione dei Giochi – e soltanto a quelle – viene garantito un sostegno economico maggiore in vista dell’edizione successiva (esempio eclatante è il ciclismo su pista, autentica terra di conquista inglese); gli sport “infruttuosi” invece vedono i propri introiti calare o addirittura azzerarsi del tutto (vedi la pallacanestro). Il sistema è al centro di un acceso dibattito in Gran Bretagna, dove un opinionista del Guardian l’ha etichettato come “sovietico”; tuttavia ha di fatto consentito a Team GB di passare dai decimi posti di Sidney 2000 e Atene 2004 – diverse posizioni dietro l’Italia – al secondo di Rio 2016.

Analisi statistiche e medaglieri alternativi

Dato che gli ori e gli argenti sono stati assegnati in quantità uguali (307; i bronzi – 360 –  sono di più perché alcuni sport di combattimento non prevedono la finalina 3°/4°), sarebbe poi statisticamente plausibile aspettarsi una distribuzione omogenea di primi e secondi posti all’interno dei medaglieri di ciascuna nazione, ovvero un rapporto oro/argento (gold/silver ratio) uguale a 1. Il fatto che in realtà tale rapporto oscilli parecchio intorno all’1, attestandosi spesso molto sopra o molto sotto l’equilibrio, ci permette di distinguere tra Paesi cold blooded (a sangue freddo, in grado di vincere più ori che argenti) e Paesi hot blooded (emotivi, capaci di perdere più finali di quante ne vincano).
Tra i Paesi con più di 10 medaglie totali conquistate, il gold/silver ratio più alto appartiene alla Corea del Sud: un bel 3, frutto di 9 ori e 3 argenti; niente male nemmeno i numeri di Ungheria (2,67 con 8 ori e 3 argenti) e Cuba (2,5 con 5 ori e 2 argenti). Tra i Paesi a sangue caldo, invece, emergono un po’ a sorpresa le scandinave Svezia e Danimarca (rapporto 0,33: 2 ori e 6 argenti) e, all’interno della top ten generale, Francia (0,55: 10 ori e 18 argenti) e, ahinoi, Italia (0,67: 8 ori e 12 argenti). Un discorso – e una definizione – a parte la meriterebbe il sangue degli atleti dell’Azerbaigian, capaci di portare a casa un ottimo bottino totale di medaglie (18), ma di convertire in oro soltanto una di esse, facendo registrare un poco invidiabile gold/silver ratio di 0,14. Very hot blooded.

Le medaglie sono sempre medaglie, direte voi, ed è ingeneroso attribuire un valore troppo differente a chi arriva primo, secondo o terzo, specie considerando il fatto che spesso ci si gioca tutto per pochi millimetri o pochi millesimi di secondo. Avete ragione. Anzi, diciamo di più: il medagliere olimpico non è uno strumento affatto consigliabile per valutare lo stato di salute di una federazione o di un intero movimento sportivo. Alcuni esperti ritengono che, a tale scopo, sarebbe molto più indicativo considerare le classifiche comprendenti i primi 8 classificati di ciascuna specialità: ne verrebbe fuori un quadro probabilmente più realistico. Però anche meno intuitivo. Molto più immediato, a livello interpretativo, appare quanto proposto dal sito medalspercapita.com che, utilizzando elementari concetti statistici, descrive la gloria olimpica “in proporzione”, e lo fa per tutte le edizioni dei Giochi moderni (buon divertimento). Guardando all’edizione appena conclusa, scopriamo che sull’isola di Grenada sono sufficienti poco meno di 107 mila abitanti per vincere una medaglia, mentre in India occorrono oltre 650 milioni di persone per metterne insieme una. L’Italia, 36a, se la cava benino: meglio di Russia e Spagna, ma peggio di Francia, Germania e Regno Unito.

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Numero di abitanti per medaglia dell’India. Qui trovate i dati per ogni Paese.

Altre chiavi di lettura del classificone olimpico arrivano invece nientemeno che da Google. Su queste pagine Simon Rogers ha elaborato cinque versioni alternative del medagliere olimpico, dando un peso diverso ai successi di ciascun paese in modo da ottenere classifiche che rispondano a domande del tipo: “Cosa succederebbe se tutte le nazioni partecipanti avessero lo stesso PIL?”, oppure “Quale sarebbe il risultato finale se ridistribuissimo tutte le medaglie in base a quanto i tifosi si informano online sui propri beniamini?” Ecco, nel caso del PIL succederebbe che Fiji e Giamaica balzerebbero rispettivamente a primo e terzo posto; nel caso dell’amore dei fan, scopriremmo una Russia sorprendentemente seconda.

Ancora più ambizioso il progetto di fivethirtyeight.com, che ha elaborato il suo medagliere alternativo partendo dagli assunti di base che non tutti gli sport contano alla stessa maniera, e che un successo in un torneo di uno sport di squadra vale di più. Usando come discriminante il numero di spettatori televisivi di ogni singolo sport olimpico e tenendo conto del numero di medaglie messe in palio da ciascuna disciplina, Nate Silver ha costruito un moltiplicatore di medaglie in base al quale, per esempio, una medaglia nel basket (2 eventi totali e 804 milioni di telespettatori) vale quanto 8 medaglie nell’atletica (2,3 miliardi di telespettatori ma anche la bellezza di 47 eventi totali), e una medaglia nella pallavolo (520 milioni di telespettatori e 2 eventi) vale 5 medaglie nel nuoto (un miliardo e mezzo di spettatori e 34 eventi). In attesa che la rivista pubblichi l’aggiornamento dopo la chiusura di Rio 2016, possiamo facilmente supporre che questi criteri proietteranno i padroni di casa del Brasile (vincenti in sport come calcio, pallavolo e beach volley, tutti con moltiplicatore elevato) ben oltre il – già storico – 13° posto reale.

Medagliere Rio 2016: qualche curiosità

Tornando al medagliere ufficiale, mentre notiamo che l’Australia ha concluso dopo vent’anni alle spalle dell’Italia, che le nazioni del sud-est asiatico hanno offerto a Copacabana e dintorni le loro migliori prestazioni di sempre e che la Mongolia (1 argento e 1 bronzo) è finita davanti al Portogallo (e soprattutto dovrebbe aver conservato il suo primato nella speciale classifica che prende in considerazione la popolazione ovina di ciascuno stato), ecco che un ultimo dato si palesa improvviso e si prende tutta l’attenzione residua: escludendo Atene 1896 (prima Olimpiade moderna: poche discipline e pochi allori in palio), non è mai stato così difficile vincere una medaglia come lo è stato a Rio 2016. Perché il punto è che gli abitanti di questo pianeta stanno diventando sempre di più, e in numero sempre maggiore fanno sport e competono, ma le medaglie in palio nell’evento più magnifico inventato dalla nostra specie rimangono più o meno le stesse: un migliaio scarso. Per i prossimi quattro anni soltanto un essere umano ogni 8 milioni potrà fregiarsi del titolo di medagliato olimpico; appena uno ogni 30 di quello di campione olimpico. Capito perché nei bar di Suva, l’altro giorno, festeggiavano a quel modo?

Nato nella Murgia barese 29 anni fa, da allora vaga in cerca di un ramo dove sedersi a riflettere sull'esistenza. Le sue principali fonti di ispirazione sono i cinema di venerdì, le biciclette in salita, le bussole che puntano ad Ovest, i pub di Oxford e l’Islanda, dove un giorno è finito dentro un vulcano. Ogni tanto prova a raccontare storie di sport e varia umanità in giro per l'internet.

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